Durante i nostri acquisti abbiamo notato come a volte sia veramente impegnativo fare scelte consapevoli. Il nostro obbiettivo è quello di esercitare il
consumo critico, ovvero la pratica di realizzare acquisti che non danneggino né noi e la nostra salute, né le altre persone, né il pianeta.
Per quanto riguarda i prodotti alimentari, ad esempio, è facile imbattersi in prodotti dal punto di vista qualitativo eccellenti ma provenienti da paesi lontani dal nostro e viceversa, come nel caso del nostro Parmigiano Biologico esportato a New York.
Per quanto un
prodotto biologico possa meritare interesse da parte nostra dal punto di vista qualitativo, è bene tenere presenti anche altri fattori durante gli acquisti, come ad esempio la lunghezza della filiera: più un prodotto proviene dal territorio limitrofo e più è ecologico per l'ambiente, richiede meno dispendio di carburanti, energie, forza lavoro, tempo. Se proprio dobbiamo rivolgerci a un prodotto proveniente dall'estero cerchiamo di privilegiare alimenti biologici del commercio equo e solidale, che sostengono i piccoli produttori delle zone del terzo mondo evitando loro la mediazione e la sottomissione imposta dalle multinazionali.
Stessa cosa vale per i prodotti tessili: è meglio comprare del cotone biologico rispetto ad un cotone trattato con coloranti di sintesi, velenosissimi per chi è coinvolto nella lavorazione e, residualmente, anche per chi li indossa. Alcuni marchi famosi se ne sono accorti cominciando a utilizzare nella realizzazione dei propri capi anche cotone biologico (Ikea ha una linea di lenzuola realizzate con cotone non trattato, stessa cosa dicasi per alcuni capi di abbigliamento della catena H&M). Oltre ad acquistare del cotone di qualità, è anche opportuno, laddove questo sia possibile, informarsi sull'etica della casa produttrice nei confronti dei propri dipendenti: molti capi di abbigliamento di marchi prestigiosi del Made in Italy sono realizzati in Bangladesh, Cina, Marocco, paesi dell'est europeo, zone del mondo dove è ancora possibile ridurre letteralmente i lavoratori in condizioni di schiavitù, arrivandoli a pagare fino a un decimo di quanto costa un dipendente occidentale. Quindi bisogna premiare le piccole aziende che investono sulle proprie risorse umane, aziende consapevoli del fatto che solo un'attitudine etica, che tende, innanzitutto, verso la liberazione dell'uomo dalla schiavitù (sia essa fisica, che psicologica, che mediatica), può far progredire il benessere.
C'è poi l'importante questione del
ciclo di vita degli oggetti che acquistiamo.
Quanto e quali parti di prodotto da noi acquistato sono realizzati partendo da materie prime rinnovabili? Che impatto hanno sull'ambiente? Rientrano in un ciclo produttivo che nulla disperde o inquina il pianeta?
Per quanto riguarda i
prodotti per la persona e per l'igiene della casa: che sostanze contengono? Sono inquinanti? Sono 'cruelty free', ovvero non stati testati su animali ? Non sarebbe meglio scegliere prodotti naturali che non inquinino e che non nuociano alla nostra salute?
Per meglio orientare i vostri, nonché i nostri acquisti, abbiamo stilato un
piccolo (provvisorio) decalogo:

1- Compiere gli acquisti nelle zone vicine alla propria abitazione.
2- Acquistare alimenti biologici e certificati
3- Acquistare alimenti da filiera corta o del commercio equo solidale
4- Acquistare il più possibile a km 0
5- Usare i G.A.S. (Gruppi d'acquisto solidali)
6- Acquistare prodotti da aziende 'etiche'
7- Usare prodotti naturali per l'igiene della casa e della persona
8- Usare prodotti a basso impatto ambientale e cruelty free
9- Acquistare prodotti che non derivano da produzioni intensive che 'schiavizzano' animali o persone
10-Usare prodotti realizzati con materie prime rinnovabili
Sul concetto di
sostenibilità e consumo critico vorremmo condividere questa ulteriore riflessione: per tutti i generi di consumo non di prima necessità, l'oggetto più sostenibile che possa esistere è quello che già abbiamo nell'armadio (solo per restare nell'ambito dell'abbigliamento), dal momento che ha già assolto da tempo alla sua 'colpa' in termini di impatto negativo sull'insieme. Qualsiasi altra cosa si vada ad acquistare per integrare o sostituire, in ogni caso comporterà un nuovo 'esborso' da parte del pianeta.
Anche per questa ragione si dovrebbe cercare di frequentare e privilegiare l'acquisto di
materiale usato o rinnovato, in qualsiasi settore.
Cos'altro aggiungere a questo decalogo?
Scriveteci per ampliare insieme a noi la lista dei fattori che rendono un prodotto ecologico, etico e sostenibile!
Quest'articolo è su:
Facebook. Dove abbiamo ricevuto il messaggio di
Luciano Ⓥ Roma , che, nonostante l'articolo di Ban Brook pubblicato alla pagina
Love for the environment, ci ha convinti di più con la sua spiegazione dell'acronimo L.O.V.E.:
"Lo standard L.O.V.E.:
- Local (km 0),
- Organic (biologico certificato),
- Vegan (senza prodotti animali NE' derivati, anche per cose non alimentari),
- Ethic (equo e solidale, privo di sfruttamento).
Penso che finché c'è il monetarismo questo sia il massimo standard possibile, e ve lo segnalo perché mi sono accorto che le cose che cerco hanno sempre tutte e quattro queste caratteristiche, e che se ne manca anche una sola non la compro oppure non sono soddisfatto." (Luciano)