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Gli effetti di cellulare e wifi sul cervello

scritto da Andrea Vitali 20/02/10






Un nuovo studio condotto in Svezia rileva un cambiamento biologico (la concentrazione di transtiretina, una proteina protettiva) in seguito all'esposizione prolungata ai dispositivi senza fili.


Per la prima volta misurata una modificazione biologica nel liquido cefalorachidiano associata all'uso prolungato di telefoni wireless (Lapresse)

Per ora l'unico dato certo è che producono un effetto biologico sul nostro cervello. Non è ancora chiaro se ciò comporti anche dei rischi, ma viene comunque consigliato di usare con la massima accortezza (e tutte le precauzioni del caso) telefonini e altri dispositivi wifi.

Gli effetti - Da uno studio condotto dall'Università di Örebro in Svezia è emersa una forte correlazione tra l'uso dei cellulari e una proteina contenuta nel liquido cefalorachidiano, responsabile tra le altre cose di proteggere il cervello dalle influenze esterne. L'utilizzo intenso di dispositivi wireless tende a far crescere il livello di questa proteina (la transtiretina) nel sangue.

Prudenza - I ricercatori consigliano ancora prudenza nell'interpretazione di questi dati. Non è del tutto chiaro se l'aumento della proteina debba essere considerato un segnale di rischio per la nostra salute. Ad ogni modo, c'è ora evidenza scientifica che i cellulari producono un cambiamento biologico nel nostro cervello che, per auto-difendersi dal flusso costante di segnali wireless, tende a produrre in quantità maggiore transtiretina.

Mal di testa - Una seconda parte dello studio si è focalizzata anche sui sintomi che bambini e adolescenti associano all'uso regolare dei cellulari. Sono stati rilevati mal di testa, disturbi asmatici e problemi di concentrazione. Anche in questo caso, però, è ancora troppo presto per arrivare a delle conclusioni: «È necessario svolgere ulteriori accertamenti per escludere la presenza di altri fattori».

Preoccupazioni - In attesa di avere dati più certi sui rischi, è comunque consigliabile adottare alcune precauzioni. Solo il 2% dei bambini e degli adolescenti, ad esempio, utilizza gli auricolari. «Il che è preoccupante - sottolineano i ricercatori svedesi - Non sono stati ancora chiariti gli effetti sul lungo periodo dell'esposizione alle onde elettromagnetiche. Al momento si prende in considerazione solo il riscaldamento prodotto dai cellulari (il cosiddetto "effetto termico"). Ma potrebbero esserci altri fattori indipendenti dal riscaldamento di cui potremmo renderci conto solo dopo molti anni».

Aggiornamento: neoplasie e giurisprudenza - Lo scorso febbraio 2010 per la prima volta in Italia, i giudici hanno documentato il rischio aggiuntivo per i tumori cerebrali e, in particolare, per il neurinoma, dopo anni di esposizione alle radiofrequenze emesse dai telefoni cellulari e dispositivi wireless.
La Corte d’Appello di Brescia, infatti, ha riconosciuto l’invalidità all’80% a un manager che per 12 anni, dal 1991 al 2003, ha utilizzato il telefono cellulare e il cordless per una media di 5-6 ore al giorno e che ha sviluppato due neoplasie. Secondo la sentenza, c’è un nesso causale tra l’attività lavorativa e le affezioni denunciate. Sulla base degli studi indipendenti più recenti, condotti tra il 2005 e il 2009, la Corte d’Appello di Brescia ha stabilito che il nesso, quanto meno concausale, dell’esposizione alle radiofrequenze nella genesi della neoplasia è documentato.
Per completezza di informazione l'istututo IARC (International Agency for Research on Cancer), esclude la possibile relazione tra l'uso di tali dispositivi e l'insorgenza di neoplasie, ma lo studio dell'IARC è co-finanziato dai...produttori di telefoni cellulari.


FONTI: Corriere Della Sera, ISTITUTO GEA






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