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Polpettine gentili ai profumi d'oriente

scritto da Andrea Vitali 03/06/14 1 commenti




Metti una tiepida sera di fine maggio in ottima compagnia, un discreto appetito e il desiderio di preparare un piatto veloce, sano, gustoso e soprattutto... gentile :)

Nascono così, semplicemente, queste "polpettine ai profumi d'oriente".  E come l'itinerario tracciato per un nuovo viaggio, la ricetta è solo un canovaccio, una guida non vincolante all'interno della quale muoversi liberamente per trovare il sapore più congeniale ai propri gusti.

Se la proverete e ne avrete voglia, varianti incluse, fateci sapere com'è andata!



Ingredienti:
400grammi di seitan
1 cipolla
un cucchiaio di semi di cumino
un cucchiaio di curcuma
sale quanto basta
4 cucchiai di bocconcini di soia secchi
4 cucchiai di pan grattato
2 cucchiai di olio evo
2 cucchiai di olio riso
mezzo bicchiere di latte di avena

Svolgimento:
Tagliare il seitan a dadini e mettere tutti gli ingredienti in un frullatore fino ad ottenere un impasto fine ed omogeneo
All'impasto così ottenuto aggiungere due cucchiai di semi di canapa decorticata i mescolare bene con le mani. Se l'impasto risulta troppo asciutto aggiungere latte di avena ed olio. Se invece risulta troppo morbido aggiungere pan grattato.
In un piatto fondo preparare un misto di semi non tostati a piacimento (papavero, sesamo, lino, girasole...). Formare le polpette a piacimento e passare un lato della polpetta sui semi senza fare pressione in modo che aderiscano alla superficie.
Adagiare le polpette su una teglia precedentemente rivestita di carta da forno e infornare a 220° per 25 minuti circa. Per una doratura e una consistenza più croccante usare la funzione grill negli ultimi 10 minuti.

Servire su lattuga, rucola o qualsiasi foglia verde e viva, accompagnate da salse a base di yogurt di soia e verdure.

A questo punto... buon appetito :)


Sono alla moda e vantano schiere di adepti in costante aumento, non fosse che per la martellante azione mediatica che le sostiene.

Le diete iperproteiche (come Dukan, Atkins, Tisanoreica, dieta a zona, paleo dieta e molte altre varianti) vengono adottate da milioni di persone attirate dalle promesse di una forma fisica migliore (leggasi: dimagrire) e di un presunto stato di benessere.


Eppure proprio sui regimi alimentari iperproteici la scienza negli ultimi anni sta puntando i riflettori.
Ultimo, ma solo in ordine cronologico, uno studio dell' University of Sydney che ha sperimentato 25 distinti profili dietetici in laboratorio per valutare i riscontri su appetito, salute metabolica, invecchiamento e aspettativa di vita.

Ottenendo quanto segue:

  • le cavie sottoposte a un'alimentazione ricca di carboidrati e povera in proteine mangiavano di più, vivevano più a lungo e in salute; 
  • le cavie sottoposte a un'alimentazione ricca di grassi vivevano di meno; 
  • le cavie sottoposte a un'alimentazione ricca di proteine mangiavano di meno, erano magre ma presentavano la salute generale peggiore (soprattutto cardiaca) e un'aspettativa di vita inferiore.


Non sorprende che le osservazioni effettuate sulle cavie siano del tutto sovrapponibili a quelle, altrettanto recenti, condotte dal professor Longo sugli esseri  umani, di cui abbiamo scritto nell'articolo Carne, latte e formaggi pericolosi come le sigarette.

Arriva così la conferma scientifica che le diete iperproteiche, già sotto accusa per l'impatto ambientale che le rende insostenibili per il pianeta, si rivelano altrettanto insostenibili per la salute e il benessere dell'uomo.

L'ossessione per le proteine, soprattutto quelle animali, è un mito ancora duro a morire ma mostra ogni giorno di più tutti i propri limiti, grazie anche alla scienza che da almeno 20 anni non fa che mettere in evidenza gli aspetti deleteri di questo approccio nutrizionale.



Le diete iperproteiche sono un bersaglio particolarmente facile ma c'è da ricordare che le abitudini alimentari del mondo occidentale, anche in assenza di diete specifiche, sono improntate su un modello iperproteico  imposto da interessi e convinzioni errate. 
Con effetti sulla salute ormai del tutto evidenti.


Link:
Protein and carbohydrates outweigh calorie counting: major research from Charles Perkins Centre


Un'alimentazione ricca di carne, latte e formaggi non è mai salutare ma diventa particolarmente pericolosa dopo la fatidica 'boa' dei 50 anni, quando moltiplica di due volte il rischio di attacchi cardiaci e di quattro volte il rischio di tumore. Impatti negativi anche sul diabete e tutte le patologie metaboliche.
Un rischio di mortalità altissimo e paragonabile a quello provocato dal fumo di sigaretta.


Più che sui grassi, lo studio condotto dall'italiano Valter Longo per la University of Southern California punta il dito sulle proteine di origine animale, il cui consumo nella società occidentale è fortemente in eccesso.

Nell'ambito dello stesso studio i ricercatori hanno rilevato che le proteine di origine vegetale (come ad esempio quelle contenute nei legumi), non presentano alcun fattore di rischio. Il rischio di mortalità di chi assume proteine di origine vegetale è più basso di chi assume proteine di origine animale.

Questo studio conferma, per l'ennesima volta e se ce ne fosse bisogno, la i rischi collegati a un'alimentazione basata su prodotti di origine animale, modello imperante e fortemente imposto da media e multinazionali nell'epoca che stiamo vivendo.
Fortunatamente lo studio mette anche in luce gli oggettivi benefici di un' alimentazione naturale basata su prodotti di origine vegetale.



Link allo studio pubblicato su Cell Metabolism:
Low Protein Intake Is Associated with a Major Reduction in IGF-1, Cancer, and Overall Mortality in the 65 and Younger but Not Older Population






Carne di cavallo: se la conosci la eviti

scritto da Andrea Vitali 11/02/13 2 commenti


Si espande lo scandalo internazionale delle carni equine. Prima è toccato alle lasagne surgelate Findus, contenenti carne di cavallo anziché di manzo. Poi i nuovi controlli imposti dall'UE hanno permesso di trovare tracce di carne di cavallo anche nei prodotti Buitoni, della multinazionale Nestlè: tortellini e ravioli di carne sono stati ritirati dai supermercati italiani.

Secondo il settimanale inglese Observer si tratterebbe di una "frode di dimensioni internazionali" con implicazione di bande criminali italiane e polacche. Accuse molto gravi, che andranno certamente verificate dagli organi competenti.


Accuse che puntano i fari da un lato sul livello di contraffazione che l'industria alimentare mette sistematicamente in atto ai danni dei consumatori, dall'altro sulla relazione forte esistente tra organizzazioni italiane e polacche, dedite al trasporto e al commercio di cavalli per la macellazione.


ITALIA: PRIMATO POCO ONOREVOLE
Lasagne Findus, ravioli e tortellini Buitoni, ma non solo dal momento che siamo il paese che con i suoi consumi mantiene in vita il mercato delle carni equine: l'Italia infatti importa e consuma circa l'80% della carne equina che circola in Europa, un primato non certo onorevole per diverse ragioni. I cavalli arrivano prevalentemente dalla Polonia, spesso vecchi, malati e imbottiti di farmaci (dopanti, anabolizzanti e antibiotici) per stare in piedi. Il trasporto avviene in condizioni drammatiche, spesso illegali, e nel tragitto molti cavalli subiscono ferite anche gravi. Il viaggio dura 2-3 giorni viene allungato di centinaia di km per evitare i controlli severi vigenti in Austria. Sono lasciati senza acqua affinché arrivino disidratati e abbiano carni asciutte (come chiede il mercato). Ma l'importante è che arrivino vivi, sì perché in questo modo le leggi consentono di catalogare la loro carne come 'prodotto nazionale', ed è così che verrà poi esposta nei supermercati e dai macellai di... fiducia.

LO SCANDALO DEI CAVALLI DA CORSA
Paradossalmente la carne di cavallo che non proviene dall'est spesso proviene dai circuiti nazionali delle corse. I cavalli italiani a fine carriera, spremuti da anni di gare e cure farmacologiche, per legge dovrebbero essere destinati all'abbattimento. Invece accade che vengono dotati di falsi passaporti (rumeni, ungheresi) per poi finire nei macelli nazionali come carne proveniente dall'estero. Il tutto con la decisiva compiacenza di veterinari sia pubblici che privati.

AGGIORNAMENTO (18 febbraio 2013)

Lo scandalo carne di cavallo non ha risparmiato l'Italia: la multinazionale del cibo spazzatura Nestlé ritira ravioli e tortellini della Buitoni dai supermercati. Solo una settimana fa Nestlè aveva escluso la contaminazione dei propri prodotti. Poi la stretta, con nuovi controlli imposti dall'Unione Europea (unico paese contrario: Italia...).
Nestlè ha poi cercato di tranquillizzare i consumatori con questa frase: “Non ci sono problemi di sicurezza alimentare”.  Come se il problema, in un caso di sofisticazione di questa portata, fosse la sicurezza alimentare.

E se cominciassimo a liberarci dal 'giogo' dell'industria alimentare?



Di fronte ad eventi di questo tipo, diffusi su larga scala e scarsamente contrastati, risulta difficile anche solo prendere in considerazione gli eventuali aspetti nutrizionali della carne di cavallo.

Probabilmente non è nemmeno il caso, nel 21° secolo, di evidenziare alcun aspetto positivo in abitudini alimentari tanto contraddittorie e complessivamente ingiustificate.

Leggi anche:
LAV Lega Anti Vivisezione: viaggi-tortura di 80mila cavalli per la macellazione in Italia
Cavalli dopati e macellati per il mercato del nord Italia


Che cosa dobbiamo mangiare per stare bene?

scritto da Andrea Vitali 30/04/12 7 commenti




Un'elevata percentuale di tumori e malattie croniche gravi dipendono da ciò che mettiamo in tavola.
La prevenzione comincia dal piatto e dallo stile di vita.

Il benessere è quindi, in buona parte, una questione di scelte. 

Ci chiedete spesso: "quali sono gli alimenti che dobbiamo evitare?" Non abbiamo risposte assolute, una di quelle che ci piace maggiormente è quella del professor Franco Berrino, Direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori:

"Leggi le etichette e se c’è un ingrediente che non conosci non comprarlo. E se tu lo conosci ma la tua bisnonna no, non comprarlo ugualmente." 


A questo aggiungiamo: ciò che compri sia biologico, visto il livello di contaminazione con farmaci, pesticidi e diserbanti delle colture intensive e degli allevamenti (direttamente o indirettamente). E chiaramente non-OGM.
Ultimo, non per importanza: scegli di nutrire te stesso con alimenti per produrre i quali non si arrechi danno al pianeta e ad altre forme di vita.

Un'ottima traccia in questo senso è rappresentata dalla doppia piramide alimentare che mette in relazione gli alimenti con l'impatto ambientale arrivando a una conclusione che possiamo definire olistica: gli alimenti che più fanno bene alla salute hanno 'costi' ambientali più bassi rispetto agli alimenti meno indicati per il nostro benessere.

Vi segnaliamo anche la rubrica sugli OGM di Valore Alimentare.

Noi e la Terra, UNA cosa sola. Molto più di quanto si possa ancora immaginare.


Riflessione nata da uno scambio su Facebook con Maria Di Lallo, che ringraziamo per lo spunto.






Solo apparentemente il cucchiano di zucchero nel caffè 'non fa male a nessuno'.
E' proprio l'azione combinata di queste due sostanze psicoattive (sull'asse ipotalamo-surrene) a costituire una delle cause del dilagare di sindromi da stress cronico

Lo zucchero peraltro non è pericoloso solo nell'overdose (la fetta di torta alla crema dopo un pasto). Infatti, come per ogni sostanza psicoattiva assunta e non sintetizzata in proprio, la sua pericolosità si esercita nell'uso quotidiano, nella cronicizzazione. Occorrerebbe prima di tutto rieducare se stessi al gusto naturale del dolce, quello presente in abbondanza e in equilibrio armonico in natura.
In particolare con i bambini, lo zucchero dovrebbe essere bandito. Per un approfondimento a riguardo vi invitiamo a leggere l'articolo Il bambino e gli zuccheri pubblicato su ValoreAlimentare.it


DOLCIFICANTI ARTIFICIALI


Ottenuti per sintesi chimica, non si ritrovano in natura. Hanno un valore nutritivo praticamente nullo. In Italia l'uso dei dolcificanti sintetici e' consentito solo per i prodotti dietetici autorizzati dal Ministero della Sanita'. Tranne l'aspartame, tutti i dolcificanti artificiali, compreso l'ultimo nato, l'acesulfame-K, vanno a toccare i delicati meccanismi di controllo dell'insulina, causando un aumento della sua produzione (azione insulinotropica).

Recenti ricerche in vitro lo confermano: l'acesulfame-K produce un aumento nel rilascio di insulina, associato a un potenziale genotossico e una significativa clastogenotossicita'. La conclusione e' che l'acesulfame-K dovrebbe essere assunto con cautela. Sconsigliamo poi in via cautelativa: saccarina E954, l'edulcorante piu' economico (sulfimmide benzoica), si usa nella forma del suo sale di sodio (saccarinato di sodio). Pura, ha un sapore sgradevolissimo, quindi viene miscelata con ciclammato. Non fidarsi e' meglio.

Un video sullo Zucchero Raffinato.








In natura esiste tutta l'energia di cui possiamo aver bisogno, va solo canalizzata. L'epoca della distruzione delle materie prime per produrre nuova energia è morta e sepolta.
E se abbiamo creato un sistema produttivo che non è in grado di mantenersi energeticamente senza distruggere il pianeta... beh, è nostro dovere smettere di alimentarlo e realizzare qualcosa di nuovo.


S  I            P  U  O'         F  A  R  E  !

La vittoria dei SI nel referendum per rimandare a casa il nucleare è un fatto certo ma non sufficiente: la vera battaglia si giocherà sul terreno dell'affluenza, a colpi di quorum.

Senza quorum il governo avrà via libera anche in presenza di un forte pronunciamento contrario al nucleare (oltre che alla privatizzazione dell'acqua e al legittimo impedimento).


Si avvicina al 70% la quota di italiani contrari a un ritorno al nucleare secondo le rilevazioni di Full Research.

Una maggioranza assoluta che potrebbe incredibilmente non arrivare ad aver voce in capitolo: sono infatti ben 16 anni (e 24 quesiti) che l'istituto referendario non raggiunge alcun obbiettivo per il mancato raggiungimento del quorum. Una disaffezione sapientemente indotta attraverso una disciplinata ostruzione dei vari governi alle consultazioni referendarie.

Non stupisca quindi che tutto il sistema parlamentare, opposizione inclusa, abbia evitato accuratamente di accorpare le elezioni amministrative con i referendum. Mettere il referendum in condizione di non nuocere, questa la parola d'ordine, togliere ulteriormente potere agli elettori già depredati da un sistema elettorale che impone gli eletti dall'alto..

Da qui la decisione di piazzare i referendum nell'ultimo fine settimana possibile (metà giugno, periodo di gite fuori porta per milioni di italiani).

Per scongiurare il pericolo di un'affluenza sufficiente.. (non c'è solo il nucleare in ballo, ma anche questioni cruciali quali il legittimo impedimento e la privatizzazione dell'acqua).

Quesiti che segneranno le sorti di chi abita questo paese. 
Quesiti che non è accettabile ignorare.


Da alcuni mesi a questa parte non c'è giorno in cui sul web non appaia un allarme circa un imminente divieto di vendita di erbe medicinali all'interno dell'Unione Europea a partire dal prossimo 1 aprile 2011.

La notizia in questione si veste a seconda dei casi di toni apocalittici, complottistici e le più svariate sfumature di rinforzo al limite del ridicolo quali ad esempio il divieto di insegnamento di medicine alternative o addirittura, la vendita di libri in tema... Basterebbero questi elementi per qualificare questa come bufala cui in tanti, purtroppo, stanno credendo e contribuendo ad alimentare.

Per renderla verosimile la si trova corredata di fonti: si parla infatti di Direttiva 2004/24/CE del Parlamento europeo in materia di medicinali vegetali che, secondo questa leggenda metropolitana, dovrebbe mettere fuori mercato rimedi naturali straordinari come ad esempio tinture madri, macerati glicerinati, estratti secchi.

Certo, mai sottovalutare la potenza delle case farmaceutiche e l'interesse che il mercato delle medicine alternative suscita per la sua costante espansione e soprattutto per i risultati che raggiunge.
Emblematico in questo senso il caso dell'omeopatia, da sempre definita 'acqua fresca' da tutti gli studi accademici e poi, chissà come, di punto in bianco inglobata nella medicina ufficiale non appena raggiunta una quota commerciale interessante...


LA BUFALA CHE SI SMONTA DA SE'

Ma da dove nasce questa FaceBoofala? La legge cui si fa riferimento indica la scadenza del periodo transitorio in cui si consentiva di commercializzare prodotti a base di erbe con caratteristiche analoghe a quelle dei medicinali 'ufficiali' in termini di presentazione. Questo significa che a partire da questa data i rimedi naturali che si presentino come medicine (definite infatti 'medicine vegetali') dovranno essere registrati come tutti gli altri farmaci. Questo comporterebbe costi insostenibili per i produttori di questi prodotti, spesso poco più che piccoli laboratori artigianali, e quindi una loro conseguente uscita dal mercato. La registrazione infatti impone tutta una serie di controlli, vincoli e procedure attualmente non previste e tipiche dei laboratori farmaceutici.

Il fatto è che la questione, semplicemente, non sussiste: in Italia e nel resto dell'UE infatti i prodotti naturali sono catalogati come integratori alimentari oppure tisane e in nessun caso non presentano indicazioni terapeutiche e posologiche sulla confezione che lascino sospettare un loro uso medicinale. 
Al comma 12 della direttiva leggiamo infatti: "La presente direttiva consente che nella Comunità i prodotti vegetali non medicinali rispondenti ai criteri della legislazione in materia di alimenti vengano disciplinati a norma di tale legislazione". Tutti i rimedi fitoterapici rientrano attualmente in questo comma, essendo inquadrati nella legislazione in materia di alimenti, non di medicine vegetali! Svelato l'arcano...

Non esiste quindi alcun rischio di illegittimità delle piante medicinali, si sta solo cavalcando, pericolosamente, la leva della paura e del complotto a tutti i costi. Valuterei in questo caso una bella cura a base di Fiori di Bach :)
 
Per rasserenarvi ulteriormente vi lasciamo con il comunicato stampa della Federazione Erboristi Italiani intitolata, pensate un po': Quanto allarmismo!








Piccoli vegetariani
crescono..

Sani e forti!






La Società Scientifica di Nutrizionale Vegetariana (SSNV) ha recentemente pubblicato una ricerca che dimostra come la scelta vegetariana non alteri in alcun modo l'andamento della crescita dei bambini.

Non solo: i bambini vegetariani godono di una salute ferrea e si ammalano meno dei coetanei che mangiano carne.

Lo studio è stato condotto su 95 bambini vegetariani e vegani di età compresa tra 1 e 2 anni dal dottor Leonardo Pinelli, presidente della SSNV. E' stato presentato a Parma in occasione delle Giornate pediatriche, evento organizzato dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) e dalla Clinica Pediatrica dell'Università di Parma.


BAMBINI VEG:  OK DEI PEDIATRI NONOSTANTE... I PEDIATRI!

Da oggi anche i pediatri confermano che una corretta alimentazione può benissimo prescindere dagli alimenti di origine animale.

Numerosi effettuati in precedenza avevano riscontrato l'effetto favorevole della scelta vegetariana sulla salute: i bambini vegetariani si ammalano molto meno dei coetanei onnivori grazie a difese immunitarie migliori. L'alimentazione onnivora con sbilanciamento su alimenti di origine animale favorisce infatti una risposta infiammatoria più acuta e una modulazione meno equilibrata del sistema immunitario.

La tendenza al vegetarianesimo e al veganesimo (che esclude anche latte e uova per intenderci) è in costante crescita nel nostro paese, si stima che 7 milioni di italiani abbiano già abbracciato questa scelta e pertanto la comunità scientifica si interroga e comincia sempre più seriamente ad occuparsi del 'caso'. Si, perchè diciamolo chiaramente, se 7 milioni di italiani sono vegetariani non lo si deve certamente alle indicazioni di medici e pediatri, non lo si deve ai mass media e tanto meno a una precisa azione politica (molto più interessata al business della gestione dei malati che al mantenimento in salute dei cittadini).

Nell'ambito dello stesso studio, riporto testualmente: "Tutti i piccoli osservati non erano controllati o seguiti nell'alimentazione dal pediatra, il cui parere era per lo più contrario alla scelta vegetariana. I genitori, da parte loro, si affidavano principalmente all'esperienza o ricorrevano a libri o siti Internet". Capito bene? In tutti i casi il parere del pediatra era contrario alla scelta!

Questo fai da te dei genitori, "pur avendo portato a errori fondamentali di impostazione" non ha impedito ai bambini di presentarsi in ottima salute e costituzione con una crescita nella norma e valori dei micronutrienti del tutto regolari. I pochi casi che presentavano alterazioni del ferro e della vitamina B12 sono risultati in linea con la media nazionale.
Con queste premesse risulta singolare la conclusione cui arrivano i pediatri : la scelta vegetariana "anche in età pediatrica non risulta dannosa, anche se dovrebbe essere ben pianificata da pediatri specializzati".  Fortunatamente si auspica finalmente per i pediatri il raggiungimento "con il tempo un livello di formazione tale da poter supportare le famiglie, senza costringerle a un pericoloso fai da te". Ma come? Hanno appena constatato l'eccellente stato di salute dei bambini, vegetariani 'fai da te'!

Viene spontaneo chiedersi: è più pericoloso il fai da te dei genitori o l'opposizione  (pregiudiziale) alla scelta vegetariana del rispettivo pediatra? Se si deve fare allarmismo, allora sarebbe il caso di farlo per la quantità infinitamente maggiore di bambini onnivori iper e mal nutriti cui non vengono quasi mai date indicazioni corrette e altrettanto decise sulle scelte alimentari.


VEG SI,  MA CONSAPEVOLMENTE

La scelta vegetariana / vegana è certamente una scelta che necessita di preparazione e consapevolezza, il fai da te scriteriato può veramente produrre significative carenze e squilibri.

Se si hanno dubbi e ci si vuole avvicinare alla materia con rispetto, ci sono pediatri preparati, nutrizionistinaturopati in grado di accompagnare e impostare un'alimentazione naturale ed equilibrata priva di carne o in generale di alimenti di origine animale.
Particolare sensibilità, oltre che alla composizione del menù, che va ad arricchirsi di una incredibile varietà di alimenti, è da portare verso la qualità e la provenienza degli stessi. Chi si avvicina alla scelta di limitare o eliminare il consumo di carne non può prescindere da questo.


CONCLUSIONI

I risultati di questa ricerca sono in definitiva confortanti: da un lato mettono in evidenza alcuni errori di impostazione nella composizione della dieta dei genitori vegetariani fai da te, dall'altro sono un chiaro riscontro della sensibilità e della preparazione di fondo delle famiglie che scelgono di abbracciare questa scelta. Niente di lontanamente paragonabile alla 'malatizzazione' della società causata dall'alimentazione scriteriata (onnivora) cui sono vittime sempre più bambini.

Non dimentichiamo che è questo a causare l'aumento esponenziale di obesità e la presenza di malattie croniche e autoimmuni sin dai primissimi anni di età (che si traduce, nel tempo, in costi sanitari sempre più alti...).
Come dice il prof. Sergio Bernasconi, direttore della Clinica Pediatrica dell’Università degli Studi di Parma: "Una corretta alimentazione, iniziata fin dai primi anni di vita costituisce la migliore modalità per prevenire le più importanti cause di morbilità e mortalità, delle malattie cardiovascolari e di alcuni tumori della popolazione adulta". Non possiamo che concordare!





Mucolitici ai bambini? No grazie!

scritto da Andrea Vitali 22/12/10 7 commenti


Mentre prosegue la campagna di sensibilizzazione sull'abuso di antibiotici, di cui abbiamo riferito nell'articolo sulla resistenza agli antibiotici, l'ufficio di farmacovigilanza dell'AIFA punta i propri riflettori sui farmaci mucolitici. Si tratta di farmaci da banco (senza obbligo di ricetta) molto diffusi e utilizzati in caso di tosse e bronchiti per fluidificare e sciogliere il catarro.
L'Agenzia Italiana del Farmaco in una nota ha dichiarato i mucolitici controindicati nei bambini al di sotto dei 2 anni di età.

La decisione è stata presa a seguito di numerosi casi occorsi a seguito dell'uso di mucolitici quali: peggioramento grave dell'ostruzione bronchiale nei bambini piccoli, associato ad aumento della tosse, dispnea, difficoltà respiratoria e vomito viscoso.

La raccomandazione è rivolta tanto ai consumatori quanto a medici e farmacisti.



I principi attivi presenti nei farmaci mucolitici coinvolti dal provvedimento sono: acetilcisteina, carbocisteina, ambroxolo, bromexina, sobrerolo, neltenexina, erdosteina e telmesteina.

Sopra i 2 anni di età, sempre secondo l'AIFA, l'uso dei mucolitici è possibile a patto che il trattamento non sia prolungato o si riscontri un peggioramento dei sintomi.

Ora, noi si parte un po' prevenuti non c'è dubbio, ma se un farmaco è controindicato per un bambino sotto ai 2 anni provocando ogni sorta di reazione...perchè mai lo si dovrebbe prendere in considerazione in qualsiasi altra fascia di età? E con tutte le possibilità naturali che abbiamo a disposizione!


RIMEDI NATURALI PER TOSSE E CATARRO 

La tosse, spesso associata all'infezione delle vie respiratorie, è un riflesso meccanico naturale e necessario del nostro sistema immunitario. A tutti gli effetti un 'segno' del processo di autoguarigione dell'organismo. Eccetto che in casi di estrema gravità è possibile accompagnare questa manifestazione in modo del tutto naturale.

Di seguito un elenco di alcuni rimedi naturali efficaci e alla portata di tutti.

L'acqua è l'elemento che non deve assolutamente mancare.
La prima e più efficace indicazione è il lavaggio del naso con soluzione fisiologica o marina isotonica, utilissimo all'occorrenza nei casi di ostruzione e tosse ma anche come forma di prevenzione da effettuare tutte le sere prima di coricarsi.

In caso di tosse e catarro è importantissimo reidratare l'organismo bevendo frequentemente acqua, tisane (camomilla, decotto di radice di liquirizia, frutta.

Nell'ambiente domestico bisognerebbe evitare temperature elevate e assicurarsi di umidificare correttamente l'aria: ad esempio mettendo un contenitore d'acqua e olii essenziali (singolarmente: eucalipto, tea tree, timo, rosmarino, lavanda, solo per citarne alcuni) su ogni termosifone.

Un'altro mucolitico naturale e alla portata di tutti è il suffumigio, l'inalazione di vapore. Il vapore, di per se utile, diventa ancor più efficace diluendo nell'acqua poche gocce di olio essenziale di melaleuca o tea tree oil. Qualora i suffumigi non fossero graditi è possibile veicolare lo stesso tea tree oil in olio vegetale e spalmarlo sul petto.

L'aria dev'essere cambiata spesso e per nessuna ragione è indicato esporre un soggetto in difficoltà respiratoria al fumo passivo.

A tavola infine, in caso di catarro e tosse (ma anche in generale...), è opportuno limitare o evitare del tutto:

- latte e derivati;
- prodotti confezionati (contenenti grassi idrogenati);
- dolci;
- nervini eccitanti (caffè, thè, cioccolata);
- bevande gassate;
- zuccheri raffinati o di sintesi (aspartame).


Stile di vita corretto e alimentazione sana e naturale sono in grado di ridurre notevolmente l'insorgenza dell'ipertensione arteriosa.

In Italia soffre di pressione elevata circa il 30% della popolazione con picchi del 50% tra le donne in menopausa. Nel mondo ne soffre circa un miliardo di persone. 

Pur presentandosi spesso senza segni e sintomi evidenti, l'ipertensione arteriosa è una malattia in senso stretto, responsabile di buona parte delle patologie cardio-vascolari (aterosclerosi, infarto, ictus), prima causa di morte nei paesi più evoluti.



IPERTENSIONE ARTERIOSA E STILE DI VITA

L'ipertensione arteriosa è particolarmente diffusa nei paesi più sviluppati e pressocchè sconosciuta nei paesi del terzo mondo.

Buona parte dei casi di ipertensione arteriosa è infatti riconducibile a cattive abitudini alimentari e a uno stile di vita sedentario e poco sano, tipici della società dei consumi.

La pressione arteriosa andrebbe tenuta sotto controllo sin dalla giovane età.
Lo stato di equilibrio può essere mantenuto evitando di 'cadere' nelle abitudini che ne favoriscono l'insorgenza.

Elenchiamo di seguito poche, importanti, regole di comportamento:

- evitare fumo, droghe e sostanze stupefacenti in genere;
- praticare attività fisica regolarmente e a tutte le età;
- evitare vita frenetica e stress prolungati;
- tenere sotto controllo il peso corporeo;
- fare attenzione ai farmaci in grado di indurre ipertensione (antiulcera, antidepressivi e contraccettivi orali);

- seguire un'alimentazione sana e naturale.

Sviluppando ulteriormente l'ultimo punto, ecco le principali indicazioni da osservare a tavola:
 
- evitare di mangiare più del dovuto;
- moderare il consumo di alcolici;
- ridurre il consumo di sale (evitando il cloruro di sodio, il comune sale da tavola);
- sostituire il sale con erbe e spezie (ad esclusione del pepe);
- ridurre o evitare alimenti eccitanti (caffè, thè, cioccolata);
- ridurre o evitare i grassi saturi (quelli di origine animale);
- mangiare molta frutta e verdura cruda (per l'elevato contenuto di potassio);
- evitare insaccati e cibi conservati;
- evitare carboidrati e zuccheri raffinati (pane, pasta, merendine, bibite);

Ancora una volta va sottolineata l'importanza della prevenzione, adottando l'alimentazione e lo stile di vita più corretto, specialmente laddove nella 'storia familiare' siano presenti casi di ipertensione arteriosa.

Laddove l'ipertensione fosse già conclamata e in presenza di cure farmacologiche per il contenimento della pressione arteriosa, le stesse regole favoriranno l'efficacia delle cure stesse portando, se adottate quotidianamente, alla riduzione del supporto farmacologico.

Eccesso di igiene e allergie

scritto da Andrea Vitali 30/11/10 4 commenti


Eccedere nell'igiene personale può nuocere alla salute, in particolare se si viene a contatto sin da piccoli a prodotti per l'igiene contenenti triclosan.
A sostenerlo è l'università del Michigan in una recente pubblicazione sull' Enviromental Health Perspectives. Non si tratta del primo studio, nè sarà l'ultimo, a sollevare la cosiddetta 'ipotesi igienica', un mix di teorie e studi che mettono in relazione l'eccesso di igiene tipico del mondo 'sviluppato' con la depressione del sistema immunitario e l'insorgere sempre più frequente di patologie associate.



ECCESSO DI IGIENE E TRICLOSAN


Il triclosan è presente in moltissimi saponi, dentifrici, antisettici del cavo orale e detersivi per la casa, ma lo si trova anche in pannolimi, assorbenti e strumenti medici.
Lo studio mostra come le persone che utilizzino regolarmente saponi antibatterici al triclosan siano molto più soggette allo sviluppo di allergie di ogni specie e riniti allergiche. Il triclosan fa anche parte dell'elenco di sostanze chimiche sospettate di causare il tumore al seno.

Alla base del rischio il fatto che il triclosan fa parte di un insieme di inquinanti ambientali con effetto distruttivo sul sistema endocrino. Da qui le conseguenze sulla salute umana e sulla produzione ormonale.
La 'scoperta' sta mettendo in subbuglio la comunità scientifica e soprattutto i consumatori, che ancora una volta si sono visti mentire (ma noi siamo convinti che si tratti del tipico esempio di ignoranza da presunzione tipica del mondo scientifico) circa la pericolosità di certe sostanze chimiche anche a bassi dosaggi.

Questo studio conferma che la tendenza ad igienizzare eccessivamente l'ambiente in cui si vive e la persona, impedisce al sitema immunitario di venire a contatto con microorganismi utili al suo stesso sviluppo. Specialmente se ciò accade a partire dall'infanzia.
Non è quindi un caso se certe patologie, quali allergie e altre tipologie di immunodeficienze, siano meno frequenti nei paesi in cui le condizioni igieniche lasciano apparentemente a desiderare.

Alimenti della Salute: i Cachi

scritto da Andrea Vitali 26/11/10 6 commenti



L'autunno della Natura è generoso e sa regalare doni straordinari a chi ne rispetti i tempi e significato profondo.
Frutti, semi e verdure, alimenti in perfetta sinergia nutrizionale ed energetica con le necessità psicoemofisiche dell'uomo.
Il cachi (kaki) è il frutto di un particolare albero, di origine orientale molto antica assai diffuso in Giappone e in Cina. Tipico della stagione autunnale, arriva sulle nostre tavole a partire dalla seconda metà di settembre fino almeno a tutto novembre.
La sua polpa è dolce e morbida, il sapore delicato e gustosissimo .
E' un frutto ricco di zuccheri, vitamine e sali minerali, caratteristiche che ne fanno un alimento che: da energia, disintossica, tonifica e protegge (grazie alla sua preziosa azione antiossidante) da malattie e invecchiamento precoce.
   

CACHI: PROPRIETA' NUTRIZIONALI E SALUTE

Il cachi è un frutto che a completa maturazione contiene elevate quantità di zuccheri semplici, assorbiti immediatamente dall'organismo umano, principalmente sotto forma di fruttosio e glucosio. Questo lo rende poco indicato a chi abbia problemi di obesità o diabete.

E', tra i frutti autunnali, il più ricco in beta-carotene, potente antiossidante che protegge dalle malattie cardiovascolari, da alcuni tipi di tumore e rafforza del sistema immunitario.

- Lo stesso betacarotene è il  pigmento responsabile del brillante e luminoso color arancione del frutto.
Il betacarotene è anche precursore della vitamina A, necessaria al nostro organismo per la protezione della pelle e delle mucose, per l'accrescimento osseo, dei denti, di unghie e capelli.

- Il cachi contiene buone quantità di vitamine C e P, utili a prevenire le malattie da raffreddamento e a dare maggior elasticità a vene e capillari.

- Il cachi è ricco di fibre, utili alla funzionalità intestinale e particolarmente indicate in caso di stipsi.

Nel cachi sono ben rappresentati sali minerali come:

- potassio, indispensabile per la regolarizzazione del pH sanguigno, della pressione arteriosa e dell'attività muscolare
- calcio, importantissimo per le ossa;
- fosforo, necessario come il calcio per le ossa ed essenziale componente di importanti catene proteiche e lipidiche;
- selenio, altro antiossidante prezioso per contrastare malattie e invecchiamento.

Il cachi contiene inoltre buone quantità di ferro, calcio, rame, manganese e magnesio.
Un discorso a parte meritano i tannini, astringenti naturali, maggiormente presenti nel frutto non ancora maturo: questo fa si che consumare i cachi quando la polpa è ancora soda lo rende particolarmente astringente (tipica la sensazione di bocca 'legata'), mentre a piena maturazione quando la polpa si fa gelatinosa, regola la funzione intestinale.


Le sostanze contenute nella polpa del cachi, quali tannini, potassio e calcio, rendono questo splendido frutto un ottimo rimedio per combattere le astenie derivanti da un cattivo funzionamento del fegato (straordinario: l'astenia è una sindrome da stanchezza caratteristica della stagione autunnale, l'autunno ci offre frutti e semi oleosi che aiutano a combattere con i loro preziosi equilibri nutrizionali questa sindrome).

I cachi, per il loro contributo energetico e in potassio, sono particolarmente indicati per bambini, persone che svolgono attività sportiva e per le sue qualità di ricostituente nei casi di debilitazione, inappetenza e convalescenza.


Si noti che un colore come l'arancione viene percepito anche dal nostro cervello come stimolante e possa contribuire all'attivazione dei meccanismi dell'appetito.
Hanno azione rinfrescante, emolliente, regolatrice delle funzioni intestinali e depurativa, in particolare per quanto riguarda le tossine immagazzinate dal fegato.
Inoltre i cachi hanno un'efficace funzione diuretica e stimolano l'organismo a liberare i liquidi in eccesso.

Una semplice cura depurativa e per la protezione del fegato consiste nell'assunzione di un cachi al giorno, possibilmente a digiuno o comunque lontano dai pasti principali, da protrarre per tutta la stagionalità del frutto. Per contrastare la ritenzione idrica sarà sufficiente osservare l'accortezza di assumere il cachi al mattino a digiuno qualche minuto prima della colazione.


CACHI PER IL CUORE E L'IPERTENSIONE

C'è una relazione molto 'speciale' tra il frutto del cachi e il cuore.
La 'bacca' di color arancione intenso, a volte vicina al rosso, può ricordare un organo cardiaco in piccolo. La sua costituzione in particolare, caratterizzata da quattro lobi separati da membrane, come quattro sono le cavità da cui è costituito il cuore.
Questa somiglianza simbolica trova sorprendenti conferme nella relazione tra il cachi alimento e la funzione cardiocircolatoria.
La pectina, sostanza presente in abbondanza nel cachi, aiuta l'organismo a ridurre la quantità di colesterolo nel sangue. La grande quantità di zuccheri è altrettanto importante per il sistema cardiocircolatorio.

Chi soffre di ipertensione è spesso obbligato ad assumere farmaci diuretici in quanto l'espulsione di liquidi riduce la pressione arteriosa. Ma con i liquidi vengono eliminati preziosi sali minerali, potassio in particolare, che a sua volta è necessario compensare mediante l'assunzione di...altri farmaci.

Un serpente che si morde la coda, un loop che può essere interrotto da un 'semplice' rimedio naturale, in questo caso un frutto, in grado di abbinare l'efficace azione diuretica, utile alla riduzione della pressione arteriosa, con un significativo apporto di potassio.


CACHI IN TAVOLA

Non tutti amano la vischiosità della polpa del cachi, in questo caso è sufficiente passarli al passaverdura per creare una squisita crema a cui unire del succo di limone. Con il cachi è possibile preparare un'otttima marmellata o, per i più golosi, un delizioso dessert da preparare sbucciando il cachi, frullandone la polpa che andrà sistemata in coppette e poi guarnita con cioccolato fondente grattuggiato. 


CACHI E COSMESI

La polpa matura del cachi può essere utulizzata a scopo cosmetico per preparare una maschiera facciale. Infatti la notevole quantità di betacarotene che contiene rende la pelle del ciso più luminosa e curata.
A questo scopo basta schiacciare la polpa matura di un cachi e spalmarla sul viso lasciandola in posa per 15 minuti circa e rimuovere con acqua tiepida.


Perchè l'uomo beve il latte vaccino?

scritto da Andrea Vitali 11/11/10 76 commenti




L'uomo
è l'unico essere vivente che assume latte dopo lo svezzamento,
è l'unico essere vivente che assume il latte di un altro mammifero.
Perchè l'uomo beve il latte vaccino?



In questo articolo cercheremo di mettere in evidenza le contraddizioni che accompagnano il consumo di uno degli alimenti più amati e diffusi al mondo e dei derivati dell'industria casearia. Ci serviremo di passaggi logici e intuitivi, di dati oggettivi e di argomentazioni ancora troppo poco diffuse.


COS'E' IL LATTE?

La Natura ha dotato i mammiferi di ghiandole mammarie in grado di secernere e fornire ai propri cuccioli un liquido, il latte, necessario a garantire al 'lattante' tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno nella primissima parte della propria vita.

La stessa Natura, sapientemente, ha assemblato per ogni specie una specifica formulazione di questo super-alimento.
Il latte dei primati è prevalentemente acquoso e povero di grassi e proteine; un alimento adatto alla relazione di stretta dipendenza madre-neonato e a poppate molto frequenti e di modesta entità.
Il latte di tutti gli altri mammiferi è caratterizato da una densità alta e un contenuto proteico e lipidico molto elevato; questo trova spiegazione col fatto che le mamme si distaccano immediatamente dal cucciolo e passano la maggior parte del tempo distanti. Per cui nei brevi intervalli in cui si ricongiungono con il neonato devono erogare molta energia (che faccia anche da riserva) e saziarli in breve tempo.
Dopo lo svezzamento le ghiandole mammarie cessano naturalmente di produrre latte e il piccolo può cominciare progressivamente ad assumere gli alimenti adatti biologicamente alla propria specie.
Con l'interruzione dell'allattamento si riduce notevolmente anche la produzione di lattasi, enzima che consente di digerire il lattosio contenuto nell'alimento. La 'lattasi-insufficienza' è quindi responsabile della elevata quantità di intolleranze al lattosio.


Nessun mammifero in Natura prosegue a bere latte dopo lo svezzamento, tantomeno quello di altre specie.
Nessuno tranne l'uomo!
Il quale, oltre a continuare ad alimentarsi con una sostanza da neonati, lo fa consumando in abbondanza latte di mucca e formaggi, alimenti caratterizzati da una composizione sbilanciata per le necessità umane: in eccesso di proteine, grassi saturi, calcio, sali minerali e con rapporti svantaggiosi tra qualità di proteine e calcio/fosforo.
Non a caso il latte vaccino è destinato a far sviluppare un vitello fino al peso di 300 kg in pochi mesi!


 Il LATTE FA BENE ALLE OSSA?

Una delle leggende metropolitane sul latte più radicate e dure a morire è quella secondo cui il latte (e i formaggi, grana padano o parmigiano in testa) sia necessario all'alimentazione umana perchè '"fa bene alle ossa".
Consigliatissimo ai bambini per crescere bene, agli adulti per prevenire l'osteoporosi, a chiunque perchè si tratta di un alimento 'completo'!
Vediamo ora perchè le cose non stanno esattamente così.

Un classico esempio di plagio mediatico
Si tratta, nel solco della miglior tradizione manipolatoria, del classico esempio di sovvertimento della realtà.
Il latte contiene, come una miriade di altri alimenti, buone quantità di calcio. Ora, uno dei più importanti fattori nella perdita di calcio sono le diete sbilanciate sulle proteine (in particolare di origine animale), di cui il latte è ricco: il metabolismo delle proteine del latte determina infatti il 'sequestro' di quantità di calcio dalle ossa superiori a quelle apportate.

Questa dinamica elementare spiega perchè in paesi dove il consumo di latte è modesto o assente non si conoscono malattie come l'osteoporosi mentre nei paesi dove se ne fa largo uso l'osteoporosi colpisca con incidenza elevata.
Questa del sequestro del calcio è una caratteristica peculiare connessa all'assimilazione di proteine di origine animale e pertanto va associata anche al consumo di carne e pesce.


E così, ancora una volta, si rivela molto più importante evitare le 'dispersioni' piuttosto che aumentare l'apporto di calcio.

Si può quindi dedurre che il mantra che abbiamo sentito ripetere infinite volte, secondo cui "il latte fa bene alle ossa", si rivela quantomeno azzardato. Numerosi studi (in calce all'articolo una significativa bibliografia) lo confermano nonostante sul 'fronte' medico accademico continui a perdurare un assordante e colpevole silenzio in materia. Per contro, nessuno studio medico-scientifico ha mai dimostrato in modo chiaro alcuno degli eventuali benefici apportati dal consumo di latte e derivati.

Tornando al nostro funzionamento, il 'debito' generato quotidianamente dall'assunzione di proteine animali può esserre compensato fino all'incirca ai 35-40 annidi età dal metabolismo. A partire da questa età però la quantità di calcio richiesta dall'organismo dall'esterno è maggiore ed è necessario limitarne il più possibile le perdite.
Una vita sana, il movimento fisico regolare e un' alimentazione naturale equilibrata garantiscono il mantenimento dello stato di salute e un'eccellente prevenzione contro l'osteoporosi.


Ma se elimino il latte, da quali alimenti lo prendo il calcio?

Il calcio è presente ovunque, nell'acqua che beviamo ad esempio. Le erbe officinali sono ricchissime di calcio (salvia, rosmarino, basilico). Cereali e pane integrali, verdura e legumi, semi oleosi contengono mediamente più calcio di quanto ne contenga il latte!
Del calcio (così come delle vitamine) bisogna preoccuparsi esclusivamente se si è soliti consumare regolarmente proteine di origine animale: latticini, carne e pesce.
C'è anche da sottolineare che un organismo sano è in grado di mantenere in equilibrio la concentrazione di calcio indipendentemente da quanto se ne assume.

Per alcuni ricercatori esiste concretamente la possibilità di una sintesi, o meglio, di una trasmutazione grazie alla quale si produrrebbe la trasformazione di un elemento tra quelli disponibili in calcio.
A questo proposito si legga l'interessantissimo articolo pubblicato su Disinformazione, Louis Kervran: storie di ordinaria...rimozione; si tratta in ogni caso di evidenze che la 'scienza' non può ne vuole ancora prendere in considerazione.

IL LATTE E' UN ALIMENTO DIGERIBILE?

Il 'cucciolo' d'uomo dal momento dello svezzamento smette di produrre lattasi, l'enzima necessario alla digestione del latte. Da quel momento non ne sintetizzerà più per tutta la sua vita e perderà quindi la capacità di digerire in modo appropriato il latte di qualsiasi altra specie animale.
Questo dato di fatto è alla base di molti disturbi connessi al consumo di latte: coliti, disbiosi intestinali (e conseguente malassorbimento dei nutrienti e depressione del sistema immunitario), intolleranze e allergie.
Si stima che più di 2/3 della popolazione mondiale (c'è chi dice anche 3/4) sia intollerante a questo 'non alimento' e una proporzione anche più elevata presenti problemi di salute riconducibili al consumo di latte.


IL LATTE FA BENE ALLA SALUTE?

Detto delle ossa, del calcio e dell'osteoporosi poco sopra, elenchiamo brevemente altri problemi di salute riconducibili al consumo abituale di latte.

Carenze di ferro: il latte è responsabile di perdite ematiche nel sistema digerente.
Grassi Saturi: il latte contiene grassi saturi difficili da smaltire e colesterolo che affaticano le funzionalità di fegato, cistifellea, cuore. Può quindi favorire l'insorgenza di arteriosclerosi, eczemi, otiti, sinusiti, perdite vaginali, catarro, muco, cellulite e cisti.
Coliche addominali, diarrea e stitichezza: responsabili di malassorbimento dei nutrienti presenti nel cibo che mangiamo, disidratazione e astenia, asma e problemi cutanei.
Disbiosi intestinale: frequente nelle diete ad elevato tenore di proteine animali, inficia notevolmente le capacità di difesa del sistema immunitario.
Allergie: il latte è uno dei più diffusi allergeni rilasciando durante la digestione quantità elevatissime di antigeni responsabili di allergie.
Diabete: anticorpi contro proteine del latte vaccino sono responsabili della distruzione di cellule beta pancreatiche che producono l'insulina.
Cancro: la presenza dell'ormone della crescita IGF-1 sembra essere in relazione con l'accrescimento rapido di masse tumorali.
Acidosi metabolica: un'alimentazione ricca di proteine animali predispone a questa condizione dannosa per tutte le funzioni vitali; un 'terreno' acido predispone all'insorgenza di patologie acute, croniche e degenerative. Anche un eccesso di proteine vegetali è responsabile di stati di acidosi.

Infine il latte da produzione intensiva veicola notevoli quantità di sostanze tossiche:

- farmaci di ogni tipo, in prevalenza antibiotici, cortisonici, anabolizzanti, antidolorifici, antidiabetici;
- ormoni della crescita;
- liquidi organici quali sangue, feci e pus;
- sostanze di sintesi assimilate con i mangimi quali diserbanti e pesticidi.

Si stima che in Italia una percentuale compresa tra il 20% e il 40% di mucche venga 'dopata' illegalmente per tutto l'arco della propria esistenza per evitare di contrarre malattie e produrre più latte. Questo tipo di trattamento intensivo accorcia notevolmente la vita del bovino e mette seriamente a rischio la salute di chi, in buona fede, ne berrà il latte.


L'INDUSTRIA 'DOPATA' DEL LATTE

Uno sguardo disincantato sul processo produttivo del latte, affermatosi anche in Italia nella seconda metà del '900 sulla base dell'esempio degli allevamenti intensivi americani e ben lontano dalle immagini distorte della pubblicità in cui si propinano immagini di felici bovini al pascolo.

Le mucche, tipico esempio di animale da 'reddito, sono allevate con metodo intensivo e costrette a produrre fino a 10 volte la quantità che la Natura ha previsto per alimentare il proprio vitello. Per aumentarne la produttività vengono alimentate con 'bombe' proteiche (innaturali per degli erbivori) e imbottite di farmaci quali antibiotici al fine evitare di contrarre mastiti e altre malattie conseguenti lo stress cui vengono sottoposte. Capitolo a parte merita il Posilac, o somatotropina bovina ricombinante, ormone della crescita modificato geneticamente prodotto da una delle aziende più criminali del pianeta: Monsanto. Attualmente è utilizzato negli Stati Uniti mentre è vietato in Canada, Europa e numerosi altri paesi, sebbene Monsanto spinga periodicamente per invadere anche queste aree. Ciononostante esiste un 'antidoping' anche per le mucche nostrane e i risultati sono tutt'altro che rassicuranti: l'elenco dei farmaci e delle molecole proibite riscontrate ricorda un prontuario farmaceutico e l'utilizzo del Posilac (facilmente reperibile da oltreoceano o dai paesi dell'estremo oriente) è dato per certo. La percentuale di bovini dopati si attesta tra il 20% e il 40%. Per tutti gli altri è comunque consentito l'uso di farmaci entro certi limiti. Morale: tutte queste sostanze finiscono anche nei prodotti finiti: latte, carne, formaggi.

Tornando all'allevamento, in queste condizioni di stress òa vita media di una mucca da latte non supera i 6 anni di età, la stessa mucca al pascolo vivrebbe intorno ai 20 anni.
Un altro aspetto agghiacciante è quello relativo al destino dei vitelli, strappati letteralmente al seno della propria madre per evitare che ne sugga il latte e costretti a vivere in gabbie strettissime e ad alimentarsi con una dieta insufficiente in modo da renderli anemici e ottenere così carni più chiare e sfibrate (tenere...), tanto richieste e amate dai consumatori.


ALLORA, PERCHE' L'UOMO BEVE LATTE DI MUCCA?

Nell'immediato dopoguerra un'imponente, continua, assillante campagna mediatica ha reso il latte vaccino il prodotto che conosciamo oggi.
Fino ad allora veniva consumato saltuariamente e i formaggi erano prevalentemente ovini.
L'importazione del modello di allevamento intensivo dagli Stati Uniti d'America fece intravedere guadagni prima impensabili ai produttori e determinò la necessità di 'creare' un popolo di consumatori. Si fece così una propaganda senza precedenti a favore di un alimento coinvolgendo i mezzi di comunicazione e la classe medica, che fu indottrinata a dovere.


Ancora oggi molti medici, noncuranti del progresso compiuto dalle ricerche che ribaltano tutti i dogmi calati dall'alto, sono soliti suggerire per piccoli e adulti l'assunzione regolare di latticini come base di un'alimentazione corretta. Il caso dell'osteoporosi è persino imbarazzante e sintomatico di un modello di formazione obsoleto e di un'attitudine presuntuosa (o, siamo sempre li, interessata: più malati più soldi).

Oggi l'industria del latte è un carrozzone che fatica a mantenersi in piedi, specialmente in Italia, per il sovradimensionamento e la contemporanea presenza delle quote latte. Succede così che, paradossalmente, importiamo latte da altri paesi. La qualità è sempre più scadente, e non potrebbe essere altrimenti. Inoltre consapevolezze come quelle che state leggendo in questo articolo sono sempre più diffuse e prese in considerazione.
Ma gli interessi economici di un'industria così importante non guardano in faccia a niente, tanto meno alla salute e al benessere dei consumatori. La 'baracca' deve andare avanti e ingenti somme di denaro pubblico vengono periodicamente sottratte alle casse dello stato per finanziare questo mercato.

Da non sottovalutare l'aspetto 'dipendenza'. Questo è dovuto alla presenza di polipeptidi in grado di stimolare la produzione di endorfine in grado di indurre una sensazione di benessere.
Esiste inoltre un importante aspetto affettivo di dipendenza alimentato dallo stesso fatto di prolungare oltre l'età neonatale l'assunzione di 'liquido materno'. Il non saper fare a meno di latte in età adulta influisce anche a livello psichico ad alimentare forme di dipendenza.


di Andrea Vitali - En.Theos


Principali riferimenti bibliografici.

Visto che l'argomento è molto delicato e che mettere in dicsussione il latte è atto ai limiti dell'eresia, visto che potrà capitare di ricevere sberleffi se non addirittura insulti... Dovrete rendere conto di quanto affermate e dovete, in fin dei conti, anche a voi stessi un minimo di verifica e di supporto scientifico.
Chiudiamo quindi con una breve ma significativa carrellata di riferimenti bibliografici consultabili su PubMed, una delle librerie più fornite e autorevoli di pubblicazioni in ambito bio-medico.

- Sellmeyer DE, Stone KL, Sebastian A, Cummings SR A high ratio of dietary animal to vegetable protein increases the rate of bone loss and the risk of fracture in postmenopausal women. Study of Osteoporotic Fractures Research Group, Am J Clin Nutr 2001 Jan; 73(1):118-22
- Feskanich D, Willett WC, Stampfer MJ, Colditz GA Protein consumption and bone fractures in women, Am J Epidemiol. 1996 Mar 1;143(5):472-9
- Feskanich D, Willett WC, Stampfer MJ, Colditz GA Milk, dietary calcium, and bone fractures in women: a 12-year prospective study, Am J Public Health 1997 Jun; 87(6):992-7
- Kanis JA, Johansson H, Oden A, De Laet C, Johnell O, Eisman JA, McCloskey E, Mellstrom D, Pols H, Reeve J, Silman A, Tenenhouse A A meta-analysis of milk intake and fracture risk: low utility for case finding, Osteoporos Int. 2004 Oct 21; [Epub ahead of print]
- Frassetto LA, Todd KM, Morris RC Jr, Sebastian A. Worldwide incidence of hip fracture in elderly women: relation to consumption of animal and vegetable foods, 2000 Oct;55(10):M585-92.
- Hegsted DM. Fractures, calcium, and the modern diet, Am J Clin Nutr. 2001 Nov;74(5):571-3
- Abelow BJ, Holford TR, Insogna KL. Cross-cultural association between dietary animal protein and hip fracture: a hypothesis, Calcif Tissue Int. 1992 Jan;50(1):14-8.
- Zemel MB, Schuette SA, Hegsted M, Linkswiler HM Role of the sulfur-containing amino acids in protein-induced hypercalciuria in men, J Nutr 1981 Mar;111(3):545-52.
- Hegsted M, Schuette SA, Zemel MB, Linkswiler HM Urinary calcium and calcium balance in young men as affected by level of protein and phosphorus intake, J Nutr 1981 Mar;111(3):553-62.
- Zemel MB: Calcium utilization: Effect of varying level and source of dietary protein.Am J Clin Nutr 1988; 48: 880-883. -Linkswiler HM, Zemel MB, Hegsted M, Schuette S: Protein-induced hypercalciuria. Fed Proc 1981; 40: 2429-2433.


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