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Visualizzazione post con etichetta carne. Mostra tutti i post
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Sono alla moda e vantano schiere di adepti in costante aumento, non fosse che per la martellante azione mediatica che le sostiene.

Le diete iperproteiche (come Dukan, Atkins, Tisanoreica, dieta a zona, paleo dieta e molte altre varianti) vengono adottate da milioni di persone attirate dalle promesse di una forma fisica migliore (leggasi: dimagrire) e di un presunto stato di benessere.


Eppure proprio sui regimi alimentari iperproteici la scienza negli ultimi anni sta puntando i riflettori.
Ultimo, ma solo in ordine cronologico, uno studio dell' University of Sydney che ha sperimentato 25 distinti profili dietetici in laboratorio per valutare i riscontri su appetito, salute metabolica, invecchiamento e aspettativa di vita.

Ottenendo quanto segue:

  • le cavie sottoposte a un'alimentazione ricca di carboidrati e povera in proteine mangiavano di più, vivevano più a lungo e in salute; 
  • le cavie sottoposte a un'alimentazione ricca di grassi vivevano di meno; 
  • le cavie sottoposte a un'alimentazione ricca di proteine mangiavano di meno, erano magre ma presentavano la salute generale peggiore (soprattutto cardiaca) e un'aspettativa di vita inferiore.


Non sorprende che le osservazioni effettuate sulle cavie siano del tutto sovrapponibili a quelle, altrettanto recenti, condotte dal professor Longo sugli esseri  umani, di cui abbiamo scritto nell'articolo Carne, latte e formaggi pericolosi come le sigarette.

Arriva così la conferma scientifica che le diete iperproteiche, già sotto accusa per l'impatto ambientale che le rende insostenibili per il pianeta, si rivelano altrettanto insostenibili per la salute e il benessere dell'uomo.

L'ossessione per le proteine, soprattutto quelle animali, è un mito ancora duro a morire ma mostra ogni giorno di più tutti i propri limiti, grazie anche alla scienza che da almeno 20 anni non fa che mettere in evidenza gli aspetti deleteri di questo approccio nutrizionale.



Le diete iperproteiche sono un bersaglio particolarmente facile ma c'è da ricordare che le abitudini alimentari del mondo occidentale, anche in assenza di diete specifiche, sono improntate su un modello iperproteico  imposto da interessi e convinzioni errate. 
Con effetti sulla salute ormai del tutto evidenti.


Link:
Protein and carbohydrates outweigh calorie counting: major research from Charles Perkins Centre


Secondo l'ONU sono più di un miliardo gli esseri umani che attualmente non hanno accesso a sufficienti risorse idriche per vivere.
Un miliardo di persone per cui non sono garantiti bisogni primari quali alimentazione e condizioni igienico-sanitarie.
Sono infatti meno di venti i litri d'acqua al giorno disponibili per una popolazione superiore a quella che abita l'intero continente europeo.
Questa situazione fa morire ogni anno un milione e mezzo di bambini.


LA CRISI DI UN MODELLO INSOSTENIBILE

La gestione dell'acqua potabile è, e resterà a lungo, una delle prorità più alte su scala planetaria.
A determinare lo squilibrio sono solo in parte i paesi emergenti e in via di sviluppo che aumentano la richiesta idrica ed energetica per la propria crescita; è soprattutto il mondo 'occidentale' (ormai diffuso e globalizzato al di là della collocazione geografica) con il suo stile di vita insostenibile e il suo modello produttivo basato sulla la chimera della crescita infinita, a prosciugare e compromettere quotidianamente le riserve idriche che la natura ha impiegato milioni di anni a costituire.


IL VALORE DELLE SCELTE QUOTIDIANE

Lo stile di vita di ciascuno di noi è determinante per spostare l'ago di questa bilancia. Prendiamo in considerazione le nostre scelte quotidiane, dall'alimentazione ai vestiti che compriamo passando per i giocattoli che compriamo ai nostri figli, e via dicendo: ogni scelta, specialmente quelle ripetute nel tempo, ha un riflesso sui consumi d'acqua.

Facciamo l'esempio della catena alimentare: i consumi di carne sono in vertiginosa ascesa da cento anni a questa parte; ora, se occorrono quindicimila litri d'acqua per produrre un kg di carne forse dovremmo cominciare a riflettere, al di là di tutte le ulteriori motivazioni etico-salutistiche, sulle conseguenze che in prospettiva un comportamento simile può produrre. Persino l'ONU in un rapporto sugli impatti ambientali dell'industria alimentare è arrivata a dichiarare quanto segue: "Un cambiamento globale verso una dieta vegan è di vitale importanza per salvare il mondo da fame, povertà di combustibile e dalle peggiori conseguenze dei cambiamenti climatici".

Un discorso del tutto analogo può essere fatto sull'abbigliamento: forse non tutti ancora sanno che l'industria del cotone è in assoluto una delle più inquinanti con l'utilizzo di quantità di pesticidi e fertilizzanti in proporzioni elevatissime, che producono danni permanenti alla biodiversità, alle falde acquifere e alla salute di chi lavora nelle piantagioni.

Nelle nostre case poi spesso si assumono abitudini che senza necessità effettiva portano a consumi esorbitanti di acqua. Per questo aspetto vi rimandiamo ai nostri dieci consigli per risparmiare l'acqua.

Sono pochi ma significativi esempi per prendere consapevolezza di quanto possa incidere una semplice azione compiuta in modo ripetitivo e senza la consapevolezza del suo impatto a ogni livello.
Tutto ciò non fa una grinza: ciò che fa male al pianeta fa male a ogni sua creatura.
E viceversa :)







Piccoli vegetariani
crescono..

Sani e forti!






La Società Scientifica di Nutrizionale Vegetariana (SSNV) ha recentemente pubblicato una ricerca che dimostra come la scelta vegetariana non alteri in alcun modo l'andamento della crescita dei bambini.

Non solo: i bambini vegetariani godono di una salute ferrea e si ammalano meno dei coetanei che mangiano carne.

Lo studio è stato condotto su 95 bambini vegetariani e vegani di età compresa tra 1 e 2 anni dal dottor Leonardo Pinelli, presidente della SSNV. E' stato presentato a Parma in occasione delle Giornate pediatriche, evento organizzato dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) e dalla Clinica Pediatrica dell'Università di Parma.


BAMBINI VEG:  OK DEI PEDIATRI NONOSTANTE... I PEDIATRI!

Da oggi anche i pediatri confermano che una corretta alimentazione può benissimo prescindere dagli alimenti di origine animale.

Numerosi effettuati in precedenza avevano riscontrato l'effetto favorevole della scelta vegetariana sulla salute: i bambini vegetariani si ammalano molto meno dei coetanei onnivori grazie a difese immunitarie migliori. L'alimentazione onnivora con sbilanciamento su alimenti di origine animale favorisce infatti una risposta infiammatoria più acuta e una modulazione meno equilibrata del sistema immunitario.

La tendenza al vegetarianesimo e al veganesimo (che esclude anche latte e uova per intenderci) è in costante crescita nel nostro paese, si stima che 7 milioni di italiani abbiano già abbracciato questa scelta e pertanto la comunità scientifica si interroga e comincia sempre più seriamente ad occuparsi del 'caso'. Si, perchè diciamolo chiaramente, se 7 milioni di italiani sono vegetariani non lo si deve certamente alle indicazioni di medici e pediatri, non lo si deve ai mass media e tanto meno a una precisa azione politica (molto più interessata al business della gestione dei malati che al mantenimento in salute dei cittadini).

Nell'ambito dello stesso studio, riporto testualmente: "Tutti i piccoli osservati non erano controllati o seguiti nell'alimentazione dal pediatra, il cui parere era per lo più contrario alla scelta vegetariana. I genitori, da parte loro, si affidavano principalmente all'esperienza o ricorrevano a libri o siti Internet". Capito bene? In tutti i casi il parere del pediatra era contrario alla scelta!

Questo fai da te dei genitori, "pur avendo portato a errori fondamentali di impostazione" non ha impedito ai bambini di presentarsi in ottima salute e costituzione con una crescita nella norma e valori dei micronutrienti del tutto regolari. I pochi casi che presentavano alterazioni del ferro e della vitamina B12 sono risultati in linea con la media nazionale.
Con queste premesse risulta singolare la conclusione cui arrivano i pediatri : la scelta vegetariana "anche in età pediatrica non risulta dannosa, anche se dovrebbe essere ben pianificata da pediatri specializzati".  Fortunatamente si auspica finalmente per i pediatri il raggiungimento "con il tempo un livello di formazione tale da poter supportare le famiglie, senza costringerle a un pericoloso fai da te". Ma come? Hanno appena constatato l'eccellente stato di salute dei bambini, vegetariani 'fai da te'!

Viene spontaneo chiedersi: è più pericoloso il fai da te dei genitori o l'opposizione  (pregiudiziale) alla scelta vegetariana del rispettivo pediatra? Se si deve fare allarmismo, allora sarebbe il caso di farlo per la quantità infinitamente maggiore di bambini onnivori iper e mal nutriti cui non vengono quasi mai date indicazioni corrette e altrettanto decise sulle scelte alimentari.


VEG SI,  MA CONSAPEVOLMENTE

La scelta vegetariana / vegana è certamente una scelta che necessita di preparazione e consapevolezza, il fai da te scriteriato può veramente produrre significative carenze e squilibri.

Se si hanno dubbi e ci si vuole avvicinare alla materia con rispetto, ci sono pediatri preparati, nutrizionistinaturopati in grado di accompagnare e impostare un'alimentazione naturale ed equilibrata priva di carne o in generale di alimenti di origine animale.
Particolare sensibilità, oltre che alla composizione del menù, che va ad arricchirsi di una incredibile varietà di alimenti, è da portare verso la qualità e la provenienza degli stessi. Chi si avvicina alla scelta di limitare o eliminare il consumo di carne non può prescindere da questo.


CONCLUSIONI

I risultati di questa ricerca sono in definitiva confortanti: da un lato mettono in evidenza alcuni errori di impostazione nella composizione della dieta dei genitori vegetariani fai da te, dall'altro sono un chiaro riscontro della sensibilità e della preparazione di fondo delle famiglie che scelgono di abbracciare questa scelta. Niente di lontanamente paragonabile alla 'malatizzazione' della società causata dall'alimentazione scriteriata (onnivora) cui sono vittime sempre più bambini.

Non dimentichiamo che è questo a causare l'aumento esponenziale di obesità e la presenza di malattie croniche e autoimmuni sin dai primissimi anni di età (che si traduce, nel tempo, in costi sanitari sempre più alti...).
Come dice il prof. Sergio Bernasconi, direttore della Clinica Pediatrica dell’Università degli Studi di Parma: "Una corretta alimentazione, iniziata fin dai primi anni di vita costituisce la migliore modalità per prevenire le più importanti cause di morbilità e mortalità, delle malattie cardiovascolari e di alcuni tumori della popolazione adulta". Non possiamo che concordare!






Negli ultimi 50 anni l'età media del menarca, lo sviluppo sessuale femminile, è passata da 14 a 11 anni.

Un salto enorme, una corsa che sembra addirittura aver accelerato negli ultimi anni. Una media di 11 anni significa che si riscontrano percentuali significative già a partire dai 7-8 anni.

Al punto che alcuni studiosi abbassano ulteriormente la soglia arrivando a considerare precoce una pubertà che inizi prima dei 7 anni! Notizie come questa fanno pensare, e molto.


COSA COMPORTA UNA PUBERTA' PRECOCE?

Maturare sessualmente prima dei 10 anni comporta dei rischi.
Sul piano psico-emotivo le bambine arrivano impreparate ad affrontare un appuntamento fondamentale della propria vita: viene 'rubato' loro proprio il tempo di cui il loro essere ha bisogno per maturare armonicamente.
La pubertà precoce, con lo sviluppo sessuale e la comparsa del primo ciclo mestruale, non coincide infatti con il corrispettivo sviluppo psicologico e mentale. Si realizza così uno sfasamento tra il fisico da adolescente (e relative pulsioni) e la personalità ancora infantile.
E' facile intuire come una tale 'disarmonia' sia contro natura e che la distanza interna che si viene a creare tra bambina e futura donna possa incidere profondamente durante tutto il corso della vita.
Anche fisicamente una pubertà anticipata espone l'organismo a rischi per la salute: un'elevata produzione di estrogeni in così tenera età potrebbe predisporre a patologie gravi in età adulta (cancro al seno e malattie cardiache).


PUBERTA' PRECOCE:
LE CAUSE SONO AMBIENTALI


Le cause di una pubertà precoce sono da ricercare in un insieme di fattori ambientali, quindi esterni.
Alimentazione, inquinamento chimico e psicologico sono i fattori sotto osservazione da alcuni anni a questa parte.
Anche lo stile di vita, sempre più sedentario sin dalla tenera età, contribuisce in maniera determinante all'alterazione dell'orologio biologico.


PUBERTA' PRECOCE: ALIMENTAZIONE

La modifica delle abitudini alimentari è considerata da anni tra le cause principali della pubertà precoce.
Uno studio diretto da Imogen Rogers della University of Brighton e pubblicato di recente sulla rivista Public Health Nutrition mette sotto accusa in particolare il consumo di carne.
Esaminando un campione di oltre 3000 bambine si è riscontrato che le bambine che mangiano assiduamente carne (8 porzioni a settimana a 4 anni, 12 porzioni a settimana a 7 anni) hanno una probabilità di sviluppo precoce più elevata del 75%. La motivazione secondo Rogers sarebbe da ricercare nell'elevato apporto di zinco e ferro (presenti nella carne), che l'organismo 'legge' come segnali favorevoli alla gravidanza. La carne, aggiungiamo noi, contiene estrogeni in abbondanza dal momento che l'industria zootecnica ne fa un largo uso per accelerare il più possibile lo sviluppo degli animali da macello.
Studi analoghi hanno messo in luce come il ricorso sempre più frequente al cibo spazzatura (fast food, pizzerie, merendine confezionate, bibite gassate e zuccherate, ecc...) sia responsabile di una sovraesposizione ai cosiddetti 'disturbatori endocrini ambientali'.
Si tratta di ormoni molto simili agli estrogeni in grado di ingannare e alterare il sistema endocrino inducendo variazioni al momento non calcolabili.
Il cibo spazzatura è anche responsabile dell'aumento di obesità infantile, altro elemento in grado di favorire uno sviluppo sessuale anticipato insieme a una scarsa attività fisica.


PUBERTA' PRECOCE E 
INQUINANTI CHIMICI

I 'finti ormoni' sono presenti anche in un ampia varietà di elementi con cui veniamo a contatto quotidianamente: pesticidi, vernici, plastiche.

I pesticidi arrivano sulle nostre tavole attraverso frutta e verdura coltivata in modo convenzionale e non biologico o biodinamico. Sono presenti anche nella carne dal momento che gli animali da macello si nutrono a loro volta di cereali 'impestati' di sostanze chimiche.
La plastica per alimenti è stata messa sotto osservazione per la presenza di una sostanza chimica, il bisfenolo A, che interferisce sulla sintesi ormonale ed è considerata tra le cause dell' endometriosi.
E ancora fenoli, ftalati e fitoestrogeni presenti nei cosmetici industriali quindi shampoo, detergenti, lozioni, profumi e deodoranti (quali? praticamente tutti quelli presenti in un supermercato), tutte sostanze che secondo alcuni ricercatori anticipano lo sviluppo mammario.


PUBERTA' PRECOCE: INQUINANTI PSICHICI

Fanno parte dei disturbatori endocrini ambientali anche gli 'inquinanti psichici'.
Un esempio? La televisione, che con i suoi modelli di comportamento le allusioni sessuali a qualsiasi orario del giorno e specialmente in fascia protetta, bombarda e 'programma' milioni di bambini (e adulti) a una visione 'erotocentrica' della vita.
Una quotidiana frequentazione di questi messaggi può 'ingannare' ipotalamo e ipofisi, le aree cerebrali preposte alla secrezione degli ormoni che attivano le funzionalità di ovaie e testicoli (gonadotropine). L'ipotalamo infatti è direttamente collegato alla corteccia cerebrale visiva e risponderebbe a questa stimolazione 'adeguandosi', ovvero accelerando l'orologio biologico dell'organismo.






L'attuale modello alimentare dei paesi occidentali,
basato sul consumo intensivo di alimenti di origine animale, 
è insostenibile e destinato a esaurire le risorse vitali del pianeta.





Non è il solito allarme di associazioni ambientaliste, vegane o animaliste, non è nemmeno l'ennesimo autorevole studio scientifico sui danni alla salute della dieta a base di carne e derivati di origine animale.

E' questo il messaggio chiaro e forte dell'ultimo rapporto ONU sugli impatti ambientali dell'industria alimentare, riportato dal quotidiano inglese The Guardian.
Una significativa diminuzione del consumo di alimenti di origine animale è necessaria per salvare il pianeta dagli effetti dei cambiamenti climatici, dall'impoverimento delle risorse primarie e dalla fame che uccide milioni di persone ogni giorno. Oltre che per la salvaguardia della salute stessa dell'uomo, argomento sviluppato nel nostro articolo: Gli effetti della carne sulla salute.


GLI EFFETTI SUL PIANETA

L'attuale modello alimentare del mondo occidentale, basato su un consumo pressochè quotidiano di carne, pesce e altri alimenti di origine animale (uova, burro, latticini) è insostenibile per il pianeta secondo il rapporto dell'UNEP - United Nations Environment Programme, organismo delle Nazioni Unite che si occupa di studiare l'impatto sull'ambiente delle azioni dell'uomo.

Il ritorno progressivo ad un'alimentazione più naturale (e idonea all'essere umano), svincolata dalla dipendenza da alimenti di origine animale, è ritenuto vitale per salvare il mondo. Ai ritmi attuali (solo in Italia Coldiretti stima un aumento del 300% di consumo di carne negli ultimi 60 di storia) gli impatti negativi sull'agricoltura e sulla salute del pianeta sono destinati a crescere. Il paradosso dell'essere umano è che sta arrivando a saturare e compromettere le risorse vitali del pianeta (acqua, aria e terra) non per sfamare i suoi abitanti, ma per nutrire gli animali di cui si ciba. Il 70% dell'acqua del pianeta 'se ne va' per le colture destinate agli animali, così come il 38% del suolo coltivabile (de-vitalizzato da un uso criminale di pesticidi e fertilizzanti).

Il professor Edgar Hertwich, responsabile del rapporto ONU, afferma che l'industria dei prodotti di origine animale causa più danni al pianeta delle industrie minerali da costruzione come il cemento, le plastiche e i metalli. Si calcola che l'impatto dei gas serra di questa industria arrivi al 19% sul totale delle emissioni del pianeta".


LA PIRAMIDE ALIMENTARE

L'unica possibilità, secondo l'UNEP, è quella di modificare progressivamente le abitudini alimentari.
Come? Diminuendo il consumo di alimenti di origine animale e optando per un'alimentazione più sana sotto tutti i punti di vista: quella a base dei prodotti integrali della terra in cui il consumo di carne e altri derivati di origine animale non siano più alla base, dove si collocano gli alimenti da consumare con maggior frequenza, ma al vertice della piramide alimentare. Così come indicato e suggerito dalle più autorevoli scuole di nutrizione e da qualsiasi istituto di ricerca e prevenzione dei tumori.



Dopo decenni in cui solo pochi coraggiosi 'eretici' si azzardavano a mettere in discussione il primato (e la stessa necessità) della carne a tavola, oggi anche gli studi più avanzati e le indicazioni in campo medico 'ufficiale' concordano: il consumo abituale di carni rosse e insaccati costituisce un elevato fattore di rischio per la salute ed è co-responsabile dell'aumento costante delle patologie degenerative.


L'ultimo allarme proviene dall AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) che a Milano, nel corso di una conferenza stampa, ha presentato i risultati di un indagine svolta su un campione di 600 persone. 

Il dato che emerge, al di la delle cattive abitudini alimentari degli italiani, è la non consapevolezza per il 70% degli intervistati della relazione tra alimentazione e tumori e la ferma presunzione di non commettere errori alimentari.

I dati:
  • il 9% dichiara di mangiare insaccati o carni rosse almeno una volta al giorno;
  • il 56% li mangia almeno 3/4 volte a settimana.
  • ne deriva un buon 65% a elevato rischio (non solo di tumori ma di patologie cardiovascolari e invecchiamento precoce);
  • il 49% ritiene di non commettere errori alimentari e addirittura esclude la relazione tra alimentazione e patologia 'scaricando' la responsabilità sull'inquinamento atmosferico...
  • a completare il quadro, un dato desolante sul consumo di frutta e verdura: solo il 10% ne assume in quantità adeguata e regolarmente.
Tutti questi elementi, uniti agli altri fattori di rischio (fumo, alcol, sedentarietà), compongono un quadro poco rassicurante e impongono a chi si occupa di salute, a qualsiasi livello questo avvenga, di divulgare capillarmente queste notizie e diffondere quanto più possibile la cultura della prevenzione. 
Con la consapevolezza che la 'marea' è fortissima, che gli interessi di chi produce e commercia sono enormi, non ultimi gli interessi di chi produce i farmaci necessari a curare malattie che semplicemente non esisterebbero con una educazione adeguata in famiglia e un' informazione (anche medica) non manipolata.

                             
Tabella delle carni nere, rosse e bianche. 

Sono bianche le carni degli animali da cortile: polli, galline, capponi, anitre, tacchini, faraone, piccioni, oche, conigli. 

Le carni rosse sono quelle degli animali da macello: bovini, bufalini, ovini, equini, caprini, suini. 

La selvaggina rappresenta le carni nere: cinghiale, cervo, capriolo, fagiano, pernice, quaglia, anitra selvatica.

NB: Il vitello NON è carne bianca!















IN-Sicurezza della carne che mangiamo

scritto da Andrea Vitali 20/02/10 0 commenti


Tratto da Cibo360. 



Le sostanze, lecite e illecite, impiegate nell'allevamento sono le seguenti:

- antibiotici, usati per curare gli animali malati ma anche a scopo preventivo. Negli allevamenti industriali gli animali vivono in spazi ristretti che favoriscono lo sviluppo e la diffusione rapida di eventuali epidemie. A tutti gli animali, quindi, vengono somministrati farmaci allo scopo di prevenire eventuali malattie. Questi antibiotici possono rimanere nella carne macellata, e la legge impone dei limiti massimi da non superare.

- anabolizzanti: questi prodotti sono vietati dalla legge europea, mentre alcuni di essi sono leciti in USA. Servono per aumentare la massa degli animali, soprattutto dei vitelli da latte e dei vitelloni, fino al 10-20% in più e accorciando i tempi di allevamento.

- cortisone: anche questa sostanza è vietata dall'unione europea. Viene somministrata insieme agli anabolizzanti. Serve a dare benessere all'animale a fine ciclo, quando è stanco e stressato: lo fa stare bene e mangiare di più.

- beta-agonisti o beta-stimolanti: si legano a specifici recettori delle cellule, modificandone il metabolismo a favore della crescita muscolare.



Sicurezza Carne: La situazione attuale

Dal 1994 è attivo in tutta Europa il cosiddetto piano residui, che obbliga tutti gli stati membri a effettuare controlli per verificare l'eventuale presenza di sostanze lecite e illecite nelle carni da macello. 

La situazione fotografata dai controlli ufficiali, in Italia, fa pensare che tutto vada bene: le irregolarità individuate nel 1999, infatti, erano pari allo 0.22%. 
In realtà le cose stanno diversamente. 
Infatti i controlli fatti in Italia sono troppo pochi, confrontati con la quantità di carne prodotta.
Qualche esempio, riportato dalla puntata del 07/04/2002 del programma di Rai 3 Report: "in tutta Italia, si fanno soltanto 6000 campioni sui polli nonostante i 600 milioni di tonnellate di polli macellati. Ma è sulle uova che si arriva all'incredibile: sono 220 le uova consumate all'anno da ogni italiano,12 miliardi tra quelle consumate fresche e nei prodotti alimentari. Il numero di controlli in tutta Italia è: 906."

Il sospetto che i dati ufficiali non rispecchiano la realtà è avvallato dalla ricerca dell' Università degli Studi di Torino, finanziata dalla regione Piemonte, che ha trovato il 30% di casi sospetti di somministrazione di anabolizzanti a vitelli da latte.
I casi sono solo "sospetti", poiché gli allevatori fraudolenti cessano la somministrazione prima della macellazione in modo tale che eventuali controlli non rilevino la presenza di queste sostanze. 
La ricerca dell'università di Torino ha analizzato gli effetti secondari degli anabolizzanti sugli organi genitali dei capi di allevamento, rilevando nel 30% dei casi alterazioni la cui causa è da imputare con probabilità molto elevata all'uso di anabolizzanti; e nel 70% dei casi alterazioni al timo dovute probabilmente all'uso di cortisone.
Per quanto riguarda gli antibiotici, c'è da dire che i controlli, oltre ad essere pochi, non funzionano benissimo poiché per alcune sostanze il limite minimo individuabile dal test è superiore al limite imposto dalla legge.


Sicurezza Carne: Quali sono i reali rischi?

I rischi per la salute riguardano principalmente gli antibiotici, il cortisone, gli anabolizzanti e i beta-agonisti o beta-stimolanti.
Gli antibiotici causano la cosiddetta farmaco-resistenza, ovvero assumendo antibiotici indesiderati, limitiamo l'efficacia degli stessi quando ne abbiamo veramente bisogno, sia perché indeboliamo il nostro organismo sia perché gli stessi microrganismi si sono abituati al farmaco.


Sebbene la carne di animali trattati con cortisone e anabolizzanti ne sia virtualmente priva, poiché per passare i controlli la somministrazione viene interrotta alcuni giorni prima della macellazione, in realtà qualche residuo rimane poiché non sono rari i casi in cui si sono verificati in bambini, consumatori abituali di carni bianche, bottoni mammari e ginecomastie, segni di evidenti squilibri ormonali.
I beta-bloccanti sono veri e propri farmaci utilizzati per la cura delle malattie cardiovascolari e la loro presenza nelle carni, considerando che agiscono in dosi molto basse, è oltremodo indesiderata.


Sicurezza Carne: Come comportarsi?

Da quanto detto risulta evidente che le garanzie offerte dai controlli ufficiali non sono sufficienti per garantire un livello di sicurezza accettabile. D'altro canto è difficile avere la sicurezza assoluta di fronte a possibili frodi, a maggior ragione se il fenomeno è piuttosto diffuso. Occorre da un lato evitare posizioni estremistiche, dall'altro evitare di acquistare la carne con eccessiva leggerezza.
Non si posono definire criteri di scelta assoluti, ognuno deve cercare le fonti di approvvigionamento più sicure e comode, a seconda della situazione e del luogo in cui si trova. Di sicuro esistono carni più a rischio, che meritano una particolare attenzione, o la totale messa al bando dalla propria alimentazione.


Carne di vitello

Fino a qualche anno fa i vitelli da latte venivano separati dalla madre appena possibile, ed allevati legati ad una catena, senza possibilità di muoversi. Questa situazione, molto stressante per l'animale, comporta un aumento del rischio di contrarre malattie, il che impone un uso regolare di farmaci. Ora la legge impone di allevarli in un box, senza catena, ma i controlli sono scarsi ed è probabile che qualche allevatore utilizzi ancora il vecchio metodo.

Per ottenere carne tenera e bianca venivano (e vengono tutt'ora) alimentati con mangimi poveri di ferro. In natura, la carne dei vitelli sarebbe più rossa, e anche più grassa.
I vitelli sono gli animali più adatti alla somministrazione di anabolizzanti ecortisone, che ne aumenta il peso fino a 30 kg (il 15% circa del peso totale) e rende la loro carne povera di grassi, caratteristica gradita dai consumatori e quindi, in un certo senso, imposta dal mercato. 

 
Queste caratteristiche pongono la carne di vitello a notevole rischio di frodi, poiché il produttore, oltre ad incrementare il guadagno, è in un certo senso "obbligato" dalle richieste di mercato a usare anabolizzanti. Per questi motivi sarebbe bene evitare il consumo di carne di vitello, preferendo quella di bovino adulto, oppure approvvigionarsi da fonti garantite. Se acquistate carne biologica o con certificazioni, non fermatevi alla facciata ma informatevi sui reali metodi di allevamento e l'alimentazione dei bovini.


Carne di pollo e tacchino

Il pollo è di sicuro l'animale più soggetto asomministrazione di farmaci, a causa del grande affollamento degli allevamenti. 
Il fatto che sia allevato a terra non ha particolare significato: lo spazio a disposizione di ogni singolo animale è comunque molto ridotto, il che costringe comunque all'uso di profilassi antibiotiche preventive, oltreché pregiudicare la qualità delle carni (che restano molto diverse da quelle dei polli allevati con metodi non intensivi).
Inoltre l'impatto sull'ambiente di questi allevamenti è devastante, a tal proposito consiglio di visionare un'altra puntata di Report di Maggio 2009.


A meno di non rivolgersi ai prodotti biologici, è piuttosto difficile trovare polli che non siano stati trattati pesantemente con antibiotici. Infatti anche le certificazioni "fai da te" sponsorizzate dai più grossi produttori di polli sono spesso trovate pubblicitarie che non hanno significato in termini salutistici, non possono venire verificate e sono esenti da ogni controllo da parte di enti esterni.

Quindi è bene limitare l'uso della carne di pollo, se non si riesce a trovare una fonte di approvvigionamento sicura. 
Meglio preferire carni di polli ruspanti, di cappone, di coniglio o ancora meglio di struzzo. Anche questi animali subiscono trattamenti farmacologici, ma in misura minore rispetto ai polli.






Sicurezza Carne: Consigli di carattere generale

In generale vale il principio che meno la carne è consumata dalla popolazione e più difficilmente gli allevamenti saranno di tipo intensivo, e quindi gli animali saranno meno trattati con farmaci.

Nel caso della selvaggina (come cinghiale, fagianio, ecc.), avremo la sicurezza che l'animale è vissuto secondo natura. 
Affidarsi a prodotti inusuali, quindi, può rappresentare una forma di tutela contro contaminazioni e anche contro le frodi, poiché il mercato dell'illecito ha maggior convenienza agendo sui grandi numeri.


I prodotti DOP e IGP, sempre più diffusi anche per quanto riguarda le carni, offrono garanzie di sicurezza aggiuntive grazie al maggior numero di controlli e l'obbligo di produrre secondo un disciplinare, e grazie (si spera) a una maggior etica del produttore che sceglie di puntare sulla qualità. Anche se, come abbiamo visto, le frodi avvengono anche in Italia, il nostro paese è storicamente meno colpito da scandali rispetto agli altri dell'Unione Europea: è bene affidarsi al mercato italiano acquistando carni di animali cresciuti e macellati in Italia. La nuova legge dovrebbe consentire agevolmente di risalire alle informazioni necessarie, esposte in etichetta.


Puntata di Report sulla Carne: Report Carne.  









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