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Sono alla moda e vantano schiere di adepti in costante aumento, non fosse che per la martellante azione mediatica che le sostiene.

Le diete iperproteiche (come Dukan, Atkins, Tisanoreica, dieta a zona, paleo dieta e molte altre varianti) vengono adottate da milioni di persone attirate dalle promesse di una forma fisica migliore (leggasi: dimagrire) e di un presunto stato di benessere.


Eppure proprio sui regimi alimentari iperproteici la scienza negli ultimi anni sta puntando i riflettori.
Ultimo, ma solo in ordine cronologico, uno studio dell' University of Sydney che ha sperimentato 25 distinti profili dietetici in laboratorio per valutare i riscontri su appetito, salute metabolica, invecchiamento e aspettativa di vita.

Ottenendo quanto segue:

  • le cavie sottoposte a un'alimentazione ricca di carboidrati e povera in proteine mangiavano di più, vivevano più a lungo e in salute; 
  • le cavie sottoposte a un'alimentazione ricca di grassi vivevano di meno; 
  • le cavie sottoposte a un'alimentazione ricca di proteine mangiavano di meno, erano magre ma presentavano la salute generale peggiore (soprattutto cardiaca) e un'aspettativa di vita inferiore.


Non sorprende che le osservazioni effettuate sulle cavie siano del tutto sovrapponibili a quelle, altrettanto recenti, condotte dal professor Longo sugli esseri  umani, di cui abbiamo scritto nell'articolo Carne, latte e formaggi pericolosi come le sigarette.

Arriva così la conferma scientifica che le diete iperproteiche, già sotto accusa per l'impatto ambientale che le rende insostenibili per il pianeta, si rivelano altrettanto insostenibili per la salute e il benessere dell'uomo.

L'ossessione per le proteine, soprattutto quelle animali, è un mito ancora duro a morire ma mostra ogni giorno di più tutti i propri limiti, grazie anche alla scienza che da almeno 20 anni non fa che mettere in evidenza gli aspetti deleteri di questo approccio nutrizionale.



Le diete iperproteiche sono un bersaglio particolarmente facile ma c'è da ricordare che le abitudini alimentari del mondo occidentale, anche in assenza di diete specifiche, sono improntate su un modello iperproteico  imposto da interessi e convinzioni errate. 
Con effetti sulla salute ormai del tutto evidenti.


Link:
Protein and carbohydrates outweigh calorie counting: major research from Charles Perkins Centre


Dopo aver parlato diffusamente delle contraddizioni presenti nell'uso del latte vaccino, oggi parliamo della valida alternativa rappresentata dalle bevande vegetali. Alternativa gustosa e completa dal punto di vista nutrizionale, il latte vegetale, in particolare quello estratto da cereali, è l'ideale a colazione o nelle preparazioni in cucina che prevedano l'utilizzo di latte vaccino.
Ma è proprio necessario sostituire il latte vaccino? La risposta è no: il latte vaccino non contiene nutrienti essenziali.


Le alternative vegetali in compenso sono alimenti completi e non presentano le controindicazioni del latte di origine animale essendo infatti privi di: colesterolo, lattosio, caseina, proteine e grassi animali. Sono quindi utili in tutti i casi di intolleranze (quella al latte vaccino è di gran lunga la più diffusa), allergie, coliti, acne, infezioni respiratorie, arteriosclerosi, osteoporosi.
Dal punto di vista nutrizionale sono ricchi di vitamine, proteine, zuccheri semplici, fibre e minerali.

In generale è bene diffidare del latte vegetale 'rinforzato' con vitamine, calcio e quant'altro, dal momento che questi supplementi da un lato non dovrebbero essere necessari, dall'altro sono spesso non assimilati dal nostro organismo. Allo stesso modo diffidate di qualsiasi preparazione vegetale cui sia stato necessario aggiungere aromi e/o dolcificanti.

Passiamo ora in rassegna le principali alternative al latte vaccino.



LATTE DI SOIA: PROTEINE E SOSTANZA

Dal punto di vista proteico è il più simile al latte vaccino. Moderato dal punto di vista calorico,elemento che lo rende adatto a diete ipocaloriche. Il contenuto in grassi è modesto e vi si trovano prevalentemente grassi poliinsaturi (incluso omega-3).
Contiene vitamina B1 e ferro in quantità significative, il doppio rispetto al latte vaccino.

Rispetto ai latti vegetali estratti da cereali il latte di soia ha un gusto meno 'attraente', il che rende spesso necessario dolcificarlo. Non a caso lo si trova in commercio aromatizzato al cacao, alla vaniglia o alla frutta.

Ci sono due controindicazioni al consumo intenso di latte di soia.
La prima controindicazione è la provenienza: la soia presente in commercio è OGM ad eccezione della soia di provenienza biologica. Pertanto è importantissimo, se non ci si vuole alimentare in modo transgenico, non acquistare latte di soia che non sia di origine biologica.
La seconda controindicazione è la presenza di fitoestrogeni, che se assunti costantemente sono sospettati di procurare: tumore al seno nella donna, riduzione del desiderio sessuale e della fertilità nell'uomo. Contiene inoltre nichel (allegenico) e acido fitico (inibitore dell'assimilazione di minerali).

Per queste ragioni è bene non utilizzare quotidianamente il latte di soia, e in generale tutti i prodotti a base di soia. Fermo restando il valore nutrizionale di questo alimento.

Il latte vegetale di soia non contiene glutine per cui è indicato in presenza di celiachia.
Lo si può utilizzare per preparare dolci e in cucina in sostituzione del latte vaccino.



LATTE DI RISO: PER GLI AMANTI DEL DOLCE

Particolarmente ricco di zuccheri semplici, prontamente disponibili. Rispetto al latte di soia presenta un contenuto inferiore di proteine. E' il latte vegetale meno grasso, contiene buone quantità di grassi poliinsaturi, fibre e vitamine A,B, D, minerali.

Molto gradevole in estate, quando lo si può bere fresco. Il gusto è particolarmente dolce, aspetto elemento questo non sempre gradito al palato specialmente a chi è portato a seguire un'alimentazione naturale equilibrata. Alimentazione in cui il 'dolcificare' viene ridotto a favore di una completezza nutrizionale che integra la parte dolce attraverso tutti gli alimenti presenti in natura.
Al latte di riso, come ad altri latti vegetali, viene spesso aggiunto olio di girasole. Anche in questo caso è importantissimo che si tratti di materie prime di origine biologica con spremitura a freddo.


Lo si può utilizzare per preparare dolci e in cucina in sostituzione del latte vaccino.

Il latte vegetale di riso non contiene glutine per cui è indicato in presenza di celiachia.



LATTE DI AVENA: LEGGERO E DELICATO

Si tratta di un latte vegetale nutriente ed energetico, poco grasso e dal modesto contenuto calorico. Contiene proteine, fibre, vitamina E, acido folico, potassio.

Ideale per chi soffre di arteriosclerosi e per abbassare il rischio di malattie coronariche. L'avena infatti, grazie alla presenza di betaglucano costituisce un'antagonista naturale al colesterolo 'cattivo' LDL. Agisce inoltre favorevolmente sui livelli di glucosio e sulla risposta insulinica, elemento questo che la rende indicata in caso di diabete.
E' inoltre diuretica, tonica e rinfrescante.

Come gli altri latti vegetali a base di cereali è naturalmente ricco di zuccheri semplici, in grado di portare energia disponibile senza sovraccaricare il metabolismo.


Ha un gusto delicato, morbido e naturalmente dolce, senza raggiungere il livello per taluni eccessivo del latte vegetale a base di riso. In cucina sostituisce molto bene il latte vaccino.

Anche per il latte vegetale a base di avena valgono le raccomandazioni sulla provenienza biologica. Ma questo non dovrebbe essere un problema dal momento che sul mercato al momento si trova solo in questa forma.


LATTE DI MANDORLE: ENERGIA PURA

Si tratta di un latte vegetale caratterizzato da una significativa presenza di grassi poliinsaturi, fibre, vitamina E e calcio. Agisce favorevolmente sul sistema cardiovascolare.

Il latte di mandorla inoltre è una bevanda ipercalorica e altamente energetica la cui assunzione è assimilabile a quella della frutta secca.

Non andrebbe pertanto 'abusato' ma per questo viene incontro il prezzo, mediamente molto più elevato rispetto alle altre preparazioni di latte vegetale.

Il gusto del latte di mandorle è molto intenso, particolarmente gradevole se bevuto fresco in estate. Qualora risultasse troppo marcato è possibile miscelarlo con latte di riso o avena per ottenere una bevanda altamente dissetante ed equilibrata sotto tutti i punti di vista.

Menzione particolare in cucina, dove il latte di mandorle può essere utilizzato per la preparazione di un ottimo gelato.


LATTE DI FARRO: RICOSTITUENTE COMPLETO

Dal farro si ottiene un latte vegetale caratterizzato dalla presenza di proteine e ricco di vitamine (A, B, C, E) e minerali (calcio, potassio, magnesio e fosforo). Come gli altri cereali anche il latte di farro contiene grassi poliinsaturi e fibre insolubili. Il latte di farro è il più naturalmente ricco di calcio, il che lo rende un valido alleato nella prevenzione dell'osteoporosi. Per l'equilibrio energetico e la completezza nutrizionale è indicato agli sportivi, a chi pratica attività intense e alle persone debilitate.

Il gusto del latte di farro è naturalmente dolce e denso, può essere bevuto freddo o utilizzato caldo per preparare un cremosissimo cappuccino d'orzo.

Il latte di farro per la sua densità si presta particolarmente all'utilizzo in cucina.






L'olio di semi di Canapa è un alimento dalle straordinarie proprietà nutrizionali, nonchè un eccellente supplemento dietetico nella pratica medica.

La sua composizione rispecchia in tutto e per tutto le qualità stupefacenti che abbiamo illustrato nell'articolo dedicato ai semi di canapa.

Per le sue caratteristiche l'olio di Canapa è utilizzabile alla stregua di un vaccino nutrizionale, ideale per la prevenzione grazie ai benefici portati al sistema immunitario nonchè come valido rimedio antinfiammatorio per la cura di molte affezioni ad andamento cronico-degenerativo.


La proporzione perfetta: Omega6 - Omega3

La qualità più importante di quest'olio è senza dubbio la presenza di acidi grassi essenziali polinsaturi Omega 6 -Omega 3 nella proporzione migliore per l'essere umano: nessun altro alimento in natura è infatti in grado di garantire una proporzione 3:1, rapporto raccomandato dalle ricerche mediche e dalle più avanzate teorie in ambito di nutrizione.

I regimi dietetici occidentali sono sbilanciati anche per quanto riguarda gli acidi grassi insaturi, con rapporto Omega 6 - Omega 3 mediamente superiore a 10:1.
Questo sbilancio ha impatto sulla salute cardiovascolare, sulle funzioni mentali, su patologie respiratorie e cronico-degenerative e sui processi infiammatori alla base di buona parte delle malattie.

Un bilanciamento di tale rapporto, che può essere ottenuto attraverso un'alimentazione naturale e consapevole, costituisce un'eccellente base di prevenzione ed è in grado di sostenere un miglioramento di tutte queste patologie.



Perchè l'olio di canapa è migliore rispetto agli altri integratori di acidi grassi

La principale differenza tra l'olio di semi di canapa e gli altri olii utilizzati per l'integrazione dietetica di acidi grassi polinsaturi sta ancora una volta nell'eccezionale e unico rapporto tra Omega 6 e Omega 3, poco sopra descritta.


Tabella comparativa acidi grassi in olii vegetali

Passando in rassegna altri olii molto 'quotati' troviamo infatti che l'olio di borragine non contiene Omega 3 (ma contiene tracce di tossine naturali che col tempo possono danneggiare l'organismo).
Gli integratori di Omega 3 a base di olio di pesce sono ottenuti mediante processi di estrazione chimici e possono soffrire dell'inquinamento tipico del pesce (mercurio, diossina, metalli pesanti) che alla lunga sono molto pericolosi per la salute.

L'olio di lino, fin troppo 'osannato', presenta rispetto all'olio di canapa un rapporto invertito e quindi sfavorevole tra Omega6 - Omega 3 e può contenere linamarina, potenzialmente tossica.



Naturalmente antiossidante e immunomodulante

Nell'olio di canapa sono presenti quantità significative di Vitamina E, antiossidante naturale; fitosteroli e cannabinoidi (specialmente CBD, Cannabidiolo) che secondo le più recenti acquisizioni medico-scientifiche hanno un'importante funzione di modulazione per quanto riguarda il sistema immunitario e le funzioni cognitive.
L'olio di canapa è anche ricco di fibre, sali minerali, oligoelementi preziosi (calcio, potassio e magnesio) e carboidrati, tutti elementi che lo rendono ancor più un integratore completo e dal notevole profilo energetico.



Indicazioni e principali effetti benefici sul metabolismo: l'esperienza del dott- Jonas

Nel corso della sua attività il dott. Jonas Elia, medico chirurgo specializzato in pediatria e neuropsichiatria infantile, dichiara di aver ottenuto risultati eccellenti grazie all'intetgrazione alimentare di olio di canapa in caso di:

- artrosi e artriti;
- patologie autoimmuni e sclerosi multipla;
- tendenza a sviluppare cisti e polipi;
- ipercolesterolemia e problemi nella funzionalità epatica;
- dermatiti atopiche e affezioni cutanee in genere (psoriasi, herpes, eritemi, ecc..) ;
- patologie a carico del tratto gastro-intestinale;
- ipertensione arteriosa e altre vasculopatie;
- patologie tipicamente femminili quali cisti ovariche, disturbi del ciclo, fibrocisti mammarie;
- tumori;
- disturbi del linguaggio e caratteriali, autismo, nevrosi, depressione;
- dolori muscolari e articolari;
- cardiopatie e aterosclerosi;
- convalescenza a seguito di ictus o infarto.

Il dott. Jonas suggerisce un apporto quotidiano di olio di semi di canapa nella misura di:

- un cucchiaino da tè al giorno in funzione preventiva (da sospendere solo nei mesi più caldi);
- da uno a 3 cucchiai da tavola da distribuire nella giornata per terapie d'attacco per una risposta ottimale nel caso in cui si vada a curare (o coadiuvare una cura per) una patologia già presente.

La raccomandazione è valida ed efficace sui bambini, sugli adulti e sui centenari che hanno preservato con una sana contotta di vita la propria salute psicoemofisica.


L'olio di semi di canapa a tavola

Il suo sapore ricorda la nocciola, è molto gradevole e va utilizzato a crudo per preservarne intatte le straordinarie qualità nutritive e virtù terapeutiche; può quindi accompagnare insalate, cereali, zuppe, pasta ecc.. al posto o a fianco dell'olio extravergine di oliva. L'olio di canapa è rigorosamente spremuto a freddo e viene venduto prevalentemente nei negozi di alimentazione biologica, va tenuto lontano da fonti di calore e luminose e una volta aperto si conserva in frigorifero.



Olio di semi di canapa e THC

Vale lo stesso discorso fatto sui semi di canapa ma in casi simili è sempre utile ripetersi.
L'olio di semi di canapa contiene una percentuale infinitesimale di THC (meno di una parte su un milione), il principio responsabile dell'effetto psicoattivo della marjiuana.

Il che significa che per avere un effetto tossico da questo alimento (analogo a quello che si ottiene con un solo spinello), occorrerebbe berne una quantità intorno ai dieci litri al giorno...




Rimandiamo al nostro articolo sui semi di canapa per ulteriori approfondimenti e ringraziamo il sito Modin per la ricchezza di informazioni in materia e la ricca bibliografia.

Perchè l'uomo beve il latte vaccino?

scritto da Andrea Vitali 11/11/10 76 commenti




L'uomo
è l'unico essere vivente che assume latte dopo lo svezzamento,
è l'unico essere vivente che assume il latte di un altro mammifero.
Perchè l'uomo beve il latte vaccino?



In questo articolo cercheremo di mettere in evidenza le contraddizioni che accompagnano il consumo di uno degli alimenti più amati e diffusi al mondo e dei derivati dell'industria casearia. Ci serviremo di passaggi logici e intuitivi, di dati oggettivi e di argomentazioni ancora troppo poco diffuse.


COS'E' IL LATTE?

La Natura ha dotato i mammiferi di ghiandole mammarie in grado di secernere e fornire ai propri cuccioli un liquido, il latte, necessario a garantire al 'lattante' tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno nella primissima parte della propria vita.

La stessa Natura, sapientemente, ha assemblato per ogni specie una specifica formulazione di questo super-alimento.
Il latte dei primati è prevalentemente acquoso e povero di grassi e proteine; un alimento adatto alla relazione di stretta dipendenza madre-neonato e a poppate molto frequenti e di modesta entità.
Il latte di tutti gli altri mammiferi è caratterizato da una densità alta e un contenuto proteico e lipidico molto elevato; questo trova spiegazione col fatto che le mamme si distaccano immediatamente dal cucciolo e passano la maggior parte del tempo distanti. Per cui nei brevi intervalli in cui si ricongiungono con il neonato devono erogare molta energia (che faccia anche da riserva) e saziarli in breve tempo.
Dopo lo svezzamento le ghiandole mammarie cessano naturalmente di produrre latte e il piccolo può cominciare progressivamente ad assumere gli alimenti adatti biologicamente alla propria specie.
Con l'interruzione dell'allattamento si riduce notevolmente anche la produzione di lattasi, enzima che consente di digerire il lattosio contenuto nell'alimento. La 'lattasi-insufficienza' è quindi responsabile della elevata quantità di intolleranze al lattosio.


Nessun mammifero in Natura prosegue a bere latte dopo lo svezzamento, tantomeno quello di altre specie.
Nessuno tranne l'uomo!
Il quale, oltre a continuare ad alimentarsi con una sostanza da neonati, lo fa consumando in abbondanza latte di mucca e formaggi, alimenti caratterizzati da una composizione sbilanciata per le necessità umane: in eccesso di proteine, grassi saturi, calcio, sali minerali e con rapporti svantaggiosi tra qualità di proteine e calcio/fosforo.
Non a caso il latte vaccino è destinato a far sviluppare un vitello fino al peso di 300 kg in pochi mesi!


 Il LATTE FA BENE ALLE OSSA?

Una delle leggende metropolitane sul latte più radicate e dure a morire è quella secondo cui il latte (e i formaggi, grana padano o parmigiano in testa) sia necessario all'alimentazione umana perchè '"fa bene alle ossa".
Consigliatissimo ai bambini per crescere bene, agli adulti per prevenire l'osteoporosi, a chiunque perchè si tratta di un alimento 'completo'!
Vediamo ora perchè le cose non stanno esattamente così.

Un classico esempio di plagio mediatico
Si tratta, nel solco della miglior tradizione manipolatoria, del classico esempio di sovvertimento della realtà.
Il latte contiene, come una miriade di altri alimenti, buone quantità di calcio. Ora, uno dei più importanti fattori nella perdita di calcio sono le diete sbilanciate sulle proteine (in particolare di origine animale), di cui il latte è ricco: il metabolismo delle proteine del latte determina infatti il 'sequestro' di quantità di calcio dalle ossa superiori a quelle apportate.

Questa dinamica elementare spiega perchè in paesi dove il consumo di latte è modesto o assente non si conoscono malattie come l'osteoporosi mentre nei paesi dove se ne fa largo uso l'osteoporosi colpisca con incidenza elevata.
Questa del sequestro del calcio è una caratteristica peculiare connessa all'assimilazione di proteine di origine animale e pertanto va associata anche al consumo di carne e pesce.


E così, ancora una volta, si rivela molto più importante evitare le 'dispersioni' piuttosto che aumentare l'apporto di calcio.

Si può quindi dedurre che il mantra che abbiamo sentito ripetere infinite volte, secondo cui "il latte fa bene alle ossa", si rivela quantomeno azzardato. Numerosi studi (in calce all'articolo una significativa bibliografia) lo confermano nonostante sul 'fronte' medico accademico continui a perdurare un assordante e colpevole silenzio in materia. Per contro, nessuno studio medico-scientifico ha mai dimostrato in modo chiaro alcuno degli eventuali benefici apportati dal consumo di latte e derivati.

Tornando al nostro funzionamento, il 'debito' generato quotidianamente dall'assunzione di proteine animali può esserre compensato fino all'incirca ai 35-40 annidi età dal metabolismo. A partire da questa età però la quantità di calcio richiesta dall'organismo dall'esterno è maggiore ed è necessario limitarne il più possibile le perdite.
Una vita sana, il movimento fisico regolare e un' alimentazione naturale equilibrata garantiscono il mantenimento dello stato di salute e un'eccellente prevenzione contro l'osteoporosi.


Ma se elimino il latte, da quali alimenti lo prendo il calcio?

Il calcio è presente ovunque, nell'acqua che beviamo ad esempio. Le erbe officinali sono ricchissime di calcio (salvia, rosmarino, basilico). Cereali e pane integrali, verdura e legumi, semi oleosi contengono mediamente più calcio di quanto ne contenga il latte!
Del calcio (così come delle vitamine) bisogna preoccuparsi esclusivamente se si è soliti consumare regolarmente proteine di origine animale: latticini, carne e pesce.
C'è anche da sottolineare che un organismo sano è in grado di mantenere in equilibrio la concentrazione di calcio indipendentemente da quanto se ne assume.

Per alcuni ricercatori esiste concretamente la possibilità di una sintesi, o meglio, di una trasmutazione grazie alla quale si produrrebbe la trasformazione di un elemento tra quelli disponibili in calcio.
A questo proposito si legga l'interessantissimo articolo pubblicato su Disinformazione, Louis Kervran: storie di ordinaria...rimozione; si tratta in ogni caso di evidenze che la 'scienza' non può ne vuole ancora prendere in considerazione.

IL LATTE E' UN ALIMENTO DIGERIBILE?

Il 'cucciolo' d'uomo dal momento dello svezzamento smette di produrre lattasi, l'enzima necessario alla digestione del latte. Da quel momento non ne sintetizzerà più per tutta la sua vita e perderà quindi la capacità di digerire in modo appropriato il latte di qualsiasi altra specie animale.
Questo dato di fatto è alla base di molti disturbi connessi al consumo di latte: coliti, disbiosi intestinali (e conseguente malassorbimento dei nutrienti e depressione del sistema immunitario), intolleranze e allergie.
Si stima che più di 2/3 della popolazione mondiale (c'è chi dice anche 3/4) sia intollerante a questo 'non alimento' e una proporzione anche più elevata presenti problemi di salute riconducibili al consumo di latte.


IL LATTE FA BENE ALLA SALUTE?

Detto delle ossa, del calcio e dell'osteoporosi poco sopra, elenchiamo brevemente altri problemi di salute riconducibili al consumo abituale di latte.

Carenze di ferro: il latte è responsabile di perdite ematiche nel sistema digerente.
Grassi Saturi: il latte contiene grassi saturi difficili da smaltire e colesterolo che affaticano le funzionalità di fegato, cistifellea, cuore. Può quindi favorire l'insorgenza di arteriosclerosi, eczemi, otiti, sinusiti, perdite vaginali, catarro, muco, cellulite e cisti.
Coliche addominali, diarrea e stitichezza: responsabili di malassorbimento dei nutrienti presenti nel cibo che mangiamo, disidratazione e astenia, asma e problemi cutanei.
Disbiosi intestinale: frequente nelle diete ad elevato tenore di proteine animali, inficia notevolmente le capacità di difesa del sistema immunitario.
Allergie: il latte è uno dei più diffusi allergeni rilasciando durante la digestione quantità elevatissime di antigeni responsabili di allergie.
Diabete: anticorpi contro proteine del latte vaccino sono responsabili della distruzione di cellule beta pancreatiche che producono l'insulina.
Cancro: la presenza dell'ormone della crescita IGF-1 sembra essere in relazione con l'accrescimento rapido di masse tumorali.
Acidosi metabolica: un'alimentazione ricca di proteine animali predispone a questa condizione dannosa per tutte le funzioni vitali; un 'terreno' acido predispone all'insorgenza di patologie acute, croniche e degenerative. Anche un eccesso di proteine vegetali è responsabile di stati di acidosi.

Infine il latte da produzione intensiva veicola notevoli quantità di sostanze tossiche:

- farmaci di ogni tipo, in prevalenza antibiotici, cortisonici, anabolizzanti, antidolorifici, antidiabetici;
- ormoni della crescita;
- liquidi organici quali sangue, feci e pus;
- sostanze di sintesi assimilate con i mangimi quali diserbanti e pesticidi.

Si stima che in Italia una percentuale compresa tra il 20% e il 40% di mucche venga 'dopata' illegalmente per tutto l'arco della propria esistenza per evitare di contrarre malattie e produrre più latte. Questo tipo di trattamento intensivo accorcia notevolmente la vita del bovino e mette seriamente a rischio la salute di chi, in buona fede, ne berrà il latte.


L'INDUSTRIA 'DOPATA' DEL LATTE

Uno sguardo disincantato sul processo produttivo del latte, affermatosi anche in Italia nella seconda metà del '900 sulla base dell'esempio degli allevamenti intensivi americani e ben lontano dalle immagini distorte della pubblicità in cui si propinano immagini di felici bovini al pascolo.

Le mucche, tipico esempio di animale da 'reddito, sono allevate con metodo intensivo e costrette a produrre fino a 10 volte la quantità che la Natura ha previsto per alimentare il proprio vitello. Per aumentarne la produttività vengono alimentate con 'bombe' proteiche (innaturali per degli erbivori) e imbottite di farmaci quali antibiotici al fine evitare di contrarre mastiti e altre malattie conseguenti lo stress cui vengono sottoposte. Capitolo a parte merita il Posilac, o somatotropina bovina ricombinante, ormone della crescita modificato geneticamente prodotto da una delle aziende più criminali del pianeta: Monsanto. Attualmente è utilizzato negli Stati Uniti mentre è vietato in Canada, Europa e numerosi altri paesi, sebbene Monsanto spinga periodicamente per invadere anche queste aree. Ciononostante esiste un 'antidoping' anche per le mucche nostrane e i risultati sono tutt'altro che rassicuranti: l'elenco dei farmaci e delle molecole proibite riscontrate ricorda un prontuario farmaceutico e l'utilizzo del Posilac (facilmente reperibile da oltreoceano o dai paesi dell'estremo oriente) è dato per certo. La percentuale di bovini dopati si attesta tra il 20% e il 40%. Per tutti gli altri è comunque consentito l'uso di farmaci entro certi limiti. Morale: tutte queste sostanze finiscono anche nei prodotti finiti: latte, carne, formaggi.

Tornando all'allevamento, in queste condizioni di stress òa vita media di una mucca da latte non supera i 6 anni di età, la stessa mucca al pascolo vivrebbe intorno ai 20 anni.
Un altro aspetto agghiacciante è quello relativo al destino dei vitelli, strappati letteralmente al seno della propria madre per evitare che ne sugga il latte e costretti a vivere in gabbie strettissime e ad alimentarsi con una dieta insufficiente in modo da renderli anemici e ottenere così carni più chiare e sfibrate (tenere...), tanto richieste e amate dai consumatori.


ALLORA, PERCHE' L'UOMO BEVE LATTE DI MUCCA?

Nell'immediato dopoguerra un'imponente, continua, assillante campagna mediatica ha reso il latte vaccino il prodotto che conosciamo oggi.
Fino ad allora veniva consumato saltuariamente e i formaggi erano prevalentemente ovini.
L'importazione del modello di allevamento intensivo dagli Stati Uniti d'America fece intravedere guadagni prima impensabili ai produttori e determinò la necessità di 'creare' un popolo di consumatori. Si fece così una propaganda senza precedenti a favore di un alimento coinvolgendo i mezzi di comunicazione e la classe medica, che fu indottrinata a dovere.


Ancora oggi molti medici, noncuranti del progresso compiuto dalle ricerche che ribaltano tutti i dogmi calati dall'alto, sono soliti suggerire per piccoli e adulti l'assunzione regolare di latticini come base di un'alimentazione corretta. Il caso dell'osteoporosi è persino imbarazzante e sintomatico di un modello di formazione obsoleto e di un'attitudine presuntuosa (o, siamo sempre li, interessata: più malati più soldi).

Oggi l'industria del latte è un carrozzone che fatica a mantenersi in piedi, specialmente in Italia, per il sovradimensionamento e la contemporanea presenza delle quote latte. Succede così che, paradossalmente, importiamo latte da altri paesi. La qualità è sempre più scadente, e non potrebbe essere altrimenti. Inoltre consapevolezze come quelle che state leggendo in questo articolo sono sempre più diffuse e prese in considerazione.
Ma gli interessi economici di un'industria così importante non guardano in faccia a niente, tanto meno alla salute e al benessere dei consumatori. La 'baracca' deve andare avanti e ingenti somme di denaro pubblico vengono periodicamente sottratte alle casse dello stato per finanziare questo mercato.

Da non sottovalutare l'aspetto 'dipendenza'. Questo è dovuto alla presenza di polipeptidi in grado di stimolare la produzione di endorfine in grado di indurre una sensazione di benessere.
Esiste inoltre un importante aspetto affettivo di dipendenza alimentato dallo stesso fatto di prolungare oltre l'età neonatale l'assunzione di 'liquido materno'. Il non saper fare a meno di latte in età adulta influisce anche a livello psichico ad alimentare forme di dipendenza.


di Andrea Vitali - En.Theos


Principali riferimenti bibliografici.

Visto che l'argomento è molto delicato e che mettere in dicsussione il latte è atto ai limiti dell'eresia, visto che potrà capitare di ricevere sberleffi se non addirittura insulti... Dovrete rendere conto di quanto affermate e dovete, in fin dei conti, anche a voi stessi un minimo di verifica e di supporto scientifico.
Chiudiamo quindi con una breve ma significativa carrellata di riferimenti bibliografici consultabili su PubMed, una delle librerie più fornite e autorevoli di pubblicazioni in ambito bio-medico.

- Sellmeyer DE, Stone KL, Sebastian A, Cummings SR A high ratio of dietary animal to vegetable protein increases the rate of bone loss and the risk of fracture in postmenopausal women. Study of Osteoporotic Fractures Research Group, Am J Clin Nutr 2001 Jan; 73(1):118-22
- Feskanich D, Willett WC, Stampfer MJ, Colditz GA Protein consumption and bone fractures in women, Am J Epidemiol. 1996 Mar 1;143(5):472-9
- Feskanich D, Willett WC, Stampfer MJ, Colditz GA Milk, dietary calcium, and bone fractures in women: a 12-year prospective study, Am J Public Health 1997 Jun; 87(6):992-7
- Kanis JA, Johansson H, Oden A, De Laet C, Johnell O, Eisman JA, McCloskey E, Mellstrom D, Pols H, Reeve J, Silman A, Tenenhouse A A meta-analysis of milk intake and fracture risk: low utility for case finding, Osteoporos Int. 2004 Oct 21; [Epub ahead of print]
- Frassetto LA, Todd KM, Morris RC Jr, Sebastian A. Worldwide incidence of hip fracture in elderly women: relation to consumption of animal and vegetable foods, 2000 Oct;55(10):M585-92.
- Hegsted DM. Fractures, calcium, and the modern diet, Am J Clin Nutr. 2001 Nov;74(5):571-3
- Abelow BJ, Holford TR, Insogna KL. Cross-cultural association between dietary animal protein and hip fracture: a hypothesis, Calcif Tissue Int. 1992 Jan;50(1):14-8.
- Zemel MB, Schuette SA, Hegsted M, Linkswiler HM Role of the sulfur-containing amino acids in protein-induced hypercalciuria in men, J Nutr 1981 Mar;111(3):545-52.
- Hegsted M, Schuette SA, Zemel MB, Linkswiler HM Urinary calcium and calcium balance in young men as affected by level of protein and phosphorus intake, J Nutr 1981 Mar;111(3):553-62.
- Zemel MB: Calcium utilization: Effect of varying level and source of dietary protein.Am J Clin Nutr 1988; 48: 880-883. -Linkswiler HM, Zemel MB, Hegsted M, Schuette S: Protein-induced hypercalciuria. Fed Proc 1981; 40: 2429-2433.


Cereali per l'estate: Orzo e Miglio

scritto da BRUNIVERSO 06/06/10 0 commenti


Alla pagina Cereali per l'estate: Cous Cous e Bulgur
un articolo su altri due buonissimi cereali.

In questo: Orzo e Miglio!

Foto tratta dal sito Cottoecrudo.com
ORZO
L'orzo è un cereale antico impiegato meno di altri nell'alimentazione umana diretta, molto di piu invece nelle produzioni industriali (produzione di malto per l'industria panificatoria e della birra).

I negozi specializzati di agricoltura biologica hanno l'innegabile merito di aver valorizzato l'orzo per la preparazione di minestre, da solo, accompagnato a legumi e anche per la preparazione di gustosissime insalate estive. Ecco allora che allora anzichè utilizzare il classico riso si può impiegare dell'orzo.

In commercio si trovano 2 varietà: l'orzo perlato, privato dei tegumenti esterni e di buona parte dei suoi nutrienti principali e l'orzo mondo (o decorticato), completo da un punto di vista nutrizionale, da preferire senza dubbio alla varietà perlato.
L'orzo presenta un contenuto equilibrato di carboidrati, proteine e grassi con un maggior contenuto in fibre rispetto al riso. Ha proprietà rinfrescante, diuretica, depurativa. Rafforza la milza, favorisce la digestione, promuove la diuresi e disintossica. Accelera la rimarginazione delle ulcere del tratto digerente. L'orzo inoltre svolge un'importante azione modulatrice sulla funzione intestinale ed è particolarmente amato dalle donne per i suoi effetti prodigiosi sulla luminosità della pelle. L'orzo germinato ha la proprietà di arrestare la lattazione.

Foto dell'orzo e ricetta corrispondente, da Cottoecrudo.com, alla pagina: Insalata d'orzo con verdure, frutta, olio di nocciole e timo.



MIGLIO
 (In foto il tortino di miglio preparato da noi)
Il miglio è un cereale molto antico, forse il più antico nella storia dell'alimentazione umana. Originario dell'Asia dove cresceva spontaneo. veniva raccolto e cercato dall'uomo prima ancora che si potesse parlare di agricoltura.

Costituisce la base dell'alimentazione per diverse popolazioni dell'Africa e dell'Asia, mentre in Europa si è progressivamente persa la tradizione del suo utilizzo. Anche qui occorre erigere un piccolo monumento ai negozi specializzati di agricoltura biologica, che l'hanno riproposto ai loro clienti contribuendo ad arricchirne la tavola e in senso più generale a recuperare il concetto di biodiversità, come nel caso di tutti gli altri cereali antichi. 

Il miglio non presenta naturalmente glutine e pertanto può essere consumato da chi soffre di celiachia. Dal punto di vista nutrizionale presenta un 4% di grassi, un buon contenuto di proteine e carboidrati e circa un 3% in fibre e poi lecitina, fosforo, ferro, silicio, vitamine A e B.

In sostanza si tratta di un cereale che fornisce un ottimo apporto di energia anche se inferiore all'avena (di gran lunga il cereale che apporta maggiore energia).
Questa composizione lo rende utile al nostro organismo per svariate motivazioni: diminuisce e neutralizza l'acidità, combatte l'anemia, cura disfunzioni di pancreas e fegato, rinforza la memoria grazie al contenuto in lecitina e fosforo e ha un effetto positivo su unghie, capelli e pelle per il contenuto in silicio.


Olio di Germe di Grano

scritto da BRUNIVERSO 0 commenti

Del germe di grano abbiamo già parlato nell'articolo Germe di Grano: benefici e proprietà.

Qui vogliamo concentrare l'attenzione sull'olio che si estrae a freddo da questo prezioso alimento: l'olio di germe di grano. Per produrre un solo kg di olio di germe di grano occorrono mille kg di frumento. 

Come ogni olio consideriamo di qualità solo quelli spremuti a freddo senza solventi mediante processi meccanici, perché solo questo procedimento non altera le proprietà degli alimenti che si prestano alla trasformazione nel loro derivato viscoso.

L'olio di germe di grano contiene: Lectina, provitamina A, vitamine B, B12, D, E e Ferro. 


E' antiossidante per la presenza di tocoferoli naturali ed acido linoleico. Contiene elementi minerali come il rame, il magnesio, il calcio ed il fosforo.
E' utile sia per uso alimentare che per uso cosmetico.
Concorre in entrambi i casi alla buona idratazione della pelle, rallentandone l'invecchiamento ed al rafforzamento del sistema immunitario. Leggete i paragrafi per il dettaglio.


OLIO DI GERME DI GRANO PER USO ALIMENTARE

Pressando il germe di grano si ottiene l'omonimo olio che rappresenta la migliore fonte alimentare di vitamina E. L'olio di germe di grano ad uso interno contribuisce ad arricchire l'alimentazione e la dieta quotidiana di vitamine, oligoelementi e acidi grassi insaturi.

E' consigliato ai bambini nella fase di crescita, agli anziani per rafforzare il sistema immunitario, per gli sportivi e per chi compie sforzi mentali come gli studenti o le figure professionali particolarmente impegnate mentalmente. Previene i disturbi cardiocircolatori, in particolare i processi aterosclerotici.
Anche ad uso interno apporta benefici alla pelle del viso e del corpo. Ed anche alla salute dei capelli. Essendo la vitamina E rigenerante della membrana cellulare degli organi interni del corpo umano. Si consiglia l’assunzione di 1 o 2 cucchiaini, come condimento a colazione o a pranzo e preferibilmente a fine pasto per una migliore assimilazione. Viene venduto come integratore alimentare.
Aiuta a prevenire l'arteriosclerosi ed aiuta a mantenere bassi i livelli di colesterolo nel sangue.


OLIO DI GERME DI GRANO PER USO COSMETICO

Per uso esterno l'olio di germe di grano viene usato per la salute e la cosmesi della pelle.
Emolliente ed idratante restituisce elasticità alla pelle non più giovane e sana quella maltrattata da inquinamento e fumo.
Il germe di grano ad uso cosmetico aiuta ad eliminare le macchie solari dal viso ed a gestire le disfunzioni epidermiche come couperose ed arrossamenti.

Molto indicato anche per placare i disagi presenti in caso di eczemi e dermatiti. Particolarmente indicato per la pelle secca ed irritata da vento, freddo e sole.
L'olio di germe di grano può essere usato sulla pelle del viso per proteggerlo dal freddo in inverno e dai raggi solari in estate: rafforza grazie la sua composizione il naturale film idrolipidico della pelle del viso e del corpo. Indicato anche per la cura dei capelli: l'olio di germe di grano restituisce salute e lucentezza ai capelli secchi e soggetti a stress (fumo, smog).



'Occhio non vede, gola non duole'
(Francesca G.)


Condividiamo quest'articolo del Corriere della Sera sul Sentiero perché rispecchia molte delle nostre riflessioni sull'alimentazione.

In particolare fa riflettere su come non esista una cattiva alimentazione, ma soltanto cattive abitudini alimentari. Se cambiano le condizioni che creiamo intorno a noi, in modo naturale cambieranno anche i nostri atteggiamenti.

Indurre amorevolmente e con le dovute accortezze un comportamento sano, attraverso strategie logiche e motivazioni di cuore, è il modo più naturale e semplice per migliorare la qualità della nostra dieta, la qualità della nostra vita in ogni campo.



La dieta «lontano dagli occhi, lontano dallo stomaco»

Modificare l'organizzazione della cucina
può contribuire significativamente
al successo di un regime alimentare

Milano - Il concetto base di due ricerche presentate da Brian Wansink al congresso Experimental Biology 2010 di Anaheim, in California, è semplice e molto logico: lontano dagli occhi, lontano dallo stomaco. In altre parole, se davvero si vuole che una dieta abbia buone probabilità di riuscita, bisogna ricorrere a piccoli stratagemmi «ambientali», modificando un po' la cucina in modo da ridurre la probabilità di mangiare cibi poco salutari o porzioni troppo abbondanti. 

SERVIRE IL CIBO – Il ricercatore, che dirige il Food and Brand Lab della Cornell University, sostiene da anni che per stare a dieta sia più semplice e soprattutto efficace cambiare l'organizzazione della cucina, il modo in cui serviamo i cibi e li conserviamo in dispensa piuttosto che tentare disperatamente di rispettare i diktat di diete ferree. Gli studi presentati ad Anaheim lo confermerebbero: il primo, dall'evocativo titolo «Serve here, eat there» (Servi il cibo qui, mangialo altrove), dimostra ad esempio che la gente mangia il 20 per cento di calorie in meno se deve prendere il cibo dal bancone della cucina.
Lo studio ha coinvolto 78 persone a cui di volta in volta veniva data la possibilità di servirsi da vassoi in tavola o appoggiati sul piano di lavoro, non direttamente alla portata dei commensali. È bastato rendere un minimo faticoso il gesto di riempirsi il piatto per veder crollare i consumi: meno 20 per cento di calorie per pasto, con gli uomini che addirittura tagliavano l'introito energetico del 29 per cento (evidentemente perché sono più pigri delle donne). Perché se tocca alzarsi per fare il bis il più delle volte si abbandona il proposito.
Un trucco semplice ma efficace: «Il concetto “lontano dagli occhi, lontano dallo stomaco” può essere applicato anche in positivo, ad esempio lasciando a portata di mano cibi sani e nascondendo quelli più calorici. È più facile prendere una mela dal bancone della cucina che cercare una fetta di dolce nel frigo», sintetizza Wansink.

AMBIENTE – L'efficacia dei trucchetti «ambientali» è confermata dal secondo studio del ricercatore, stavolta su 200 volontari a cui sono stati dati consigli di tre tipologie diverse: per cambiare l'ambiente della cucina, per modificare il comportamento alimentare, per cambiare la scelta dei cibi.
Ebbene, chi aveva ricevuto i consigli “ambientali” restava a dieta un paio di giorni in più rispetto agli altri, e non è poco: «Se una persona riesce a seguire una dieta per venti giorni, come è accaduto a queste persone, se ne possono cominciare a vedere gli effetti», dice Wansink. Chi ha modificato un po' la cucina e il modo di gestirla, racconta il ricercatore, nell'arco di tre mesi ha perso oltre mezzo chilo per ogni suggerimento seguito. Perché, ad esempio, sostituire il cioccolatino con una carota o dire addio alle patatine fritte è assai più difficile che usare piatti piccoli, con cui viene automatico servirsi porzioni mignon.
Altri accorgimenti? Riorganizzare la dispensa nascondendo i cibi meno sani, togliere di mezzo ciotole colme di caramelle, non tenere la televisione in cucina: secondo gli studi di Wansink la tv ci distrae, tanto che senza accorgercene finiamo per mangiare qualche boccone di troppo. Così, ad esempio, sarebbe buona regola spegnere il cellulare a tavola: non solo per educazione, ma anche perché durante la telefonata potrebbe venir voglia di piluccare qualcosa dal piatto. 

«MINDLESS EATING» - L'esperto americano, che da anni studia l'argomento, ha infatti ideato una teoria in proposito, chiamata “Mindless eating”: in sostanza, mangiamo troppo senza accorgercene. Tanti piccoli elementi concorrono a farci abbuffare senza che ce ne rendiamo conto, dal poter prendere il cibo dal vassoio in tavola al piatto grande che viene spontaneo colmare con porzioni abbondanti. Intervenendo su questi fattori si riesce a stare a dieta meglio e si perdono davvero i chili di troppo, per di più senza sforzo, secondo Wansink. «La dieta migliore è quella di cui non ti rendi conto», è infatti il motto del ricercatore, che ha anche aperto un sito, mindlesseating.org, dove oltre agli studi scientifici a supporto della sua teoria si possono trovare corsi per le scuole, consigli pratici e pure un test per capire se siamo “mangiatori senza consapevolezza”.
Con spirito imprenditoriale tutto americano, Wansink ha perfino messo a punto piatti, portafrutta, dispenser “col limitatore” e oggetti vari per mettere in pratica la dieta ambientale. Che, almeno di là dall'oceano, sta facendo sempre più proseliti. 

Elena Meli per il Corriere della Sera.



Cereali per l'estate: Cous Cous e Bulgur

scritto da Andrea Vitali 17/05/10 4 commenti

Foto tratta da Cottoecrudo




Con il caldo si sa, diminuisce il nostro appetito e naturalmente siamo portati a consumare cibi che ci permettono di recuperare sali minerali, vitamine, acqua, mantenendo l'energia necessaria per tutte le nostre attività.

In particolare frutta, verdura, ma anche alcuni cereali possono accompagnarci nel periodo estivo.
Oltre alla pasta, prodotta con semola di grano duro o integrale, ma anche con farro e kamut (con le varianti riso e mais per chi è celiaco), alcuni cereali si prestano particolarmente ad acompagnare le verdure in pietanze normalmente servite fredde.
Un articolo interessante sulle proprietà, gli aspetti botanici e nutritivi è I cereali: i sette fratelli.

In quest'articolo parliamo di  Cous Cous (grano) e Bulgur. Nella pagina Cereali per l'estate: Orzo e Miglio altri due gustosissimi cereali! 

COUS COUS

Il cous cous è un piatto tipico del Maghreb a base di grano duro.
In Italia il grano duro viene impiegato prevalentemente per la produzione della semola utilizzata per la produzione della pasta oppure, se rimacinata, per la produzione di pane di grano duro, in altri paesi che si affacciano al Mediterraneo (Sicilia inclusa) l'utilizzo più diffuso del grano duro è nel cous cous.

E' composto da grano duro spezzato in piccoli pezzi e precotto, il che significa che bastano pochi minuti per cuocerlo, a seconda delle ricette, in acqua o brodo bollente.
Il cous cous può essere consumato semplicemente condito con olio extravergine di oliva e sale (oppure con una delle le varianti macrobiotiche gomasio, miso, shoyu o tamari) per fare da accompagnamento ad altre pietanze al posto del pane, oppure pensando alla cucina nordafricana insieme a verdure, carne o pesce. Può essere insaporito in cottura con spezie come curcuma e curry, cipolle, carote, zucchine e accompagnato a diversi legumi e in particolare ai ceci (costituendo in questo modo un piatto unico a base di cereali e legumi).

Questi piatti possono anche essere accompagnati con alcune salse, di cui la più nota è l'harissa, una salsa piccante ottenuta mescolando peperoncino secco tritato, aglio, coriandolo, sale, olio extravergine di oliva o secondo gusti più tipici del nostro paese anche semplicemente con alcune foglie di basilico o menta.
Il cous cous si trova facilmente in commercio, in particolare nei negozi specializzati di alimentazione biologica si trovano cous cous di grano duro integrale, farro e kamut.

Il cous cous durante l'estate può costituire una valida alternativa al consueto piatto di pasta: accompagnando ad esempio le ottime verdure di stagione prodotte dai nostri agricoltori. E' anche di veloce preparazione in quanto non richiede una vera e propria cottura: è sufficiente metterlo in un contenitore e versarvi acqua bollente lasciando che si reidrati per 10-20 minuti, a seconda della dimensione dei pezzi.
Poichè possiede le stesse caratteristiche nutrizionali del frumento integrale, il cous cous è una buona fonte di fibre, vitamine del gruppo B, fosforo e potassio; ricco in carboidrati proteine e fibre a fronte di un contenuto modesto in grassi. Inoltre, come tutti i cereali intetgrali, ha un elevato potere saziante.

Una ricetta con il cous cous alla pagina: Cous Cous speziato con frutta secca.
Ricetta dalla quale abbiamo anche preso la bella foto per il cous cous.


BULGUR

Anche il bulgur è un piatto tipico del medio Oriente che deriva sempre dal grano duro che dopo essere stato tenuto in acqua e fatto germogliare viene parzialmente cotto. Poi, dopo essere stato essiccato, viene frammentato in piccoli pezzi.
Come il cous cous risulta di facilissima e veloce preparazione. Può essere un'alternativa alla classica 'insalata di riso'. In linea di massima anche il bulgur può essere acompagnato con qualsiasi companatico: verdure e legumi le più indicate, ma anche carne e pesce. 
Da un punto di vista nutrizionale vale quanto detto per il cous cous.




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