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Visualizzazione post con etichetta prevenzione tumori. Mostra tutti i post
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Vestiti tossici, contenenti sostanze chimiche in grado di provocare cancro e disturbi ormonali, prodotti in Cina e altri paesi in via di sviluppo

Zara, Benetton, Calvin Klein, Levi’s, Marks and Spencer, Diesel, H&M, Armani, C&A, Gap, Esprit e altre griffe internazionali sono sotto accusa dopo la pubblicazione delle analisi di Greenpeace nell'ambito della campagna Detox 2012



Grazie alla campagna Detox 2012 di Greenpeace arriva la conferma che anche i principali brand e le multinazionali della moda confezionano 'vestiti tossici', contenenti sostanze chimiche in grado di provocare cancro e disturbi ormonali.

L'associazione ambientalista ha condotto l'indagine monitorando 20 marchi tra i più diffusi al mondo e acquistando capi di abbigliamento prodotti in Cina e altri paesi in via di sviluppo.
Il risultato? Più di 2/3 dei capi analizzati è stata rilevata la presenza di alchilfenoli, ftalati e nonifenoli etossilati, sostanze chimiche cancerogene e in grado di produrre alterazioni ormonali (responsabili di femminilizzazione dei neonati, disturbi nello sviluppo sessuale, danni ai reni, al fegato, ai polmoni).

L'uso di queste sostanze ha ricadute negative anche sull'ambiente e contribuisce all'inquinamento dei corsi d'acqua sia laddove i tessuti vengono prodotti, sia nel lavaggio domestico. Non si tratta di un aspetto secondario dal momento che le industrie tessili risultano essere la prima causa di inquinamento delle falde acquifere.

Forse non sarà possibile quantificare le conseguenze di questa intossicazione quotidiana e silenziosa. In assenza di una risposta certa l'unica possibilità che abbiamo è quella di modificare sin d'ora le nostre vecchie abitudini, anche per quanto riguarda l'abbigliamento.

Link a: Libera ZARA dalle sostanze tossiche



Che cosa dobbiamo mangiare per stare bene?

scritto da Andrea Vitali 30/04/12 7 commenti




Un'elevata percentuale di tumori e malattie croniche gravi dipendono da ciò che mettiamo in tavola.
La prevenzione comincia dal piatto e dallo stile di vita.

Il benessere è quindi, in buona parte, una questione di scelte. 

Ci chiedete spesso: "quali sono gli alimenti che dobbiamo evitare?" Non abbiamo risposte assolute, una di quelle che ci piace maggiormente è quella del professor Franco Berrino, Direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori:

"Leggi le etichette e se c’è un ingrediente che non conosci non comprarlo. E se tu lo conosci ma la tua bisnonna no, non comprarlo ugualmente." 


A questo aggiungiamo: ciò che compri sia biologico, visto il livello di contaminazione con farmaci, pesticidi e diserbanti delle colture intensive e degli allevamenti (direttamente o indirettamente). E chiaramente non-OGM.
Ultimo, non per importanza: scegli di nutrire te stesso con alimenti per produrre i quali non si arrechi danno al pianeta e ad altre forme di vita.

Un'ottima traccia in questo senso è rappresentata dalla doppia piramide alimentare che mette in relazione gli alimenti con l'impatto ambientale arrivando a una conclusione che possiamo definire olistica: gli alimenti che più fanno bene alla salute hanno 'costi' ambientali più bassi rispetto agli alimenti meno indicati per il nostro benessere.

Vi segnaliamo anche la rubrica sugli OGM di Valore Alimentare.

Noi e la Terra, UNA cosa sola. Molto più di quanto si possa ancora immaginare.


Riflessione nata da uno scambio su Facebook con Maria Di Lallo, che ringraziamo per lo spunto.





Fumo passivo: Automobili come Camere a Gas

scritto da Andrea Vitali 01/07/10 6 commenti





Il fumo passivo trasforma l'abitacolo delle automobili in un autentica camera a gas.

E' il risultato cui è giunto il guppo di ricerca allestito dal Laboratorio per la Ricerca sul Fumo Passivo, la Regione Veneto e le Aziende Sanitarie di Treviso e di Adria, pubblicata sulla rivista scientifica Epidemiologia & Prevenzione.


IL FUMO PASSIVO IN AUTOMOBILE

In macchina l'esposizione ai rischi del fumo passivo è molto più elevata di quanto si pensi. 
L'abitacolo dell'autovettura infatti si trasforma in un autentica camera a gas esponendo la salute dei passeggeri (fumatori o non) a gravi danni con rischi addirittura immediati qualora tra i passeggeri ci siano bambini, si soffra di asma o cardiopatie.
L'alibi del finestrino abbassato non regge, la ricerca dimostra infatti che una buona parte degli inquinanti cancerogeni non lascia l'abitacolo per diverso tempo (si legga in proposito l'articolo sul fumo di terza mano).


SMOG ALL'ENNESIMA POTENZA

Per giungere a queste conclusioni il gruppo di ricerca ha effettuato misurazioni molto precise.
Al momento dell'accensione di una sigaretta l'ambiente all'interno dell'abitacolo satura immediatamente con una miscela di veleni che fa impallidire il peggiore degli smog urbani, composta da polveri sottili PM2,5 e PM10, monossido di carbonio, benzene e altri composti organici volatili.
Le polveri sottili in particolare arrivano ad aumentare fino a 500 microgrammi al metro cubo, oltrepassando più di 10 volte i limiti imposti dalle normative europee.
In pratica lo stesso limite che fa disporre il blocco delle auto e certifica l'aria come irrespirabile, ma moltiplicato per 10...


ABBASSARE IL FINESTRINO SERVE A POCO

L'accortezza di abbassare il finestrino non è sufficiente a rendere l'abitacolo meno insalubre. I valori di polveri sottili infatti restano 4 volte più alti rispetto alla soglie di attenzione. Le cose non migliorano nemmeno col passare del tempo, visto che 10 minuti dopo l'accensione della sigaretta i livelli sono ancora elevatissimi e abbondantemente oltre le soglia di attenzione. Chiudiamo con le parole di Giovanni Invernizzi, esperto pneumologo che ha coordinato la ricerca: "Non esistono attualmente possibilità di difendersi dal fumo passivo se si fuma in auto. E questo vale anche per chi fuma dato che il fumo passivo è un fattore di rischio aggiuntivo che si somma al danno dell’esposizione alle sigarette durante tutta la giornata."






Un approccio olistico 
al vizio del fumo 
è in grado di dare risultati sorprendenti...

Come? Lavorando ogni giorno sulla relazione tra stile di vita e fumo.

Secondo una visione olistica il fumo non va cosiderato un nemico da combattere: spesso si consuma buona parte dell'energia nello scontro frontale, con risultati che possono rivelarsi controproducenti.
Allo stesso tempo il fumo non va ignorato.
Si può invece lavorare sul 'terreno' della persona,  introducendo progressivamente elementi (alleati) virtuosi nello stile di vita e nelle abitudini alimentari.


Un tale approcio, in un 'sistema' olografico qual è l'essere umano, è in grado per osmosi di produrre l'inversione di tendenza determinando l'indebolimento dell'abitudine dannosa, fumare, che perderà potere a tutto vantaggio della salute!

Per essere concreti cominceremo questo percorso spiegando come introdurre nella dieta quodidiana alimenti in grado di ridurre i rischi per la salute.

Successivamente ci concentreremo sugli alimenti e fitocomplementi in grado di supportare e accompagnare l'organismo nel processo di disassuefazione alla nicotina e quindi sull'importanza del movimento e dell'attività fisica.


COMINCIARE A RIDURRE I DANNI DEL FUMO A TAVOLA

E’ sempre più diffusa la consapevolezza che a tavola ci si gioca un'importante fetta della propria salute. Anche per quanto riguarda fumare, l'alimentazione gioca un ruolo importante. Infatti si ha ad oggi  la conferma scientifico-medica che alcuni cibi possono giocare un ruolo determinante nel proteggere l'organismo dai danni del fumo.
Esiste ad esempio un gruppo di alimenti in grado di ridurre la possibilità di ammalarsi di cancro al polmone.
Si tratta dei cibi ricchi di folati, i sali dell'acido folico o vitamina B9. Il più recente ed autorevole studio in proposito lo ha realizzato Steven Belinsky ed è stato pubblicato su Cancer Research lo scorso gennaio. E' con questo studio che ho avuto conferma di molte personali riflessioni.


           I FOLATI CONTRO IL FUMO

I folati riducono il processo di metilazione dei geni critici. In sostanza riducono la probabilità di mutazioni del DNA, alterazioni genetiche alla base del tumore al polmone.
I folati non andrebbero assunti attraverso integratori (nel caso dei folati sono addirittura pericolosi in quanto mascherano carenze di B12 con conseguenze imprevedibili sul sistema nervoso). La natura del resto è generosa e ce li propone abbondanti e in ogni stagione in molte delle sue 'creazioni': verdure a foglia verde, legumi, semi oleosi e frutti sono ricchi di folati.



Cibi crudi e freschi ricchi di folati

I cibi freschi e crudi sono di gran lunga la scelta migliore, per qualità e quantità di vitamine, folati in particolare. Vanno scelti accuratamente, di provenienza certa e possibilmente da coltivazioni biologiche. 

In ordine di abbondanza, sulla tavola devono sempre esserci:

- verdure verdi a foglia, di ogni specie.
- legumi germogliati o anche solo germinati (soia, lenticchie e ceci sono l'iedale, ultradigeribili, adatti per contorni e insalate).
- cereali integrali in chicchi.
- frutta fresca.
(per quest' ultimi vale sempre la raccomandazione teorica di non abusarne, dico teorica perchè sono ancora troppo spesso assenti dai pasti degli italiani).

Ad esempio:

- spinaci crudi in insalata (buonissimi, meglio ancora in insalate miste: forniscono da soli ben 150-193 μg per 100g)
- lattuga romana 179 μg
- indivia e scarola 46-156 μg
- germogli di soia  140-172 μg
- barbabietole rosse (squisite spellate e tagliate a fettine in insalata) 101μg

- rucola
- germe di grano 20g ovvero 2 cucchiai colmi contengon 66 μg
- lattuga cappuccio verde 79 μg
- noci 66
- pinoli 57
- fiocchi d' avena 51-56 μg
- sedano-rapa 51 μg
- uova 50 μg

- pomodori 40 μg
- ravanelli 38 μg,
- cavolo rosso 32-34 μg
- arance 31-43 μg
- fragole 30 μg
- clementine 26 μg
- prezzemolo 10g contengono 13 μg.



I folati nei lieviti

Un' altra fonte di abbondanti  folati è il lievito di birra fresco in panetti (312μg in un panetto di 25g) il cui uso però è da sconsigliare per la presenza di saccaromiceti vivi in grado di avviare potenti fermentazioni con produzione di anidride carbonica. In alternativa si potrebbe optare per il lievito secco in polvere dietetico (attenzione parliamo sempre di prodotti biologici e naturali), molto più praticabile e ancor più ricco in folati: 313 μg in un cucchiaio di 8g.


I migliori metodi per la cottura dei cibi

La miglior cottura per cereali e legumi è quella in pentola a pressione, per le verdure quella a vapore. Pressione e vapore sono i metodi di cottura più sani e in grado di preservare le sostanze vitali.
La bollitura in acqua è la più distruttiva, arrivando a far perdere dal 50% al 90% delle sostanze utili.
La cottura al microonde non la prendo nemmeno in considerazione in quanto contro natura e fortemente indiziata di essere dannosa per la salute dell'uomo.
Si veda quindi come a seconda del metodo di cottura scelto, le sostanze (in particolare i folati), possano arrivare o meno a 'destinazione'.  Non è un fattore di poco conto visto che spesso si tende a cuocere troppo e male.


Folati di origine animale

Solo per completare il quadro è opportuno dire che i folati sono presenti nel fegato degli animali e nella carne in genere, il cui consumo quotidiano è altamente sconsigliato per le note limitazioni nutrizionali e tossicologico-preventive (rischi epidemiologici e formazione di amine eterocicliche da cottura)
Sono presenti nei derivati del latte, ma anchei in questo caso non è auspicabile un consumo su base quotidiana.
La vitamina B9 viene sintetizzata anche dalla flora batterica intestinale.
Da qui l'importanza di un'alimentazione naturale e consapevole, che sostenga la salute e la funzionalità dell'intestino evitando quei cibi che danno luogo a fenomeni di fermentazione e putrefazione (carne, latticini, insaccati).



Fonte:
AAVV*: Multivitamins, Folate and Green Vegetables Protect against Gene Promoter Methylation in the Aerodigestive Tract of SmokersCancer Research, Gennaio 2010 (doi: 10.1158/0008-5472. CAN-09-3410)
Christine A. Stidley, Maria A. Picchi, Shuguang Leng, Randy Willink, Richard E. Crowell, Kristina G. Flores, Huining Kang, Tim Byers, Frank D. Gilliland, Steven A. Belinsky.





La prima azienda consumatrice di zucchero al mondo è l'industria alimentare, e questo appare anche ovvio. Ma non tutti sanno quale sia la seconda azienda consumatrice di zucchero: l'industria del tabacco.
Certo, non ci sono altre grandi aziende che possano impiegare questo elemento, ma fa riflettere comunque il dato che l'industria del tabacco sia una 'grande' consumatrice di zucchero. Che poi venderà sotto forma di sigarette, sigari, tabacchi per pipa.

Ma com'è possibile che ci sia lo zucchero nel tabacco?

Fin dalle origine della produzione del tabacco è stato impiegato lo zucchero, o meglio si creava zucchero naturale, simile alla glassa e alla resina delle piante, durante il processo di essiccazione delle piante di tabacco. In aggiunta a questo naturale processo spesso i produttori di tabacco hanno impiegato dello zucchero nella produzione del tabacco stesso. 

Perché è grave l'impiego di zucchero nella produzione di tabacco?

L'impiego dello zucchero chimico e la presenza di dolcificanti densi naturali nel processo di essiccazione delle foglie di tabacco sono nocivi per la salute e principale causa di tumore a gola e polmoni. La viscosità del composto infatti ostruisce le vie arteriose, le vene, complicando la respirazione del fumatore.

Quella dello zucchero nel tabacco è una leggenda metropolitana?

No, non lo è. Tanto è vero che negli anno '70 in Inghilterra la questione era sulle prime pagine dei giornali. Discussa da medici, produttori di tabacco ed opinione pubblica. E 'quando nel 1972 il governo britannico annunciò l'imminente pubblicazione della lista dei tassi di catrame e nicotina delle sigarette inglesi il London Sunday Times pubblicò un commento polemico in prima pagina. Criticavano il fatto che questi elenchi sono spesso ingannevoli e citavano studi che dimostrano che i tabacchi inglesi fatti essiccare ad aria calda, e quindi ricchi di zucchero, possono comportare un serio rischio di malattie polmonari gravi, anche se contengono poco catrame e poca nicotina.' (Da SugarBlues. Il mal di zucchero di W. Dufty. Macro ed. pag. 232)  

Su un'altra rivista britannica, del marzo 1973, dal nome Notizie del mondo medico apparve la notizia che in media nelle sigarette veniva aggiunto un 5% di zucchero in più rispetto al già 20% di zucchero (saccarosio) presente naturalmente nel tabacco. La percentuale sale fino al 20% per i sigari e persino un 40% per il tabacco da pipa. Per questo motivo il sigaro se aspirato fa ancora più male, perché è quasi per il 50% zucchero. Così come certe merendine fatte con zucchero come ingrediente principale, soltanto che nel caso dei fumatori la cosa si aggrava perché viene fumato.

Potete vedere una lista degli ingredienti di una sigaretta (carta e filtro compresi) a questo link: Ingredienti Philip Morris. In fondo alla tabella i dati sullo zucchero aggiunto.

Inoltre, proprio perché è saccarosio, quello presente nelle sigarette, nei sigari e nel tabacco crea dipendenza. E questo contribuisce alla dipendenza già creata dalla nicotina, la droga che porta il fumatore a non poterne fare a meno. Ma è solo una dipendenza come le altre. Eliminata la sostanza, dopo poco tempo non se ne sente più la mancanza fisicamente, anzi si sta meglio e si vuol continuare a stare meglio. Resta una dipendenza psicologica, alla quale più si dà importanza più cresce, meno la si considera centrale e più svanisce, lasciando spazio ai benefici sul corpo: si è più belli, rilassati, giovani, scattanti, felici, energici.

La consapevolezza sullo zucchero nelle sigarette l'ho avuta da quando ho letto il libro sopra citato, prestatomi da Andrea: SugarBlues. Il mal di zucchero di W. Dufty e di cui si parla anche nell'articolo:
Quando il veleno è dolce ovvero i danni dello zucchero raffinato.








Il cibo spazzatura dilaga anche in Italia dove, secondo Coldiretti, il 41% dei bambini ne è dipendente. Ad aggravare il quadro il 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura.

Dati inquietanti considerando che, secondo l'ultima indagine 'Okkio alla Salute' del ministero della Salute già più di un bambino su tre di età compresa tra i 6 e gli 11 anni pesa troppo, mentre il 12,3% dei bambini è obeso e il 23,6% è in sovrappeso, soprattutto a causa delle cattive abitudini alimentari. 

Il quadro è desolante e il gioco fin troppo evidente: bambini oggi 'educati' alla dipendenza e al sovrappeso, con ottime probabilità saranno domani adulti deboli psicologicamente (quindi 'consumatori' ideali), fisicamente malati e candidati a trattamenti farmacologici a vita. 
Un'alimentazione a base di carne e cibi raffinati industriali e povera di verdure crude, frutta e legumi è infatti responsabile di patologie cardiovascolari, tumori, invecchiamento precoce. 


L'ULTIMO STUDIO: PAROLA ALLE NEUROSCIENZE


Cibi raffinati, hamburger, patatine fritte, bibite e merendine dolci, ossia il cibo-spazzatura, creano una dipendenza simile a quella da nicotina e droga. E' quanto ha scoperto un'equipe di ricercatori Usa che ha rivelato su Nature Neuroscience i meccanismi che danno vita al vincolo e a vere e proprie crisi di astinenza quando si cerca di smettere di mangiare i piatti piu' saporiti ma meno salutari. Gli autori della ricerca, Paul Johnson e Paul Kenny, dell'Istituto Scripps a Jupiter in Florida, lo hanno dimostrato trasformando ratti di laboratorio in consumatori compulsivi di cibi-spazzatura. 

Hanno osservato cosi' che, come nella dipendenza da fumo e droga, anche in quella dal cibo-spazzatura si indebolisce l'attivazione dei circuiti cerebrali della ricompensa, che in condizioni normali scattano immediatamente quando si vive un'esperienza piacevole. Alle cavie sono state date bacon, salsicce, dolci e cioccolato. Gli animali hanno cosi' gradito il nuovo cibo spazzatura che sono rapidamente ingrassati. In poco tempo e' precipitata la loro sensibilita' alla ricompensa, proprio come avviene in chi e' dipendente da droghe. I ricercatori hanno anche appurato che nei ratti come nell'uomo, la dipendenza impedisce di interrompere l'assunzione di una sostanza anche quando e' chiaro che questa e' pericolosa per la salute. Hanno cosi' associato il consumo dei cibi ipercalorici alla comparsa di un segnale luminoso e a un dolore ad una zampa: non appena si accendeva la luce i ratti normali rinunciavano volentieri allo stuzzichino pur di non provare dolore, mentre i ratti obesi e dipendenti continuavano a mangiare. 


Fonti: AGI, AdnKronos

Cosmesi tossica: parabeni e cancro

scritto da Andrea Vitali 22/03/10 0 commenti





Sono seriamente sospettati di essere cancerogeni. 


I parabeni sono un gruppo di elementi chimici usati come conservanti in molti cosmetici di uso quotidiano e farmaci. Si possono trovare negli shampoo, nelle creme idratanti, nelle ciprie e nei fondotinta, nei deodoranti antiperspiranti, nei gel da barba, nei lubrificanti, nei farmaci topici, nelle creme solari, nei prodotti per l'igiene dei bambini e nel dentifricio. 
Alle volte vengono anche impiegati come additivi nei cibi. 
Si trovano persino in molti prodotti spacciati per 'ecologici' e 'naturali' 


Questi composti e i loro sali vengono impiegati principalmente per le loro proprietà battericide e funghicide. La loro efficacia come conservanti combinata al loro basso costo probabilmente spiega come mai siano così spesso usati.









I sei principali parabeni che si possono trovare nelle formulazioni in commercio sono



- methylparaben, 
- ethylparaben, 
- propylparaben, 
- isobutylparaben, 
- butylparaben,
- benzylparaben



É stato dimostrato che i parabeni penetrano nella pelle e possono essere rintracciati nel sangue anche per qualche minuto dopo l'applicazione. Inoltre, l'uso cosmetico di queste sostanze comporta la penetrazione nei tessuti corporei senza il passaggio attraverso il processo digestivo, per cui queste sostanze permangono intatte all'interno del tessuto.



L'industria cosmetica assicura che i parbeni sono assolutamente sicuri e sostiene che è necessaria una approfondita ricerca che provi il contrario.
D'altro canto però non sono mai stati condotti degli studi sugli effetti di lungo peridoo di nessuno di queste sostanze, per non parlare degli effetti di 10, 20 o 100 sostanze chimiche che interagiscono nel corpo.


TUMORE AL SENO


Uno studio condotto dalla dott.ssa Dabre e da un team di ricercatori dell'Università di Reading, ha scoperto la presenza di parabeni nel tessuto mammario di 18 su 20 pazienti che soffrivano di tumore al seno. Secondo la dott.ssa Dabre, la presenza dei parabeni nel tessuto cancerogeno della mammella è un fatto da non sottovalutare, poiché è stato dimstrato come i parabeni possano mimare l'azione degli estrogeni e farebbero parte quindi di quella classe di sostanze chimiche denominate xenoestrogeni. 
Purtroppo, a causa delle dimensioni ridotte, lo studio della dott.ssa Dabre non è sufficiente per stabilire una correlazione certa fra parabeni e tumore alla mammella. Tuttavia, lo studio è sufficiente a dimostrare che queste sostanze si accumulano nei tessuti.


INVECCHIAMENTO DELLA PELLE

Un altro studio è stato condotto per verificare la relazione fra parabeni e danneggiamento cutaneo.
Alcuni ricercatori giapponesi hanno studiato gli effetti del metilparabene (methylparaben), comunemente usato come antisettico in molte preparazioni cosmetiche.
Questo ingrediente, che già nel passato era stato collegato a allergie cutanee e sensibilizzazioni della pelle occasionali, è al momento presente in almeno 3559 prodotti cosmetici, così come evidenziato dall' Enviromental Working Group.
Il team di ricerca ha applicato il metilparabene sulla pelle dei soggetti sottoposti al test in quantità simili a quelle contenute nei prodotti cosmetici. Quidi la pelle è stata esposta a 30 millijoules di raggi ultravioletti per centimetro quadrato, una quantità pari a quella media di esposizione durante la stagione estiva.
Dal test è risultato che circa il 19% delle cellule cutanee esposte era morta, mentre il tasso di mortalità delle cellule cutanee dove non era stato applicato il metilparabene era di circa il 6%.

[... continua su: Natur Medica...]





Traduzione di un video su Health Video. 
Traduzione a cura di Stefano Pravato per Disinformazione.it.

I parabeni sono un gruppo di sostanze chimiche usati come conservanti in molti prodotti per la cura personale, quali lozioni, shampoo, creme solari, fondotinta e gel da bagno. Servono ad impedire la crescita di batteri e altri organismi nella confezione, ma agiscono anche come estrogeni deboli. In alcuni studi, l’esposizione ad estrogeni ambientali, per esempio i parabeni, è stata associata a un maggiore rischio di cancro al seno.



L’altro gruppo di sostanze chimiche, ftalati, può essere presente nei prodotti per unghie e capelli, e include i gel, le mousse e gli spray per capelli, nonché le creme e le lozioni per la pelle. Queste sostanze chimiche sono usate per favorire l’assorbimento del prodotto d parte della pelle, ma sono stati associati ad alcuni difetti alla nascita e al cancro. Come i parabeni, anche questi sembrano alterare gli ormoni naturali del corpo, il che, a sua volta, può aumentare il rischio di cancro al seno.

Estrogeni, ftalati e parabeni possono depositarsi nei tessuti nel tempo e lentamente alterare le cellule sane. La dottoressa Gray suggerisce che questo sia il motivo per cui le teen-ager e le adolescenti sono le più suscettibili ai loro effetti dannosi in quanto, dopo anni di utilizzo, ci può essere danno cumulativo. 
“L’adolescenza è il periodo in cui il seno si sviluppa, e pertanto si tratta chiaramente di un periodo in cui l’esposizione c’entra nello sviluppo del cancro al seno 20/30 anni dopo,” dice la dottoressa Gray.

Per fortuna, alcune compagnie hanno iniziato a fare passi decisi nel rimuovere queste sostanze chimiche dai loro prodotti. OPI, Orly e Sally Hansen, per esempio, hanno tolto i ftalati da tutti I loro prodotti per unghie. E molte altre grandi aziende cosmetiche stanno seguendo le loro mosse. 

“La riformulazione per rimuovere le sostanze chimiche pericolose è molto meglio che discettare su quanto sia OK usare queste sostanze nei lucidi per unghie,” dice Jeanne Rizzo, un’infermiera professionale ed
executive director del Breast Cancer Fund (fondo per il cancro al seno) che ha sede a San Francisco.


La dottoressa Gray assegna un piccolo compito per casa: scoprire quali sono i prodotti più sicuri da usare. Alcuni siti web, come Safe Cosmetics, elencano quelle aziende che hanno promesso di rimuovere queste sostanze chimiche dai loro prodotti. Inoltre, cercate di usare minor makeup e lozioni per diminuire l’esposizione e forse abbassare la quantità di sostanze chimiche che si depositeranno nel vostro corpo nel tempo. 
“Non è che ogni volta che vi mettete il rossetto ciò provochi il cancro”, dice la dottoressa Gray. “Ma è l’effetto cumulativo di anni di rossetto, lozioni e altri rischi ambientali.” 

Inoltre, educate i teen-ager e i bambini sulle ragioni per cui mettersi troppo makeup o usare troppi prodotti per la cura dei capelli possa essere pericoloso.
 
“Il makeup è una parte della nostra cultura,” dice la dottoressa Gray. “Ma se intendete farne uso, siate consapevoli che state inserendo sostanze chimiche nel vostro corpo.”





Dopo decenni in cui solo pochi coraggiosi 'eretici' si azzardavano a mettere in discussione il primato (e la stessa necessità) della carne a tavola, oggi anche gli studi più avanzati e le indicazioni in campo medico 'ufficiale' concordano: il consumo abituale di carni rosse e insaccati costituisce un elevato fattore di rischio per la salute ed è co-responsabile dell'aumento costante delle patologie degenerative.


L'ultimo allarme proviene dall AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) che a Milano, nel corso di una conferenza stampa, ha presentato i risultati di un indagine svolta su un campione di 600 persone. 

Il dato che emerge, al di la delle cattive abitudini alimentari degli italiani, è la non consapevolezza per il 70% degli intervistati della relazione tra alimentazione e tumori e la ferma presunzione di non commettere errori alimentari.

I dati:
  • il 9% dichiara di mangiare insaccati o carni rosse almeno una volta al giorno;
  • il 56% li mangia almeno 3/4 volte a settimana.
  • ne deriva un buon 65% a elevato rischio (non solo di tumori ma di patologie cardiovascolari e invecchiamento precoce);
  • il 49% ritiene di non commettere errori alimentari e addirittura esclude la relazione tra alimentazione e patologia 'scaricando' la responsabilità sull'inquinamento atmosferico...
  • a completare il quadro, un dato desolante sul consumo di frutta e verdura: solo il 10% ne assume in quantità adeguata e regolarmente.
Tutti questi elementi, uniti agli altri fattori di rischio (fumo, alcol, sedentarietà), compongono un quadro poco rassicurante e impongono a chi si occupa di salute, a qualsiasi livello questo avvenga, di divulgare capillarmente queste notizie e diffondere quanto più possibile la cultura della prevenzione. 
Con la consapevolezza che la 'marea' è fortissima, che gli interessi di chi produce e commercia sono enormi, non ultimi gli interessi di chi produce i farmaci necessari a curare malattie che semplicemente non esisterebbero con una educazione adeguata in famiglia e un' informazione (anche medica) non manipolata.

                             
Tabella delle carni nere, rosse e bianche. 

Sono bianche le carni degli animali da cortile: polli, galline, capponi, anitre, tacchini, faraone, piccioni, oche, conigli. 

Le carni rosse sono quelle degli animali da macello: bovini, bufalini, ovini, equini, caprini, suini. 

La selvaggina rappresenta le carni nere: cinghiale, cervo, capriolo, fagiano, pernice, quaglia, anitra selvatica.

NB: Il vitello NON è carne bianca!















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