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Visualizzazione post con etichetta fumo. Mostra tutti i post
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Smettere di fumare per non aumentare le probabilità di demenza e Alzheimer.

L'ultima ricerca in ordine temporale sui danni provocati dal fumo mette in evidenza i danni procurati dalla nicotina al cervello in età adulta. 

La dottoressa Rachel Whitmer del Kaiser Permanetne (Oakland, California) ha coordinato un'equipe di ricercatori finlandesi, svedesi e americani. 


L'osservazione si è protratta per 23 anni e ha coinvolto più di 20.000 individui.

I risultati sono molto eloquenti: chi fuma più di 2 pacchetti di sigarette al giorno vede aumentare del 114% la probabilità di sviluppare il morbo di Alzheimer e altre forme di demenza. Percentuale che resta molto elevata, 37%, per chi fuma 1 pacchetto di sigarette al giorno.
Queste evidenze vanno ad aggiungersi a quelle già consolidate sulla relazione diretta tra fumo e patologie quali ictus e cancro al polmone.

Lo studio contiene anche una buona notizia: chi ha fumato in passato e poi smesso non ha mostrato rischi di demenza superiori alla media negli anni successivi. Occorrono però 20 anni dall'ultima sigaretta fumata affinchè il rischio torni a 'quote' più normali.

Questa ricerca non fa che confermare i danni che il fumo procura al sistema cardiocircolatorio. Il fumo favorisce sia l'insorgenza di uno stato infiammatorio diffuso che la restrizione dei vasi sanguigni del cervello, entrambi fattori coinvolti nell'insorgenza di molte forme di demenza e nel morbo di Alzheimer.

Il testo originale dello studio: Archives of Internal Medicine.

Fumo passivo: Automobili come Camere a Gas

scritto da Andrea Vitali 01/07/10 6 commenti





Il fumo passivo trasforma l'abitacolo delle automobili in un autentica camera a gas.

E' il risultato cui è giunto il guppo di ricerca allestito dal Laboratorio per la Ricerca sul Fumo Passivo, la Regione Veneto e le Aziende Sanitarie di Treviso e di Adria, pubblicata sulla rivista scientifica Epidemiologia & Prevenzione.


IL FUMO PASSIVO IN AUTOMOBILE

In macchina l'esposizione ai rischi del fumo passivo è molto più elevata di quanto si pensi. 
L'abitacolo dell'autovettura infatti si trasforma in un autentica camera a gas esponendo la salute dei passeggeri (fumatori o non) a gravi danni con rischi addirittura immediati qualora tra i passeggeri ci siano bambini, si soffra di asma o cardiopatie.
L'alibi del finestrino abbassato non regge, la ricerca dimostra infatti che una buona parte degli inquinanti cancerogeni non lascia l'abitacolo per diverso tempo (si legga in proposito l'articolo sul fumo di terza mano).


SMOG ALL'ENNESIMA POTENZA

Per giungere a queste conclusioni il gruppo di ricerca ha effettuato misurazioni molto precise.
Al momento dell'accensione di una sigaretta l'ambiente all'interno dell'abitacolo satura immediatamente con una miscela di veleni che fa impallidire il peggiore degli smog urbani, composta da polveri sottili PM2,5 e PM10, monossido di carbonio, benzene e altri composti organici volatili.
Le polveri sottili in particolare arrivano ad aumentare fino a 500 microgrammi al metro cubo, oltrepassando più di 10 volte i limiti imposti dalle normative europee.
In pratica lo stesso limite che fa disporre il blocco delle auto e certifica l'aria come irrespirabile, ma moltiplicato per 10...


ABBASSARE IL FINESTRINO SERVE A POCO

L'accortezza di abbassare il finestrino non è sufficiente a rendere l'abitacolo meno insalubre. I valori di polveri sottili infatti restano 4 volte più alti rispetto alla soglie di attenzione. Le cose non migliorano nemmeno col passare del tempo, visto che 10 minuti dopo l'accensione della sigaretta i livelli sono ancora elevatissimi e abbondantemente oltre le soglia di attenzione. Chiudiamo con le parole di Giovanni Invernizzi, esperto pneumologo che ha coordinato la ricerca: "Non esistono attualmente possibilità di difendersi dal fumo passivo se si fuma in auto. E questo vale anche per chi fuma dato che il fumo passivo è un fattore di rischio aggiuntivo che si somma al danno dell’esposizione alle sigarette durante tutta la giornata."






Un approccio olistico 
al vizio del fumo 
è in grado di dare risultati sorprendenti...

Come? Lavorando ogni giorno sulla relazione tra stile di vita e fumo.

Secondo una visione olistica il fumo non va cosiderato un nemico da combattere: spesso si consuma buona parte dell'energia nello scontro frontale, con risultati che possono rivelarsi controproducenti.
Allo stesso tempo il fumo non va ignorato.
Si può invece lavorare sul 'terreno' della persona,  introducendo progressivamente elementi (alleati) virtuosi nello stile di vita e nelle abitudini alimentari.


Un tale approcio, in un 'sistema' olografico qual è l'essere umano, è in grado per osmosi di produrre l'inversione di tendenza determinando l'indebolimento dell'abitudine dannosa, fumare, che perderà potere a tutto vantaggio della salute!

Per essere concreti cominceremo questo percorso spiegando come introdurre nella dieta quodidiana alimenti in grado di ridurre i rischi per la salute.

Successivamente ci concentreremo sugli alimenti e fitocomplementi in grado di supportare e accompagnare l'organismo nel processo di disassuefazione alla nicotina e quindi sull'importanza del movimento e dell'attività fisica.


COMINCIARE A RIDURRE I DANNI DEL FUMO A TAVOLA

E’ sempre più diffusa la consapevolezza che a tavola ci si gioca un'importante fetta della propria salute. Anche per quanto riguarda fumare, l'alimentazione gioca un ruolo importante. Infatti si ha ad oggi  la conferma scientifico-medica che alcuni cibi possono giocare un ruolo determinante nel proteggere l'organismo dai danni del fumo.
Esiste ad esempio un gruppo di alimenti in grado di ridurre la possibilità di ammalarsi di cancro al polmone.
Si tratta dei cibi ricchi di folati, i sali dell'acido folico o vitamina B9. Il più recente ed autorevole studio in proposito lo ha realizzato Steven Belinsky ed è stato pubblicato su Cancer Research lo scorso gennaio. E' con questo studio che ho avuto conferma di molte personali riflessioni.


           I FOLATI CONTRO IL FUMO

I folati riducono il processo di metilazione dei geni critici. In sostanza riducono la probabilità di mutazioni del DNA, alterazioni genetiche alla base del tumore al polmone.
I folati non andrebbero assunti attraverso integratori (nel caso dei folati sono addirittura pericolosi in quanto mascherano carenze di B12 con conseguenze imprevedibili sul sistema nervoso). La natura del resto è generosa e ce li propone abbondanti e in ogni stagione in molte delle sue 'creazioni': verdure a foglia verde, legumi, semi oleosi e frutti sono ricchi di folati.



Cibi crudi e freschi ricchi di folati

I cibi freschi e crudi sono di gran lunga la scelta migliore, per qualità e quantità di vitamine, folati in particolare. Vanno scelti accuratamente, di provenienza certa e possibilmente da coltivazioni biologiche. 

In ordine di abbondanza, sulla tavola devono sempre esserci:

- verdure verdi a foglia, di ogni specie.
- legumi germogliati o anche solo germinati (soia, lenticchie e ceci sono l'iedale, ultradigeribili, adatti per contorni e insalate).
- cereali integrali in chicchi.
- frutta fresca.
(per quest' ultimi vale sempre la raccomandazione teorica di non abusarne, dico teorica perchè sono ancora troppo spesso assenti dai pasti degli italiani).

Ad esempio:

- spinaci crudi in insalata (buonissimi, meglio ancora in insalate miste: forniscono da soli ben 150-193 μg per 100g)
- lattuga romana 179 μg
- indivia e scarola 46-156 μg
- germogli di soia  140-172 μg
- barbabietole rosse (squisite spellate e tagliate a fettine in insalata) 101μg

- rucola
- germe di grano 20g ovvero 2 cucchiai colmi contengon 66 μg
- lattuga cappuccio verde 79 μg
- noci 66
- pinoli 57
- fiocchi d' avena 51-56 μg
- sedano-rapa 51 μg
- uova 50 μg

- pomodori 40 μg
- ravanelli 38 μg,
- cavolo rosso 32-34 μg
- arance 31-43 μg
- fragole 30 μg
- clementine 26 μg
- prezzemolo 10g contengono 13 μg.



I folati nei lieviti

Un' altra fonte di abbondanti  folati è il lievito di birra fresco in panetti (312μg in un panetto di 25g) il cui uso però è da sconsigliare per la presenza di saccaromiceti vivi in grado di avviare potenti fermentazioni con produzione di anidride carbonica. In alternativa si potrebbe optare per il lievito secco in polvere dietetico (attenzione parliamo sempre di prodotti biologici e naturali), molto più praticabile e ancor più ricco in folati: 313 μg in un cucchiaio di 8g.


I migliori metodi per la cottura dei cibi

La miglior cottura per cereali e legumi è quella in pentola a pressione, per le verdure quella a vapore. Pressione e vapore sono i metodi di cottura più sani e in grado di preservare le sostanze vitali.
La bollitura in acqua è la più distruttiva, arrivando a far perdere dal 50% al 90% delle sostanze utili.
La cottura al microonde non la prendo nemmeno in considerazione in quanto contro natura e fortemente indiziata di essere dannosa per la salute dell'uomo.
Si veda quindi come a seconda del metodo di cottura scelto, le sostanze (in particolare i folati), possano arrivare o meno a 'destinazione'.  Non è un fattore di poco conto visto che spesso si tende a cuocere troppo e male.


Folati di origine animale

Solo per completare il quadro è opportuno dire che i folati sono presenti nel fegato degli animali e nella carne in genere, il cui consumo quotidiano è altamente sconsigliato per le note limitazioni nutrizionali e tossicologico-preventive (rischi epidemiologici e formazione di amine eterocicliche da cottura)
Sono presenti nei derivati del latte, ma anchei in questo caso non è auspicabile un consumo su base quotidiana.
La vitamina B9 viene sintetizzata anche dalla flora batterica intestinale.
Da qui l'importanza di un'alimentazione naturale e consapevole, che sostenga la salute e la funzionalità dell'intestino evitando quei cibi che danno luogo a fenomeni di fermentazione e putrefazione (carne, latticini, insaccati).



Fonte:
AAVV*: Multivitamins, Folate and Green Vegetables Protect against Gene Promoter Methylation in the Aerodigestive Tract of SmokersCancer Research, Gennaio 2010 (doi: 10.1158/0008-5472. CAN-09-3410)
Christine A. Stidley, Maria A. Picchi, Shuguang Leng, Randy Willink, Richard E. Crowell, Kristina G. Flores, Huining Kang, Tim Byers, Frank D. Gilliland, Steven A. Belinsky.


Fumo e disturbi del sonno

scritto da Andrea Vitali 13/04/10 1 commenti



Tra le implicazioni del fumo meno conosciute c'è senz'altro la relazione tra fumo e disturbi del sonno. Uno studio effettuato di recente mette in evidenza i meccanismi alla base di tali disturbi ed evidenzia quanto queste alterazioni siano presenti anche in soggetti che subiscono il fumo passivo.


L'influenza del fumo sul sonno

Secondo i ricercatori dell`Università John Hopkins, nel Maryland (Usa) i fumatori soffrono quattro volte più di disturbi del sonno e per questo e lamentano stanchezza anche dopo molte ore di riposo, spesso più di quante sarebbero necessarie a un organismo in salute.
La mattina i problemi non finiscono: l`organismo dei fumatori "brucia" infatti la caffeina molto più velocemente determinando la poco virtuosa doppia dipendenza (tripla, se poi pensiamo che il caffè richiama zucchero..) in cui una sostanza attrae l'altra. Un'insieme di abitudini in grado di portare nel tempo l'organismo a stati di stress cronico, spesso nemmeno percepiti o comunque oggetto di assuefazione, che sono alla base di molte patologie degenerative.

Lo studio si è basato sull’analisi dell’attività elettrica del cervello di fumatori e non fumatori durante il riposo notturno. Si tratta della prima ricerca che fornisce una spiegazione concreta del perché i fumatori accusano spesso disturbi del sonno: alla base ci sarebbe infatti l'astinenza da nicotina che nel fumatore non si interrompe durante le ore di riposo.
Nelle ricerche svolte in precedenza non era chiaro se i cambiamenti nei ritmi del sonno fossero dovuti al fumo in sé, o alle patologie che frequentemente si accompagnano a questo vizio. Finora infatti la relazione fra fumo ed attività elettroencefalografica non era mai stata studiata in modo così approfondito. 
Il risultato dello studio è però inequivocabile: i fumatori, per via dell'astinenza notturna da nicotina, non 'accedono' al sonno profondo, ovvero la fase più ristoratrice del nostro riposo.


La compromissione del sonno profondo, fase rigenerativa dell'organismo

Dormire significa per il nostro cervello attraversare diverse fasi di attività; oltre a quella forse più nota, la fase REM durante la quale sogniamo, ce n’è una fondamentale per l'equilibrio e la salute chiamata sonno profondo: è il momento in cui il nostro cervello e il nostro corpo rigenerano le proprie forze per prepararsi ad affrontare la vita nel giorno successivo.

Una compromissione cronica di questa fase di rigenerazione così necessaria al nostro organismo ha implicazioni sulla salute e sui processi di invecchiamento. Incide sul sistema immunitario, sulla memoria, sulle tensioni mentali, sul sistema neurovegetativo (che presiede le funzioni involontarie quali digestione, respirazione, battito cardiaco), sulla distensione e rigenerazione dei tessuti. Alcuni ormoni fondamentali per la crescita, il recupero delle forze e il metabolismo vengono prodotti esclusivamente durante la fase di sonno profondo.

Dal punto di vista del riposo, se questa fase è ridotta o disturbata, potremmo dormire anche per dieci ore ma al mattino ci sentiremmo stanchi ugualmente.
La nicotina un composto con azione stimolante, per cui già da tempo se ne ipotizzavano effetti ‘disturbatori’ sul sonno.
Gli esperti sono risaliti però alla radice di questi effetti: osservando l’attività elettrica del cervello di un gruppo di fumatori e non fumatori mentre dormivano è emerso che i fumatori hanno una fase di sonno profondo più corta e disturbata; inoltre le prime fasi del sonno, sono letteralmente messe ’sotto sopra’ dal fumo, appaiono infatti disordinate nell'attività encefalica dei fumatori. 

La comprensione dell'influenza del fumo sul sonno può rappresentare un passaggio molto importante nella disassuefazione al vizio del fumo, aiutando ad adattare le terapie sostitutive a base di nicotina in modo da evitare i sintomi dell'astinenza durante la notte.







La prima azienda consumatrice di zucchero al mondo è l'industria alimentare, e questo appare anche ovvio. Ma non tutti sanno quale sia la seconda azienda consumatrice di zucchero: l'industria del tabacco.
Certo, non ci sono altre grandi aziende che possano impiegare questo elemento, ma fa riflettere comunque il dato che l'industria del tabacco sia una 'grande' consumatrice di zucchero. Che poi venderà sotto forma di sigarette, sigari, tabacchi per pipa.

Ma com'è possibile che ci sia lo zucchero nel tabacco?

Fin dalle origine della produzione del tabacco è stato impiegato lo zucchero, o meglio si creava zucchero naturale, simile alla glassa e alla resina delle piante, durante il processo di essiccazione delle piante di tabacco. In aggiunta a questo naturale processo spesso i produttori di tabacco hanno impiegato dello zucchero nella produzione del tabacco stesso. 

Perché è grave l'impiego di zucchero nella produzione di tabacco?

L'impiego dello zucchero chimico e la presenza di dolcificanti densi naturali nel processo di essiccazione delle foglie di tabacco sono nocivi per la salute e principale causa di tumore a gola e polmoni. La viscosità del composto infatti ostruisce le vie arteriose, le vene, complicando la respirazione del fumatore.

Quella dello zucchero nel tabacco è una leggenda metropolitana?

No, non lo è. Tanto è vero che negli anno '70 in Inghilterra la questione era sulle prime pagine dei giornali. Discussa da medici, produttori di tabacco ed opinione pubblica. E 'quando nel 1972 il governo britannico annunciò l'imminente pubblicazione della lista dei tassi di catrame e nicotina delle sigarette inglesi il London Sunday Times pubblicò un commento polemico in prima pagina. Criticavano il fatto che questi elenchi sono spesso ingannevoli e citavano studi che dimostrano che i tabacchi inglesi fatti essiccare ad aria calda, e quindi ricchi di zucchero, possono comportare un serio rischio di malattie polmonari gravi, anche se contengono poco catrame e poca nicotina.' (Da SugarBlues. Il mal di zucchero di W. Dufty. Macro ed. pag. 232)  

Su un'altra rivista britannica, del marzo 1973, dal nome Notizie del mondo medico apparve la notizia che in media nelle sigarette veniva aggiunto un 5% di zucchero in più rispetto al già 20% di zucchero (saccarosio) presente naturalmente nel tabacco. La percentuale sale fino al 20% per i sigari e persino un 40% per il tabacco da pipa. Per questo motivo il sigaro se aspirato fa ancora più male, perché è quasi per il 50% zucchero. Così come certe merendine fatte con zucchero come ingrediente principale, soltanto che nel caso dei fumatori la cosa si aggrava perché viene fumato.

Potete vedere una lista degli ingredienti di una sigaretta (carta e filtro compresi) a questo link: Ingredienti Philip Morris. In fondo alla tabella i dati sullo zucchero aggiunto.

Inoltre, proprio perché è saccarosio, quello presente nelle sigarette, nei sigari e nel tabacco crea dipendenza. E questo contribuisce alla dipendenza già creata dalla nicotina, la droga che porta il fumatore a non poterne fare a meno. Ma è solo una dipendenza come le altre. Eliminata la sostanza, dopo poco tempo non se ne sente più la mancanza fisicamente, anzi si sta meglio e si vuol continuare a stare meglio. Resta una dipendenza psicologica, alla quale più si dà importanza più cresce, meno la si considera centrale e più svanisce, lasciando spazio ai benefici sul corpo: si è più belli, rilassati, giovani, scattanti, felici, energici.

La consapevolezza sullo zucchero nelle sigarette l'ho avuta da quando ho letto il libro sopra citato, prestatomi da Andrea: SugarBlues. Il mal di zucchero di W. Dufty e di cui si parla anche nell'articolo:
Quando il veleno è dolce ovvero i danni dello zucchero raffinato.









ROMA - Le insidie del tabacco non finiscono mai: non c'é infatti solo il pericolo per i fumatori e quello del fumo passivo, ma ad essere pericoloso (e ignorato) è anche il fumo di terza mano, ovvero quello che si deposita su qualunque superficie di ambienti interni in cui si fuma, mobili scrivania, letti, tende, e anche sui vestiti. Il pericolo di questo 'fall out' di nicotina bruciata è che, reagendo con inquinanti indoor, forma potenti agenti cancerogeni, le nitrosamine. E' quanto rivelato da uno studio diretto da Hugo Destaillats dell'Indoor Environment Department del Lawrence Berkeley National Laboratory di Berkeley e pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
Per anni si è parlato di fumo passivo ed è stato un susseguirsi di studi che dimostravano quanto fa male, soprattutto ai bambini. Di recente è stato anche pubblicato uno studio, di ricercatori italiani, secondo cui il fumo passivo fa male persino ai fumatori stessi con un peso rilevante, che equivale a fumare 2,6 sigarette in più al giorno se si fumano 14 bionde al dì. I fumatori più attenti alla salute dei propri cari credono di risolvere il problema 'fumo passivo' fumando fuori, o arieggiando le stanze in cui si è fumato. 


Ma questa accortezza, per quanto importante, risulta pressoché inutile contro un'altra insidia del fumo, finora poco o nulla indagata e di cui quasi non si conosceva l'esistenza, il fumo di terza mano. Così chiamato per la prima volta circa un anno fa da ricercatori Usa, (poiché in inglese si parla di fumo di seconda mano per indicare quello che noi chiamiamo passivo), il fumo di terza mano non è altro che la 'ricaduta' di nicotina, e altre sostanze bruciate della sigaretta fumata, su qualunque superficie di casa o in generale di ambienti chiusi.

Questo 'fall out', resiste settimane e anche mesi (molto più del fumo passivo quindi), si va a mischiare con la polvere domestica e, se intorno a sé trova altri inquinanti interni, reagisce con alcuni di essi formando le nitrosamine, agenti cancerogeni. 
I ricercatori hanno visto che ciò accade in particolare quando i residui del fumo reagiscono con l'acido solforoso che é un comune inquinante indoor, che si sviluppa soprattutto da apparecchiature non ben ventilate. 


Gli esperti hanno misurato, usando delle superfici sperimentali, l'aumento di nitrosamine quando quelle superfici sono esposte a fumo di terza mano e calcolato un incremento di dieci volte di queste molecole cancerogene. 


Nessuna superficie é al riparo, persino i vestiti, cosicché anche se si è fumato fuori, rientrando a casa gli abiti si fanno portatori di fumo di terza mano. Secondo gli esperti è importante tenerne conto e i più esposti sarebbero proprio i bimbi più piccoli che sono più a contatto con le superfici domestiche, dai tappeti al tavolo, su cui si deposita il fumo di terza mano e quindi le nitrosamine, che poi vengono inalate.




(ASCA) - Roma, 18 dic - Per un polmone nuovo ci vogliono 15 anni, per farlo invecchiare bastano 15 sigarette. Parola degli esperti del Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge (Gran Bretagna) che per la prima volta sono riusciti a catalogare tutti gli errori genetici a cui va incontro il Dna sotto l'effetto delle sostanze chimiche del tabacco.
Sono 23.000 le mutazioni dei geni provocate dal fumo, secondo il nuovo studio del Progetto Genoma Umano dei Tumori pubblicato su Nature. Il nuovo tassello nella comprensione dell'insorgenza e dello sviluppo dei tumori, in particolare quelli del polmone e il melanoma (tumore della pelle), si arricchisce di dettagli inediti. Nel caso del fumo, ad esempio, bastano 15 sigarette, secondo i calcoli dei ricercatori, a innescare una singola mutazione. Le variazione negative del Dna si trasmettono poi alle generazioni successive. Per far rientrare l'allarme, secondo lo studio, c'e' bisogno di 15 anni di completa astinenza dal tabacco.


Articolo su Smettere di Fumare sul fumo ed i tumori al polmone.
Se pensate che smettere di fumare sia una cosa difficile ed infelice, provate un pò a leggere i commenti di chi ha smesso, con uno dei metodi più usati in questi tempi: il Metodo di Allen Carr. Allen Carr ha fatto del suo metodo di ristrutturazione dell'inconscia idea che abbiamo del fumo un libro ed un video. Provare per credere!




Fonte:  Barimia.

Le sigarette contengono la pericolosissima sostanza radioattiva denominata polonio 210 e le multinazionali produttrici di tabacco, pur essendo a conoscenza dei pericoli di questa sostanza hanno preferito tacere per non alterare i loro profitti. 
E' quanto rivelato dal quotidiano britannico The independent riferendosi a uno studio di un gruppo di ricercatori della Mayo Clinic del Minnesota, coordinati da Monique Muggli. I risultati verranno pubblicati sul numero di settembre dell'American Journal of Public Health. Il gruppo di ricerca ha gia proposto di indicare sui pacchetti delle sigarette il livello di radiazioni a cui i consumatori sono esposti.

I ricercatori hanno analizzato oltre 1500 documenti riservati delle multinazionali del fumo dai quali hanno evinto che i produttori di sigarette hanno tentato per anni di eliminare la sostanza letale.

Il polonio 210 è infatti presente sia sulle foglie del tabacco che nella sua stessa struttura chimica. Gli scienziati delle company del fumo hanno fatto ricorso alla modificazione genetica e all'uso di filtri per eliminare il veleno, ma non ottenendo esiti positivi si è pensato bene di fare silenzio su tutta la questione.

Un portavoce della British American Tobacco ha replicato che non è ancora noto quale sia la componente delle sigarette che causa il cancro e che il polonio 210 si può trovare anche nel cibo.
Secondo quanto affermato da Vincenzo Zagà, pneumologo di Bologna e vice presidente della Società italiana di tabaccologia, la notizia del polonio 210 nelle sigarette non è nuova anzi risale a numerosi studi scientifici pubblicati già negli anni Sessanta. Per capire la pericolosità della sostanza il dottore riporta un esempio: "fumare 20 sigarette al giorno per un anno equivale a sottoporsi a 300 radiografie."

Abbiamo pubblicato un articolo sul Polonio contenuto nelle sigarette.


Articolo tratto da: Lenntech.

Il polonio è studiato in alcuni laboratori di ricerca nucleari dove la sua elevata radioattività come alfa-emettitore richiede speciali tecniche di manipolazione e precauzioni.

Il polonio-210 è l'unico componente del fumo della sigaretta che ha prodotto cancro negli animali da laboratorio a seguito di inalazione - i tumori compaioni ad un livello di dose cinque volte più basso in un fumatore pesante.

Il cancro ai polmoni negli uomini ha continuato a salire da una rarita' nel 1930 (4/100.000 all'anno) al cancro killer numero 1 nel 1980 (72/100.000) nonostante una riduzione di quasi il 20 % dei fumatori.

Ma durante lo stesso periodo, il livello di polonio-210 nel tabacco americano si era triplicato.

Ciò coincise con l'aumento nell'uso di fertilizzanti al fosfato dai coltivatori di tabacco - il minerale di fosfato di calcio accumula lentamente uranio e libera il gas radon.

Mentre il radon decade, i suoi prodotti derivati elettricamente caricati si fissano alle particelle di polvere, che aderiscono ai peletti appiccicosi sul lato delle foglie di tabacco.

Ciò lascia un deposito di polonio radioattivo e di piombo sulle foglie. Quindi, l'intenso calore localizzato sull'estremita' accesa di una sigaretta volatilizza i metalli radioattivi. Mentre i filtri delle sigarette possono intrappolare gli agenti chimici cancerogeni, sono inefficaci contro i vapori radioattivi.

I polmoni di un fumatore cronico finiscono ad avere un rivestimento radioattivo in una concentrazione molto superiore al radon residenziale. Queste particelle emettono radiazioni. Fumare due pacchetti di sigarette un il giorno fornisce una dose di radiazione da particelle alfa di circa 1.300 millirem all'anno. Per confronto, la dose annuale di radiazioni da radon inalato per un americano medio è 200 mrem. Tuttavia, la dose di radiazione livello di azione del radon di 4 pCi/L è approssimativamente equivalente a fumare 10 sigarette in un giorno.

In più, il polunio-210 è solubile ed è distribuito attraverso il corpo ad ogni tessuto ed alle cellule in livelli molto superiori a quelli derivanti da radon residenziale.
La prova è che può essere trovato nel sangue e nell'urina dei fumatori.

Il polonio -210 in circolazione causa danni genetici e morte prematura da malattie rievocative dei primi pionieri radiologici: cancro alla vescica ed al fegato, ulcera allo stomaco, leucemia, cirrosi del fegato e malattie cardiovascolari.

Il chirurgo generale C, Everett Koop dichiaro' che i composti radioattivi, piuttosto che il catrame, rappresentano almeno il 90% di tutti i cancri polmonari legati al fumo. Il centro per controllo delle malattie ha affermato che “Gli Americani sono esposti a molte più radiazioni derivanti dal fumo di tabacco che da qualunque altra fonte„. Il tabagismo rappresenta il 30% di tutte le morti da cancro. Soltanto le diete povere competono con il fumo del tabacco come causa di cancro negli Stati Uniti, causando ogni anno un numero paragonabile di infortuni mortali. Tuttavia, l'istituto nazionale sul canco, con un budget annuale di $500 milioni, non ha ha disposizione un fondo attivo per la ricerca sull'impatto delle radiazioni da fumo o da radon residenziale come causa di cancro polmonare, presumibilmente, per proteggere il pubblico dai timori di radiazioni eccessive.



(Roma) 6.200 decessi femminili registrati solo quest'anno.
Un numero impressionante, eppure le “bionde” attirano sempre più donne, consapevoli che il cancro al polmone potrebbe diventare per loro il 'killer' numero uno

A lanciare l'allarme è stato ieri Onda, l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna, che a Milano ha promosso un incontro per parlare della nuova emergenza salute.
Un trend in aumento vertiginoso, che in trent’anni ha visto triplicare annualmente il numero di donne morte per cancro ai polmoni. Erano, infatti, 2.300 donne quelle colpite e morte a causa del fumo negli Anni 70, e le stime per il futuro sono davvero drammatiche.
Entro il 2010 potrebbe verificarsi addirittura il 'sorpasso' sulle vittime del tumore al seno, uno dei carcinomi più diffusi nella popolazione femminile.
Le donne, hanno denunciato gli esperti sono a rischio: in questi anni, infatti, è in crescita l'esercito di fumatrici.

“Donne che identificano il fumo come un simbolo di emancipazione e ad esso abbinano anche uno stile di vita poco salutare. "La donna di oggi - spiega Francesca Merzagora, presidente di Onda - ha alle spalle un vissuto più complicato dell'uomo. Non solo figli e casa, ma anche lavoro. E la sigaretta è divenuta per lei l'alleato migliore per vincere ansie e stress legati a questo 'triplo ruolo'". Un vizio che potrebbe rivelarsi fatale e che sicuramente incide sulla qualità della vita delle donne. "Le fumatrici - continua la presidente di Onda - sono nel 50% dei casi più soggette ad avere mestruazioni dolorose, ad andare in menopausa più precocemente e ad avere maggiori difficoltà nel concepimento". A queste dinamiche si aggiunge anche la maggiore predisposizione genetica a sviluppare il cancro al polmone.

Studi recenti stanno, infatti, confermando l'incidenza del fattore genetico sulla mortalità femminile per carcinoma polmonare. L'ipotesi e' che questa predisposizione possa essere legata ad alcune proteine implicate nel metabolismo delle sostanze cancerogene e ad alcuni recettori ormonali.

A registrare il record di decessi femminili è proprio la città che ha ospitato l’incontro Milano ha, infatti, un triste primato: il tasso di donne fumatrici e' nettamente superiore alla media italiana (19,2% contro 17,6% del resto del Paese), con un aumento del rischio di mortalità di oltre il 77,6%.

"Il problema allarmante – ha sottolineato Gianni Ravasi, presidente della sezione provinciale Lilt (lega italiana per la lotta contro i tumori) di Milano – è che il fumo e' sempre di più in aumento nella popolazione femminile, proprio quella con la maggiore predisposizione genetica verso il tumore del polmone.
Lavorare per la prevenzione e per sostenere percorsi di disassuefazione deve essere quindi l'obiettivo comune di tutti gli operatori sanitari."

Da Delta News.



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