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Visualizzazione post con etichetta sostenibilità ambientale. Mostra tutti i post
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Vestiti tossici, contenenti sostanze chimiche in grado di provocare cancro e disturbi ormonali, prodotti in Cina e altri paesi in via di sviluppo

Zara, Benetton, Calvin Klein, Levi’s, Marks and Spencer, Diesel, H&M, Armani, C&A, Gap, Esprit e altre griffe internazionali sono sotto accusa dopo la pubblicazione delle analisi di Greenpeace nell'ambito della campagna Detox 2012



Grazie alla campagna Detox 2012 di Greenpeace arriva la conferma che anche i principali brand e le multinazionali della moda confezionano 'vestiti tossici', contenenti sostanze chimiche in grado di provocare cancro e disturbi ormonali.

L'associazione ambientalista ha condotto l'indagine monitorando 20 marchi tra i più diffusi al mondo e acquistando capi di abbigliamento prodotti in Cina e altri paesi in via di sviluppo.
Il risultato? Più di 2/3 dei capi analizzati è stata rilevata la presenza di alchilfenoli, ftalati e nonifenoli etossilati, sostanze chimiche cancerogene e in grado di produrre alterazioni ormonali (responsabili di femminilizzazione dei neonati, disturbi nello sviluppo sessuale, danni ai reni, al fegato, ai polmoni).

L'uso di queste sostanze ha ricadute negative anche sull'ambiente e contribuisce all'inquinamento dei corsi d'acqua sia laddove i tessuti vengono prodotti, sia nel lavaggio domestico. Non si tratta di un aspetto secondario dal momento che le industrie tessili risultano essere la prima causa di inquinamento delle falde acquifere.

Forse non sarà possibile quantificare le conseguenze di questa intossicazione quotidiana e silenziosa. In assenza di una risposta certa l'unica possibilità che abbiamo è quella di modificare sin d'ora le nostre vecchie abitudini, anche per quanto riguarda l'abbigliamento.

Link a: Libera ZARA dalle sostanze tossiche



Apple, la Mela che non fa bene al pianeta

scritto da Andrea Vitali 06/10/11 12 commenti




Se è doveroso rivolgere un pensiero all'uomo e al genio del marketing Steve Jobs, è altrettanto giusto non dimenticare le profonde contraddizioni del 'sistema' che la sua azienda ha contribuito ad alimentare e continua a sostenere.

Un sistema produttivo che non guarda in faccia a nessuno e non si cura dei danni a persone e ambiente.
Apple da questo punto di vista non ha mai brillato per sensibilità e trattandosi di un 'simbolo' seguito da milioni di persone la sua responsabilità è ancor più grande.



Solo alcuni esempi.

La Apple, come altre aziende tecnologiche, si rifornisce di coltan dal Congo dove per estrarre il minerale vengono sfruttati minorenni senza il rispetto dei più elementari diritti umani.

Produzione e assemblaggio di buona parte dei devices della mela avvengono in Cina, in quella Foxconn che costringe i suoi lavoratori a condizioni disumane registrando negli ultimi anni un numero di suicidi elevatissimo. Là si producono i gioielli Apple, iPod e iPad.
Apple per questa ragione è entrata nel mirino di numerose ONG umanitarie ma finora, a parte qualche dichiarazione di circostanza, non ha messo in atto contromisure efficaci a questa situazione.

Sempre in Cina le aziende scelte da Apple come partners per la fornitura di materie prime sono accusate di utilizzare processi produttivi altamente inquinanti che mettono seriamente in pericolo la salute di chi ci lavora, di chi abita nei dintorni delle fabbriche e, non ultimo, dell'ecosistema che risulta altamente contaminato dai rifuiti tossici.

La Apple a seguito di queste (e altre) denunce non ha ancora mosso alcun passo concreto per modificare le proprie strategie produttive, rendendosi di fatto il silenzioso mandante di questi crimini ambientali e umanitari.



Sarebbe meglio informarsi anche su questi aspetti quando si fanno delle scelte, ricordandosi che ogni nostra scelta ha un impatto che, evidentemente, ancora non riusciamo a immaginare.


'Pensare differente' è uno degli slogan vincenti di Steve Jobs: sarebbe il caso di usarlo oggi, per uscire dal coro di unanime beatificazione che in poche ore ha invaso i media di tutto il mondo.
Coro quasi sinistro, da pensiero unico. Un 1984 in diretta web, possibilmente attraverso lo schermo di un iPhone...






Fonti e link:

Per approfondimenti consiglio la lettura del libro Mela marcia, la mutazione genetica di Apple - collettivo NGN, dove si affrontano queste e altre contraddizioni della grande azienda di Cuppertino e dell'intero sistema mondiale di produzione IT.

- Melamarcia
- ZDnet
- Reuters 
Treehugger
- Dailymail



Una di quelle notizie che fanno venire i brividi e domandare: dove stiamo andando? E perchè...

Non si tratta di un film, purtroppo.
E' successo che in Cina alcuni agricoltori si sono trovati a far fronte a un fenomeno senza precedenti: coltivazioni di angurie che esplodono.

Fenomeno imputabile all'utilizzo indiscriminato e incontrollato di fertilizzanti e agenti chimici in grado di 'accelerare' lo sviluppo dei frutti.

L'additivo responsabile in questo caso particolare sarebbe il forchlofenuron, utilizzato legalmente (e a man bassa) nelle colture di angurie, kiwi e uva cinesi.
La stessa sostanza è vietata nel resto del mondo ma, attenzione, la circolazione mondiale degli alimenti non impedisce l'arrivo di questi alimenti sulle nostre tavole.


ESPLOSIONE DI ANGURIE IN CINA

Il fatto è accaduto nella provincia del Jiangsu i primi di maggio, quando un contadino ha utilizzato il forchlofenuron, con aggiunta di calcio istantaneo, con l'obbiettivo di accelerare la crescita delle angurie. Il giorno seguente di fronte agli agricoltori si è presentata la scena del 'delitto': 180 angurie, la quasi totalità del raccolto, letteralmente esplose.

Sembra, ma non c'è alcuna certezza in merito, che il 'doping' chimico possa non essere l'unico responsabile del fattaccio. Resta comunque il segnale, inquietante, dei tempi e dei rischi che possiamo correre portando a queste estremità le dinamiche naturali.

In questo caso c'è semplicemente un'evidenza eccezionale. Quanti altri alimenti iper-contaminati arrivano sulle nostre tavole o nei ristoranti che si approvigionano da paesi in cui le leggi autorizzano sostanze simili?


FRETTA DISTRUTTIVA

Dove stiamo correndo? La fretta, dèmone di questi tempi, impone velocità e calpesta le leggi della Natura.
Un delirio di onnipotenza che acceca l'uomo, in ogni sua espressione, vana illusione di poter agire impunito ignorando i cicli naturali e le caratteristiche peculiari di ogni organismo vivente.

La Natura ha tempi e risposte per tutti, fino a che limite vogliamo spingere questa folle corsa?





Secondo l'ONU sono più di un miliardo gli esseri umani che attualmente non hanno accesso a sufficienti risorse idriche per vivere.
Un miliardo di persone per cui non sono garantiti bisogni primari quali alimentazione e condizioni igienico-sanitarie.
Sono infatti meno di venti i litri d'acqua al giorno disponibili per una popolazione superiore a quella che abita l'intero continente europeo.
Questa situazione fa morire ogni anno un milione e mezzo di bambini.


LA CRISI DI UN MODELLO INSOSTENIBILE

La gestione dell'acqua potabile è, e resterà a lungo, una delle prorità più alte su scala planetaria.
A determinare lo squilibrio sono solo in parte i paesi emergenti e in via di sviluppo che aumentano la richiesta idrica ed energetica per la propria crescita; è soprattutto il mondo 'occidentale' (ormai diffuso e globalizzato al di là della collocazione geografica) con il suo stile di vita insostenibile e il suo modello produttivo basato sulla la chimera della crescita infinita, a prosciugare e compromettere quotidianamente le riserve idriche che la natura ha impiegato milioni di anni a costituire.


IL VALORE DELLE SCELTE QUOTIDIANE

Lo stile di vita di ciascuno di noi è determinante per spostare l'ago di questa bilancia. Prendiamo in considerazione le nostre scelte quotidiane, dall'alimentazione ai vestiti che compriamo passando per i giocattoli che compriamo ai nostri figli, e via dicendo: ogni scelta, specialmente quelle ripetute nel tempo, ha un riflesso sui consumi d'acqua.

Facciamo l'esempio della catena alimentare: i consumi di carne sono in vertiginosa ascesa da cento anni a questa parte; ora, se occorrono quindicimila litri d'acqua per produrre un kg di carne forse dovremmo cominciare a riflettere, al di là di tutte le ulteriori motivazioni etico-salutistiche, sulle conseguenze che in prospettiva un comportamento simile può produrre. Persino l'ONU in un rapporto sugli impatti ambientali dell'industria alimentare è arrivata a dichiarare quanto segue: "Un cambiamento globale verso una dieta vegan è di vitale importanza per salvare il mondo da fame, povertà di combustibile e dalle peggiori conseguenze dei cambiamenti climatici".

Un discorso del tutto analogo può essere fatto sull'abbigliamento: forse non tutti ancora sanno che l'industria del cotone è in assoluto una delle più inquinanti con l'utilizzo di quantità di pesticidi e fertilizzanti in proporzioni elevatissime, che producono danni permanenti alla biodiversità, alle falde acquifere e alla salute di chi lavora nelle piantagioni.

Nelle nostre case poi spesso si assumono abitudini che senza necessità effettiva portano a consumi esorbitanti di acqua. Per questo aspetto vi rimandiamo ai nostri dieci consigli per risparmiare l'acqua.

Sono pochi ma significativi esempi per prendere consapevolezza di quanto possa incidere una semplice azione compiuta in modo ripetitivo e senza la consapevolezza del suo impatto a ogni livello.
Tutto ciò non fa una grinza: ciò che fa male al pianeta fa male a ogni sua creatura.
E viceversa :)




In natura esiste tutta l'energia di cui possiamo aver bisogno, va solo canalizzata. L'epoca della distruzione delle materie prime per produrre nuova energia è morta e sepolta.
E se abbiamo creato un sistema produttivo che non è in grado di mantenersi energeticamente senza distruggere il pianeta... beh, è nostro dovere smettere di alimentarlo e realizzare qualcosa di nuovo.


S  I            P  U  O'         F  A  R  E  !

La vittoria dei SI nel referendum per rimandare a casa il nucleare è un fatto certo ma non sufficiente: la vera battaglia si giocherà sul terreno dell'affluenza, a colpi di quorum.

Senza quorum il governo avrà via libera anche in presenza di un forte pronunciamento contrario al nucleare (oltre che alla privatizzazione dell'acqua e al legittimo impedimento).


Si avvicina al 70% la quota di italiani contrari a un ritorno al nucleare secondo le rilevazioni di Full Research.

Una maggioranza assoluta che potrebbe incredibilmente non arrivare ad aver voce in capitolo: sono infatti ben 16 anni (e 24 quesiti) che l'istituto referendario non raggiunge alcun obbiettivo per il mancato raggiungimento del quorum. Una disaffezione sapientemente indotta attraverso una disciplinata ostruzione dei vari governi alle consultazioni referendarie.

Non stupisca quindi che tutto il sistema parlamentare, opposizione inclusa, abbia evitato accuratamente di accorpare le elezioni amministrative con i referendum. Mettere il referendum in condizione di non nuocere, questa la parola d'ordine, togliere ulteriormente potere agli elettori già depredati da un sistema elettorale che impone gli eletti dall'alto..

Da qui la decisione di piazzare i referendum nell'ultimo fine settimana possibile (metà giugno, periodo di gite fuori porta per milioni di italiani).

Per scongiurare il pericolo di un'affluenza sufficiente.. (non c'è solo il nucleare in ballo, ma anche questioni cruciali quali il legittimo impedimento e la privatizzazione dell'acqua).

Quesiti che segneranno le sorti di chi abita questo paese. 
Quesiti che non è accettabile ignorare.


LOVE for the Environment

scritto da BRUNIVERSO 10/10/10 0 commenti



Grazie al commento di  Luciano Ⓥ Roma su Facebook abbiamo fatto una ricerca sui MdR ed abbiamo trovato un interessante articolo sulla sigla L.O.V.E.
Quest'articolo è da collegarsi a quello precedente:
Quando un Prodotto è Ecologico, Etico e Sostenibile? 


LOVE sta precisamente per: 
- Local, 
- Organic, 
- Vegetarian/Vegan Eating.

L' articolo è sotto licenza Creative Commons Attribution-Noncommercial 3.0 United States License. Il che significa che 'si invita' alla copia ed alla diffusione dello stesso, citando la fonte e l'autore.



LOVE for the Environment




by: Dan Brook, t r u t h o u t | Op-Ed

All we need is LOVE. 
There are many things and we can (and should) do to preserve and protect our environment if we want to preserve and protect life on Earth. Reducing consumption of resources, reusing products and materials, and recycling what can no longer be reused are all critical to being more sustainable. However, the most important personal thing we can each do for the environment is to fall in LOVELocal, Organic,Vegetarian/Vegan Eating. (Vegetarians don't eat any animals; even better, vegans don't consume any animal products, including eggs and dairy.)

There is consensus amongst the overwhelming majority of the world's scientists, environmentalists, governments, major corporations, and many others that climate change in the form of global warming is, by far, the most important environmental problem facing life on Earth. Carrying reusable bags, changing to energy-efficient light bulbs, saving water, and driving less are all very good things to do, yet they all pale in comparison to the cool effects of LOVE.

None of these or other positive actions prevent us from doing others, and we should try to do everything we can to live more sustainable lives. However, eating has a 
much bigger personal impact on the environment - as well as our health and the health of animals - than anything else most of us ever do.

Here's some LOVE!


Local

Think globally, eat locally!

The average item of food in the U.S. travels approximately 1500 miles from production to consumption. By eating locally and seasonally, you're reducing your food miles, the amount of distance your food has to travel from farm to table, thereby cutting down on the amount of oil consumed and greenhouse gases emitted. Being a locavore cuts down on traffic and the need for energy-hogging refrigeration, both of which contribute to global warming. These are all benefits for the environment. And any benefit for planetary health is also a benefit for our personal health.

Eating locally means eating fresher and healthier produce, eating fruits and vegetables that are in season and grown in your region. Fresher produce maintains more of its nutrients. That's not only healthier and tastier for you and your family, but also better for your region's economy and ecology, supporting local farm families and the local economy while preserving biodiversity and building community. The easiest and most fun way to eat more local is to shop at farmers' markets, where seasonal produce is abundant and, according to sociological studies, people tend to be more social. Packaging, plastic water bottles, and chemicals, for example, are not local. Specifically, pesticides are almost always 
not local, so eating organic is also vitally important.

Organic

Don't panic, just go organic!

Organic agriculture means farming without the hazards of synthetic pesticides. Quite simply, agricultural chemicals are toxic and deadly, as is their intention. Author Sandor Katz states that, "Agricultural chemicals kill - and not only plants and insects and worms and birds and fungi and the vast universe of soil organisms; they kill people as well." Claire Cricuolo, both nurse and chef, relates that, "When you buy organic, you help to promote biodiversity and cut down on the pesticides that pollute our soil, air, and water. You also support natural systems that will ensure the integrity of our farmlands for future generations."

Organic methods produce fewer greenhouse gas emissions, using only one-third the petroleum as chemicalized crops, while sequestering more carbon dioxide in the soil, thereby being another powerful way to help stem global warming. As with local produce, organic produce also tends to have a higher level of nutrients, studies show, and may be tastier as well. Eating organic is not only healthier for consumers, but is also healthier for farmers, neighbors, animals, insects, and the soil, as well as everyone and everything downstream. Many chefs and other foodies also believe that organic foods taste better.

Another big bonus to eating organic is knowing that you are not consuming any genetically engineered products with their unknown potential personal, public, and environmental consequences.

Alan Greene, M.D. affirms that, "Every little move towards organics is worthwhile." The most effective ways to become more organic is to (1) "Switch out foods you eat most often", (2) "Replace the worst offenders", and (3) "Shop locally, eat seasonally".


Vegetarian/Vegan Eating

Go vegetarian/vegan and no one gets hurt!

It is increasingly clear that eliminating, or at least sharply reducing, the production and consumption of meat and other animal products is the single best thing people can do for human health, animal suffering, worker safety, and environmental sustainability.

The editors of 
World Watch, an environmental magazine, concluded in the July/August 2004 edition that, "The human appetite for animal flesh is a driving force behind virtually every major category of environmental damage now threatening the human future - deforestation, erosion, fresh water scarcity, air and water pollution, climate change, biodiversity loss, social injustice, the destabilization of communities and the spread of disease." The November/December 2009 issue of World Watch stated that recent evidence and new calculations reveal that the livestock industry is responsible for 51% - a majority! - of greenhouse gases. Lee Hall, the legal director for Friends of Animals, is more succinct when she states that at the root of almost "every great environmental complaint there's milk and meat."

Dr. Rajendra Pachauri, the 2007 Nobel Peace Prize laureate along with Al Gore, and head of the United Nations Intergovernmental Panel on Climate Change, states that the mass production of meat is a major factor contributing to global warming and that, "The single [most effective] action that a person can take to reduce carbon emissions is vegetarianism." We ignore or deny this critical yet simple information at our individual and collective peril. LOVE is the most powerful antidote, by far, against global warming!

We also need LOVE for our 
invironment, the environment inside of us. Vegetarians live six to ten years longer, on average, than those who eat meat. Vegetarians have much lower rates of heart disease, cancer, and stroke - the three leading causes of death in the U.S. - as well as more protection against diabetes, obesity, osteoporosis, hypertension, gout, kidney diseases, and even Alzheimer's.

What you eat on a daily basis is actually more important than what you buy, save, recycle, or even drive. Eating the Standard American Diet (SAD) is like packing old light bulbs, single-use plastics, styrofoam, hormones, antibiotics, tar, toxic chemicals, chainsaws, SUVs and other deadly clunkers into your pantry all the time. Get the junk out of your pantry and diet! Get the junk out of your community and environment! Get the junk out of your body! LOVE yourself and your family!

If you're not ready to fall madly in LOVE, it's OK to flirt with it. LOVE doesn't have to be all or nothing and it doesn't have to be all at once. You can play with your food, but make sure to have fun.

LOVE can also stand for 
Living Opposed to Violence against theEnvironment. We can stop the violence in the world by stopping the violence on our plates. More LOVE means more peace, inside each of us, within our families, and around the world, for this and future generations. Besides being more compassionate toward animals and much healthier for you and your family, as well as lifting your spirit and boosting your energy, LOVE can help save the world by preserving and protecting our precious planet.

As they say in the 12-step programs, it's about "Progress not perfection." What path are you on? In which direction is the Cupid's Arrow of your life pointed?

Spread the LOVE!
Creative Commons License



Durante i nostri acquisti abbiamo notato come a volte sia veramente impegnativo fare scelte consapevoli. Il nostro obbiettivo è quello di esercitare il consumo critico, ovvero la pratica di realizzare acquisti che non danneggino né noi e la nostra salute, né le altre persone, né il pianeta.

Per quanto riguarda i prodotti alimentari, ad esempio, è facile imbattersi in prodotti dal punto di vista qualitativo eccellenti ma provenienti da paesi lontani dal nostro e viceversa, come nel caso del nostro Parmigiano Biologico esportato a New York.
Per quanto un prodotto biologico possa meritare interesse da parte nostra dal punto di vista qualitativo, è bene tenere presenti anche altri fattori durante gli acquisti, come ad esempio la lunghezza della filiera: più un prodotto proviene dal territorio limitrofo e più è ecologico per l'ambiente, richiede meno dispendio di carburanti, energie, forza lavoro, tempo. Se proprio dobbiamo rivolgerci a un prodotto proveniente dall'estero cerchiamo di privilegiare alimenti biologici del commercio equo e solidale, che sostengono i piccoli produttori delle zone del terzo mondo evitando loro la mediazione e la sottomissione imposta dalle multinazionali.

Stessa cosa vale per i prodotti tessili: è meglio comprare del cotone biologico rispetto ad un cotone trattato con coloranti di sintesi, velenosissimi per chi è coinvolto nella lavorazione e, residualmente, anche per chi li indossa. Alcuni marchi famosi se ne sono accorti cominciando a utilizzare nella realizzazione dei propri capi anche cotone biologico (Ikea ha una linea di lenzuola realizzate con cotone non trattato, stessa cosa dicasi per alcuni capi di abbigliamento della catena H&M). Oltre ad acquistare del cotone di qualità, è anche opportuno, laddove questo sia possibile, informarsi sull'etica della casa produttrice nei confronti dei propri dipendenti: molti capi di abbigliamento di marchi prestigiosi del Made in Italy sono realizzati in Bangladesh, Cina, Marocco, paesi dell'est europeo, zone del mondo dove è ancora possibile ridurre letteralmente i lavoratori in condizioni di schiavitù, arrivandoli a pagare fino a un decimo di quanto costa un dipendente occidentale. Quindi bisogna premiare le piccole aziende che investono sulle proprie risorse umane, aziende consapevoli  del fatto che solo un'attitudine etica, che tende, innanzitutto, verso la liberazione dell'uomo dalla schiavitù  (sia essa fisica, che psicologica, che mediatica), può far progredire il benessere.

C'è poi l'importante questione del ciclo di vita degli oggetti che acquistiamo.
Quanto e quali parti di prodotto da noi acquistato sono realizzati partendo da materie prime rinnovabili? Che impatto hanno sull'ambiente? Rientrano in un ciclo produttivo che nulla disperde o inquina il pianeta?

Per quanto riguarda i prodotti per la persona e per l'igiene della casa: che sostanze contengono? Sono inquinanti? Sono 'cruelty free', ovvero non stati testati su animali ? Non sarebbe meglio scegliere prodotti naturali che non inquinino e che non nuociano alla nostra salute?

Per meglio orientare i vostri, nonché i nostri acquisti, abbiamo stilato un piccolo (provvisorio) decalogo:

1- Compiere gli acquisti nelle zone vicine alla propria abitazione.
2- Acquistare alimenti biologici e certificati
3- Acquistare alimenti da filiera corta o del commercio equo solidale
4- Acquistare il più possibile a km 0
5- Usare i G.A.S. (Gruppi d'acquisto solidali)
6- Acquistare prodotti da aziende 'etiche'
7- Usare prodotti naturali per l'igiene della casa e della persona
8- Usare prodotti a basso impatto ambientale e cruelty free
9- Acquistare prodotti che non derivano da produzioni intensive che 'schiavizzano' animali o persone
10-Usare prodotti realizzati con materie prime rinnovabili


Sul concetto di sostenibilità e consumo critico vorremmo condividere questa ulteriore riflessione: per tutti i generi di consumo non di prima necessità, l'oggetto più sostenibile che possa esistere è quello che già abbiamo nell'armadio (solo per restare nell'ambito dell'abbigliamento), dal momento che ha già assolto da tempo alla sua 'colpa' in termini di impatto negativo sull'insieme. Qualsiasi altra cosa si vada ad acquistare per integrare o sostituire, in ogni caso comporterà un nuovo 'esborso' da parte del pianeta.

Anche per questa ragione si dovrebbe cercare di frequentare e privilegiare l'acquisto di materiale usato o rinnovato, in qualsiasi settore.


Cos'altro aggiungere a questo decalogo?

Scriveteci per ampliare insieme a noi la lista dei fattori che rendono un prodotto ecologico, etico e sostenibile!

Quest'articolo è su: Facebook. Dove abbiamo ricevuto il messaggio di Luciano Ⓥ Roma , che, nonostante l'articolo di Ban Brook pubblicato alla pagina Love for the environment, ci ha convinti di più con la sua spiegazione dell'acronimo L.O.V.E.:

"Lo standard L.O.V.E.: 


- Local (km 0), 
- Organic (biologico certificato), 
- Vegan (senza prodotti animali NE' derivati, anche per cose non alimentari), 
- Ethic (equo e solidale, privo di sfruttamento). 


Penso che finché c'è il monetarismo questo sia il massimo standard possibile, e ve lo segnalo perché mi sono accorto che le cose che cerco hanno sempre tutte e quattro queste caratteristiche, e che se ne manca anche una sola non la compro oppure non sono soddisfatto." (Luciano)





Gli Eco-Consumatori dell'indagine Coop

scritto da BRUNIVERSO 14/09/10 0 commenti

Chi sono gli eco-consumatori, come si diventa eco-consumatori e qual è il profilo dell'eco-consumatore perfetto? A queste domande rispondono gli articoli che proponiamo di seguito.

Il primo articolo è tratto dal sito di AAMTerraNuova, dal titolo: 'Chi sono gli eco-consumatori'.
Il secondo è tratto dal sito AffariItaliani ed ha come titolo: 'Coop, il 70% dei consumatori sceglie prodotti green'.

Entrambi gli articolo partono dall'indagine realizzata dalla Coop nel 2010 sugli eco-consumatori.
L'indagine mette in luce le percentuali relative agli acquisti dei cittadini italiani, definendo anche il profilo dell'eco-consumatore medio, che è rappresentato da una donna, di età media, acculturata/laureata e residente al centro/nord.

La lettura di questi articoli dovrebbe contribuire ad arricchire il quadro che stiamo 'disegnando' qua sul blog riguardo la sostenibilità ambientale ed il consumo critico, argomenti interconnessi tra loro ed interdipendenti.

Anche in un articolo nostro abbiamo cercato di individuare quali sono le caratteristiche di un consumatore responsabile. Abbiamo trattato l'argomento partendo dal punto di vista dei prodotti e dei beni d'acquisto, della loro eco-sostenibilità, della loro eticità. 
Potete leggere l'articolo alla pagina: Quando un prodotto è ecologico, etico e sostenibile.


Da AAMTerraNuova:


Chi sono gli eco-consumatori?


Un'indagine realizzata dalla Coop 
dimostra che i cittadini 
stanno acquisendo consapevolezza 
per un consumo critico



Gli entusiasti eco-consumatori sono in prevalenza:
- donne, 
- di età media, 
- con alta scolarità (laurea e/o post laurea), 
- residenti nel Centro Nord. 

Ma nello stesso Centro Nord sono presenti anche molti cittadini, giovani ed istruiti, che sono insensibili alle tematiche dei consumi sostenibili?

Coop ha ufficializzato i risultati di un'indagine attraverso il progetto Promise (Sostenibilità dei principali impatti dei prodotti attraverso l'eco-comunicazione) sostenuto dalla Unione Europea che vede tra i partner la Regione Liguria, Coop, la Regione Lazio, l'Ervet dell'Emilia Romagna e la Confindustria ligure.
Il rapporto ha fotografato le abitudini di consumo "verde" di oltre 10.000 soci e consumatori Coop. 

Un quarto del campione intervistato si dichiara preoccupato per tutte o quasi tutte le problematiche citate nel questionario. I fattori che preoccupano quasi la metà del campione sono il consumo di risorse (acqua e energia) e l'inquinamento dell'aria (54,10%). Tra gli eco-loghi vengono giudicati importanti per determinare adeguate scelte d'acquisto il biologico (l'88 % del campione lo ritiene molto e/o abbastanza importante), i marchi di tipicità e denominazione d'origine (più dell'86% lo ritiene molto e/o abbastanza importante) e i marchi del commercio equo e solidale; scarsamente conosciuta invece la dichiarazione ambientale di prodotto (il 18% non sa cosa sia), le certificazioni forestali come l'FSC (il 16% non la conosce) e anche l'Ecolabel (sconosciuta al 15,7%).

La maggioranza del campione ritiene che si possa definire un prodotto eco-sostenibile in virtù del basso impatto ambientale del processo di produzione (lo afferma l'oltre 77% del campione), delle caratteristiche legate al riciclo o biodegradabilità (più del 67%), risultano comunque abbastanza rilevanti anche il rispetto delle norme etico-sociali (37,20%) e la vicinanza di produzione al luogo di vendita (32,83%).

La pratica di acquisto di prodotti eco-sostenibili è sicuramente una pratica consolidata all'interno del campione; il 70% degli intervistati infatti acquista abitualmente questa tipologia di beni con picchi importanti per i prodotti alimentari di stagione (più del 97%) e locali (l'88%), le apparecchiature elettriche e elettroniche e i prodotti per l'igiene della casa.

Oltre il 30% del campione si rivelano veri e propri eco-consumatori (precisa scelta di campo a favore di prodotti di qualità e rispettosi dell'ambiente a prescindere da prezzo e marca), più del 50% (il 51,3%) affida la propria scelta alla marca e al punto vendita benché dimostri comunque attenzione alle caratteristiche etiche e ambientali dei prodotti, solo il 18% si dimostrano consumatori insensibili alle tematiche ambientali rimanendo ancorati alle sole certezze di prezzo qualità e sicurezza.  Un dato atteso e assolutamente in linea con altre indagini di settore, mentre a sorpresa scopriamo che nel gruppo degli insensibili troviamo in maggioranza giovani, istruiti, che vivono al Centro Nord.









Tra gli eco-loghi, inoltre, vengono giudicati importanti per determinare adeguate scelte d’acquisto il biologico su tutti (l’88 % del campione lo ritiene molto e/o abbastanza importante) seguito da marchi di tipicità e denominazione d’origine (più dell’86% lo ritiene molto e/o abbastanza importante) e ai marchi del commercio equo e solidale; scarsamente conosciuta invece la dichiarazione ambientale di prodotto (il 18% non sa cosa sia), le certificazioni forestali come l’FSC (il 16% non la conosce) e anche l’Ecolabel (sconosciuta al 15,7%).


Coop: il 70% dei consumatori sceglie prodotti green

Che cosa motiva i consumatori
nella scelta di prodotti ecologici?




Che cosa motiva i consumatori nella scelta di prodotti ecologici? Quanto le strategie di informazione e promozione all’interno dei punti vendita possono incidere su queste scelte? Il ruolo della comunicazione da un lato, i comportamenti dei consumatori dall’altro. Viaggia su questi due assi il progetto Promise (Sostenibilità dei principali impatti dei prodotti attraverso l’eco-comunicazione) sostenuto dalla Unione Europea che vede tra i partner la Regione Liguria, Coop, la Regione Lazio, l’Ervet dell’Emilia Romagna e la Confindustria ligure.




La maggioranza del campione ritiene che si possa definire un prodotto eco-sostenibile in virtù del basso impatto ambientale del processo di produzione (lo afferma l’oltre 77% del campione), delle caratteristiche legate al riciclo o biodegradabilità (più del 67%), risultano comunque abbastanza rilevanti anche il rispetto delle norme etico-sociali (37,20%) e la vicinanza di produzione al luogo di vendita (32,83%).

E comunque la pratica di acquisto di prodotti eco-sostenibili è sicuramente una pratica consolidata all’ interno del campione; il 70% degli intervistati infatti acquista abitualmente questa tipologia di beni con picchi importanti per i prodotti alimentari di stagione (più del 97%) e locali (l’88%), le apparecchiature elettriche e elettroniche e i prodotti per l’igiene della casa.


Se poi nello specifico si vanno a esaminare le scelte d’acquisto del campione circa un terzo (esattamente il 30,5%) si rivelano veri e propri eco-consumatori (precisa scelta di campo a favore di prodotti di qualità e rispettosi dell’ambiente a prescindere da prezzo e marca), più del 50% (il 51,3%) affida la propria scelta alla marca e al punto vendita benché dimostri comunque attenzione alle caratteristiche etiche e ambientali dei prodotti, solo il 18% si dimostrano consumatori insensibili alle tematiche ambientali rimanendo ancorati alle sole certezze di prezzo qualità e sicurezza. Gli entusiasti eco-consumatori sono in prevalenza donne, di età media, con alta scolarità (laurea e/o post laurea), residenti nel Centro Nord.

Un dato atteso e assolutamente in linea con altre indagini di settore, mentre a sorpresa scopriamo che nel gruppo degli insensibili troviamo in maggioranza giovani, istruiti, che vivono al Centro Nord.


Approfondendo su questi l’indagine e andando a misurare il loro livello di consapevolezza, ci si accorge che il 24% di loro dichiara una struttura di processo d’acquisto assolutamente inadeguata rispetto alla loro alta consapevolezza.

Ovvero siamo di fronte a persone che conoscono a pieno i temi ma che mettono in pratica comportamenti poco o per nulla sostenibili.

 

Raccolta dei Rifiuti Elettronici

scritto da BRUNIVERSO 17/08/10 0 commenti

Dalle news di Ecoradio.it


Il nuovo regolamento per la gestione dei Raee (rifiuti elettrici ed elettronici) da parte dei distributori e installatori, approvato con decreto n. 65 dell’8 marzo 2010 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 102 del 4 maggio, consentirà al consumatore la consegna gratuita dei Rifiuti elettronici (Raee) direttamente presso i punti vendita all'atto dell'acquisto di una nuova apparecchiatura elettrica o elettronica (Aee).

A 30 mesi dall'avvio del Sistema Nazionale di gestione dei Raee il provvedimento attua semplificazioni per i negozi, introduce vantaggi per i consumatori e consente eccellenti potenzialità di crescita e di sviluppo della raccolta di Raee in Italia.

A partire dal prossimo 19 maggio, per la precisione, i distributori avranno 30 giorni per iscriversi nell'apposita sezione dell'Albo nazionale Gestori ambientali ed organizzare il ritiro; dal 18 giugno il consumatore potrà quindi conferire gratuitamente il vecchio apparecchio elettronico anche presso il punto di vendita (o al momento della consegna a domicilio), a fronte dell'acquisto di un nuovo analogo prodotto.

Gli esercizi commerciali intraprenderanno un iter semplificato per la gestione dei Raee che ne garantirà il trattamento e il riciclo nel pieno rispetto della sicurezza e dell'ambiente. Nello specifico gli esercizi commerciali potranno stoccare i Raee in modo sicuro e consegnarli presso i Centri di Raccolta per rifiuti elettronici gestiti dagli enti locali 

Sotto il profilo degli obblighi i distributori, compresi coloro che effettuano televendite o vendite online, sono tenuti ad informare i consumatori sulla gratuità del ritiro dei rifiuti elettronici in modo chiaro e di immediata percezione, avvalendosi anche di avvisi ben leggibili situati nei punti vendita. I distributori hanno inoltre l'obbligo di tenere uno schedario numerato progressivamente che deve essere conservato per tre anni dalla data dell'ultima registrazione. Questo modus operandi può rappresentare una soluzione concreta al problema dello smaltimento illecito di rifiuti elettrici ed elettronici, in quanto viene lasciata traccia del percorso del Raee dismesso.



Infatti, una volta riconsegnato al negozio, il rivenditore ha l'obbligo di trasportare il vecchio apparecchio fuori uso fino ai centri di raccolta autorizzati. 


Da qui verranno poi presi in consegna dai Sistemi collettivi come ReMedia, che ne garantiranno il trasferimento presso gli impianti di trattamento e il successivo riciclo. 


Infine l’obbligo di raggruppamento per il trasporto ai centri raccolta e di tenuta del registro sussiterà anche per i Raee “professionali” per distributori, installatori e gestori dei centri di assistenza di apparecchiature professionali che siano stati formalmente incaricati dai produttori di provvedere al ritiro nell’ambito di un sistema di raccolta. 
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Guarda anche la Video-Inchiesta sui Rifiuti Elettronici

... Per una Vacanza Ecosostenibile

scritto da BRUNIVERSO 29/07/10 0 commenti




Dal sito del WWF Italia, un piccolo ma importantissimo vademecum per delle vacanze all'insegna del divertimento e del relax senza dimenticare l'eco-sostenibilità, il rispetto per gli animali e per i luoghi.
"E’ il momento: torna l'estate e porta con sé i nuovi progetti della prossima vacanza. Ancora una volta è il momento perfetto per fermarsi a capire come ogni nostra scelta anche in viaggio possa avere un impatto o essere una risorsa positiva, per l’ambiente.  Sia che tu prediliga le spiagge del Mediterraneo o gli incredibili paesaggi del Grande Nord il tuo viaggio può avere un vasto impatto sull’ambiente naturale. Ma se scelto e condotto responsabilmente il turismo può essere una forza positiva per la conservazione della natura. 

Prova a capire più a fondo il fenomeno del turismo
cosa Produce
cosa Determina
cosa Rappresenta


Per affrontare in modo positivo le tue vacanze, senza rinunciare al tuo benessere, al tuo gusto di viaggiare e di conoscere paesi e popoli, la loro cultura e la natura che li circonda.  Per capirne di più visita le nuove pagine dedicate al viaggiare responsabile.
Segui la nostra semplice guida e potrai non solo avere una splendida vacanza, ma anche aiutare la natura allo stesso tempo…!



Santa Maria di Leuca (photo: Il Sentiero della Natura)
1) Scegli opportunamente la tua destinazione: 

Quando per le tue vacanze ti sposti in aereo stai contribuendo alle notevoli emissioni di anidride carbonica (CO2), causa principale del cambiamento climatico.
Cerca di scegliere delle vacanze vicine a casa tutte le volte che puoi, o scegli delle località che puoi raggiungere con altri mezzi di trasporto. [...]  Ricorda che lo stesso importante problema del pesante carico di emissioni di CO2 dovuto ai viaggi aerei riguarda anche tutti i nostri spostamenti di lavoro e quelli legati al trasporto delle merci. 
Anche in questo caso scegli i mezzi di trasporto a minor impatto tutte le volte che puoi.

2) Come muoverti:

Se proprio devi viaggiare in aereo, puoi calcolare le emissioni di CO2 corrispondenti al tuo viaggio e scegliere alcuni modi di compensare l’impatto determinato dal tuo viaggio e contribuire a rallentare il riscaldamento globale acquistando dei crediti di energia rinnovabile.
Cerca di non prendere auto a noleggio dagli aeroporti, ma di muoverti con i mezzi pubblici, taxi compresi e meglio che mai i treni, tutte le volte che puoi.
Se devi viaggiare in automobile spegni il motore quando sei in sosta o bloccato nel traffico, risparmierai carburante e contribuirai meno alle emissioni di CO2.
Noleggia la bicicletta, non solo sono ecologiche ed economiche, ma sono anche un’occasione per immergersi nel paesaggio, con i suoi colori, profumi e suoni…

Fai una passeggiata! Abituati a gironzolare a piedi, nelle città o in natura, puoi scoprire qualcosa di speciale sul posto in cui ti trovi, percorrendolo a passo lento.
Riduci gli impatti delle tue attività in vacanza evitando sports che hanno un forte impatto sull’ambiente, fai attenzione in particolare a tutti gli sports che prevedono l’uso dei motori e il consumo di carburanti e di acqua in quantità.


3) Scegli il posto giusto in cui stare:

Scegli strutture ricettive che hanno adottato adeguate misure di trattamento dei rifiuti, che riciclano i materiali e fanno la raccolta differenziata, che dispongono di sistemi ad alta efficienza energetica e, dove possibile, che usano fonti di energia sostenibili e rinnovabili. [...]



4) Mentre sei lì...:

Cerca gli itinerari e gli operatori di ecoturismo. Molti Tour Operator ora propongono vacanze che supportano lo sviluppo sostenibile, che cercano di non avere un impatto negativo sul territorio e sull’ambiente e permettono una positiva ricaduta economica dei proventi del turismo sulle comunità locali. Cerca di assicurarti della serietà dei progetti e degli operatori stessi che li promuovono.

Rispetta l’ambiente, resta sui sentieri e sui percorsi segnalati, soprattutto all’interno delle aree protette. Non portar via nessuno degli elementi naturali come souvenir: né piante, né rocce, né conchiglie, né tantomeno animali. Non lasciare mai rifiuti di alcun genere.
Cerca di consumare quantità limitate di acqua, scegli una doccia veloce anziché il bagno. Scegli tutte le volte che puoi contenitori riutilizzabili per l’acqua e se è possibile nel luogo della tua vacanza scegli di bere acqua di fonte o d’acquedotto anziché comperare acqua in bottiglia. Scegli bottiglie di vetro e con vuoto a rendere anziché bottiglie di plastica tutte le volte che puoi.

Limita il più possibile l’uso di energia elettrica inclusa quella per l’aria condizionata e per la produzione di acqua calda. Spegni le luci e assicurati di aver chiuso i rubinetti quando esci dalla tua stanza d’albergo.
Riduci al minimo anche l'uso di prodotti detergenti sia per l’igiene personale che per la biancheria, rinuncia al cambio quotidiano degli asciugamani e delle lenzuola.
Presta attenzione ai rifiuti particolari derivanti dall’igiene personale, non gettare mai nulla nel WC…per non ritrovarteli poi sulla spiaggia!

Ricicla giornali, riviste e i contenitori delle bevande e abituati a ridurre al necessario il tuo uso di sacchetti di plastica e di imballaggi per gli alimenti. Anche al supermercato prova a chiedere al commesso di contenere il numero degli imballaggi per i tuoi acquisti di prodotti freschi.
5) Tornando a casa:

Alcuni souvenir alla fin fine possono costare in termini ecologici molto più di quanto tu non li abbia pagati: pensaci due volte prima di acquistare qualunque oggetto naturale, fatto con parti di animali o piante, conchiglie, avorio o corallo. Tra l’altro oltre che colpire specie a rischio il loro possesso potrebbe essere illegale. [...]

PDF: I Souvenir Vietati.


 

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