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'La Mente di Dio' è il titolo di un video esplicativo di parte del pensiero di Teodorani. Massimo Teodorani astrofisico e pensatore. Si è dedicato anche al concetto di sincronicità, ha prodotto un video, vendibile in formato DVD, dal titolo 'La Mente di Dio'. L'esperto astrofisico di fisica quantistica e magie della mente espone nel video parte del suo pensiero filosofico e da scienziato, fortemente ancorato alla scienza come strumento, ma capace anche di particolati salti quantici nell'universo della riflessione umana.

'La mente di Dio' tratta di entanglement e di neurodinamica come punti di riferimento, per poi allargare la riflessione e creare nuovi collegamenti.
Generalmente, anzi mai, faccio pubblicità diretta o indiretta ad un prodotto, eppure in questo caso si tartta di far circolare le idee e non il denaro. Io consiglio di acquistare il DVD, o di scaricarlo, per ascoltare cosa Teodorani ha da dirci. Lo consiglio perché è importante al giorno d'oggi conoscere come si sviluppa il pensiero di alcuni nostri contemporanei. Per questo motivo non mi dispiacerebbe iniziare a suggerire anche qualche altro prodotto editoriale o cinematografico che ha particolarmente segnato il mio percorso, il mio Sentiero della Natura.


Su La Mente Mente una guida al video La Mente di Dio di Teodorani con link ai video su You Tube, che però ahimé sono stati rimossi tutti. 
Chi riuscisse a ritrovarli su You Tube me li segnalasse in un commento. Grazie!

« Ci sono correnti della meccanica quantistica che ritengono che la nostra coscienza, cioè il nostro osservare mentalmente una cosa, la possa mutare.



La meccanica quantistica è quella scienza che descrive proprio questi fenomeni di interazione tra osservatore e osservato e i fenomeni sincronici che avvengono nelle particelle… »

La recensione del DVD a cura di Libreria Universitaria è questa: 'Questo video illustra, attraverso un affascinante viaggio tra le più recenti scoperte della meccanica quantistica, come l'universo sia una entità retta da leggi fisiche di causalità continuamente interfacciate con leggi fisiche di sincronicità. La sincronicità rappresenta la coscienza dell'universo, il quale si manifesta come un'entità globale governata da leggi che scaturiscono da una matrice primigenia che lega tra di loro le varie parti in un tutto indissolubile. Ha l'importante compito di presentare in maniera semplice, organica e armonizzata, con l'aiuto anche di numerose illustrazioni e approfondimenti, tutte le sfaccettature che riguardano il fenomeno del cosiddetto "entanglement quantistico", dalle esperienze del mondo microscopico, al mondo della cosmologia, dalla neurodinamica quantistica, alla ricerca sui fenomeni psichici, dalla fisica dei plasmi e allo studio di nuove tecniche di contatto con possibili intelligenze extraterrestri.'
Cito anche io il linkatissimo articolo sulla Sincronicità e la Mente di Dio. E vi suggerisco la lettura di un'altra mia pubblicazione sulla sincronicità.
Un e-book on line gratuito di Teodorani: Il fischio del pollo ed un interessante articolo su altri pensatori de 'la mente di Dio'.


Inquinamento indoor: candele

scritto da Andrea Vitali 09/03/10 14 commenti

Una tra le abitudini più diffuse e piacevoli per noi amanti del 'naturale' è quella di accendere candele e incensi, non tutti però sono al corrente di quanto queste pratiche apparentemente innocue possano contribuire all'inquinamento e quindi alla tossicità dell'ambiente che frequentiamo. 
La stragrande maggioranza di candele e  incensi in commercio deriva dal petrolio e produce residui di combustione altamente tossici in grado di compromettere seriamente qualsiasi sforzo nella direzione del benessere. In questo articolo, che riportiamo dalla rivista Ecologist, viene efficacemente sviluppato il discorso relativo alle candele.

Di  PAT THOMAS.
(Traduzione a cura di VALERIA NICOLETTI)



Sebbene niente sembri più olistico di una bella candela, quel tepore caldo della fiammella potrebbe nascondere qualcosa di tossico, avverte Pat Thomas.
Molti di noi sono consapevoli delle conseguenze, potenzialmente nocive per la salute, della combustione proveniente dalle principali fonti esterne, come automobili e centrali termoelettriche, e anche dalle più comuni sorgenti interne come le stufe. Pochi invece sono a conoscenza degli effetti sulla salute delle candele accese normalmente – anche se bruciano in ambienti chiusi, piccoli e poco ventilati.

Da una ricerca dell’US Environmental Protection Agency, EPA, [ente per la protezione ambientale statunitense, ndt] e dell’American Lung Association [associazione americana per la cura delle malattie dei polmoni, ndt], è stato dimostrato che le candele emettono una terrificante gamma di composti organici volatili cancerogeni (VOC), tra cui acetone, acetaldeide, benzene, disolfuro di carbonio, tetracloruro di carbonio, monossido di carbonio clorobenzene, creosolo, ciclopentene, etilbenzene, formaldeide, fenolo, stirene tetracloroetilene, toluene, tricloroetene e xilene.
Inoltre, come ogni cosa che brucia, le candele producono una microscopica fuliggine che a volte può contenere tracce di metalli altamente tossici rilasciati dallo stoppino. Lo scopo dello stoppino è quello di incanalare la cera affinché alimenti la fiamma della candela. Generalmente ci sono due diversi tipi di stoppino: quelli aventi un’anima metallica e quelli semplici.
Gli stoppini semplici di solito sono fatti di una fibra intrecciata e attorcigliata (il più delle volte cotone), e sono considerati i più sicuri. Anche per gli altri si usa il cotone ma questo è avvolto intorno ad un nucleo di carta o metallo che fa da supporto. Gli stoppini con un nucleo di metallo bruciano ad alte temperature, utile quando la cera della candela ha un alto punto di fusione. Piombo e cadmio sono i metalli più comuni usati negli stoppini metallici, ma si usano anche zinco e stagno.
Quando la candela brucia, rilascia una fuliggine sporca che contiene microscopiche particelle, luminose abbastanza da rimanere sospese nell’aria per un tempo considerevole, e abbastanza piccole da essere assorbite dall’organismo una volta inalate.

Una ricerca dell’EPA ha dimostrato che accendere più candele, o candele con stoppini multipli, può generare alti livelli di inquinamento interno. Le candele profumate rilasciano più fuliggine di quelle non profumate.

La questione della fuliggine delle candele è stata illustrata in uno studio del 2002 dalla School of Public Health [Scuola di Salute Pubblica, ndt] dell’Università del Michigan. I ricercatori hanno esaminato una serie di candele confezionate negli Stati Uniti, in Messico e in Cina, e hanno misurato la quantità di piombo emesso durante l’accensione, nonché le quantità rilasciate nell’aria in uno spazio chiuso dopo un’ora e dopo cinque ore.
I risultati hanno mostrato che le emissioni di piombo dalle candele andavano da 0,5 a 327 microgrammi (mcg) all’ora. Dopo aver lasciato bruciare la candela per un’ora, i livelli di piombo nell’aria andavano da 0,04 a 13,1 mcg per metro cubo (un livello “sicuro”, come definito dall’EPA, è di 1,5 mcg per metro cubo); dopo cinque ore i valori andavano da 0,21 a 65,3 mcg per metro cubo.

Più di recente, nel 2006, lo scienziato dell'atmosfera Stephan Weber dell’Università di Duisburg-Essen, a Essen, in Germania, ha misurato i livelli di microparticelle presenti nell’aria in una chiesa nei tredici giorni prima di Natale. La sua attrezzatura ha misurato una concentrazione di particelle fino a 10 micron [1 milionesimo di metro n.d.r.] di diametro (PM10) e anche particolato con diametro uguale o inferiore a 1 micron (PM1). In chiesa, durante le liturgie, erano accese sia candele che incensi e Weber ha rilevato che le concentrazioni di entrambi i tipi di particelle quasi raddoppiano rispetto ai valori misurati relativi solo all’accensione delle candele. Candele e incensi accesi contemporaneamente aumentano la concentrazione di PM10 fino a livelli sette volte più alti rispetto a quelli registrati tra una liturgia e l’altra e alzano i livelli di PM1 fino a nove volte di più rispetto a quelli dell’ambiente.
La concentrazione di materia pulviscolare è calata rapidamente una volta esaurite le candele, ma è rimasta elevata per due ore dopo l’uso simultaneo di candele e incensi.
Weber è arrivato alla conclusione che anche una breve esposizione all’aria contaminata durante una liturgia potrebbe nuocere ad alcune persone.

Due anni prima, anche alcuni ricercatori olandesi avevano misurato la materia pulviscolare presente nelle chiese che accendevano candele. Theo de Kok, dell’Università di Maastricht, scoprì che lasciando le candele accese per nove ore all’interno di una cappella olandese, le particelle formatesi nell’aria all’interno dell’edificio producono dieci volte più radicali liberi rispetto alle particelle veicolate nell’aria lungo le strade trafficate percorse ogni giorno da circa 45.000 veicoli. È stata anche rilevata la presenza di minuscoli agenti inquinanti solidi fino a venti volte i limiti europei.
Secondo de Kok, il PM10 dalle candele potrebbe essere molto dannoso perché, nell’organismo, i componenti del fumo generano facilmente i radicali liberi che danneggiano le cellule.
Nello stesso periodo, la rivista inglese “Proof!” ha raccolto nel suo laboratorio una gamma di candele a colonna e tealight acquistate dai supermercati, dai grandi magazzini e dagli empori di Londra. Il fumo proveniente dalle candele è stato analizzato per verificare la presenza di tracce di piombo e di cadmio. Il diciassette per cento delle candele (circa due su dieci) conteneva livelli rintracciabili di cadmio e un numero minore di candele conteneva anche piombo, sebbene i livelli riscontrati fossero ben al di sotto di quelli rilevati in altre indagini. In questa analisi, le candele con la percentuale maggiore di piombo e cadmio erano quelle profumate acquistate da Boots [catena britannica di supermercati che vende prodotti per l’igiene personale e della casa, ndt]. Altre candele contenenti cadmio erano quelle dell’Ikea. In comune con altri campioni analizzati, l’indagine ha dimostrato che le candele contenenti metallo provengono dalla Cina, ma anche dalla Polonia e dalla Germania.

Nell’aprile del 2003, la Consumer Product Safety Commission [Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ndt] ha bandito l’importazione e la vendita negli Stati Uniti di candele aventi stoppini di piombo. Altri paesi, compreso il Regno Unito, devono ancora seguirne l’esempio. È impossibile distinguere uno stoppino contenente piombo da quelli sicuri, nemmeno l’etichetta dichiara cosa contiene uno stoppino.

Al di là dei componenti di uno stoppino, quanto è “pulita” una candela dipende da diversi altri fattori, compreso il tipo di cera di cui è fatta, se è profumata o colorata e la lunghezza dello stoppino. Uno stoppino troppo largo brucia rapidamente e produrrà più fuliggine di uno stoppino adeguatamente tagliato; e una fiamma rapida con molto fumo emette materia pulviscolare nell’aria indipendentemente dal materiale di cui è fatto lo stoppino.
Sego e altri grassi animali non trattati, un tempo largamente usati nella produzione di candele, non sono più così popolari. Invece, la paraffina, composta da rifiuti petroliferi, è la cera più usata. Dal punto di vista dei fabbricanti è economica e facile da lavorare, ha un aspetto traslucido che attira e brucia lentamente. L’acido stearico o più semplicemente stearina (un componente del sego e di altri grassi vegetali) è spesso aggiunto alle candele di paraffina per alzare il loro punto di fusione e aumentare la durata della candela stessa.
Le cere in gel, apprezzate per la lucentezza e per la capacità di tenere insieme profumo e colore, sono fatte prevalentemente di petrolio convertito in gelatina e devono necessariamente essere usate in una scatola (spesso con uno stoppino rinforzato) perché la cera è molto soffice. Entrambi i tipi producono fumo e fuliggine.

È difficile fare una candela usando oli essenziali naturali. Gli oli essenziali di buona qualità sono costosi e non sono adatti per la produzione delle candele; inoltre potrebbero non miscelarsi bene con la cera delle candele. Possono essere più volatili rispetto agli oli sintetici e complicati da usare a meno che non si aggiungano stabilizzanti o fissativi.
Di conseguenza, i produttori generalmente usano fragranze sintetiche, più tossiche. In aggiunta a queste, molti tipi di candele contengono coloranti sintetici. La sicurezza dei coloranti usati nelle candele dipende soprattutto dagli ingredienti della tintura, e molte tinture sintetiche, bruciando, rilasciano diverse particelle malsane.
È quasi impossibile per molti consumatori distinguere le candele con stoppini contenenti metallo da quelle senza metallo. Si potrebbe sperare che basti evitare le candele fatte in paesi quali la Cina – ma molte candele vendute nei negozi non contengono etichette con informazioni che dicano di cosa sono fatte o meno. Allo stesso modo, poche candele forniscono informazioni sugli ingredienti delle profumazioni o sui tipi di cera usati (d’altronde, non è richiesto). Un obbligo legale per etichette più chiare sicuramente aiuterebbe i consumatori a fare una scelta migliore.

Cosa c’è nelle candele?
Le candele contengono una miscela complessa di ingredienti invisibili e non presenti nell’etichetta che causano inquinamento atmosferico. Le emissioni includono:

Piombo.
Anche livelli bassi possono colpire il sistema nervoso centrale (cervello e spina dorsale), il cuore, i globuli rossi e i reni. Un’esposizione intensa negli adulti può causare problemi al sistema endocrino e a quello riproduttivo. L’esposizione al piombo nei bambini può essere collegata a problemi comportamentali e depressione.

Cadmio.
Il cadmio inalato è cancerogeno. Una sovraesposizione può causare denti ingialliti, pelle secca, bronchite cronica e affaticamento muscolare. È tossico per il fegato, i reni, le ossa e i testicoli, nonché potenzialmente pericoloso per il sistema cardiovascolare, immunitario e ormonale.

Profumo.
I profumi sintetici contengono tossine e agenti sensibilizzanti in grado di provocare cancro, deformazioni congenite, disordini al sistema nervoso centrale. Altri effetti tossici includono asma, allergie e malattie della pelle.

Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA).
Quando le sostanze chimiche volatili bruciano rilasciano IPA, che sono assorbiti attraverso la pelle o inalati, causando irritazione alla pelle, agli occhi e al sistema respiratorio, nausea e mal di testa. Una lunga esposizione agli IPA può causare cancro, danni al sistema nervoso centrale e periferico e disturbi ormonali.

Particelle.
Le particelle microscopiche (10 micron o meno di diametro), che sono facilmente inalabili e scendono fin nei polmoni, possono danneggiare il cuore, i polmoni, le arterie, causare problemi respiratori e scatenare allergie. Una lunga esposizione aumenta il rischio di morte per malattie cardiache.
Titolo originale: "Behind the label: Candles".


La mimosa tenuiflora per la cura della pelle

scritto da Andrea Vitali 08/03/10 1 commenti



La Mimosa Tenuiflora, detta anche 'albero della pelle', è una pianta che cresce nell’America centrale conosciuta, col nome di Tepezcohuite, già al tempo dei Maya (250-950 d.c.) per le sue eccezionali capacità curative nei confronti di ustioni, ulcere, ferite che non cicatrizzano. Studi recenti hanno evidenziato la presenza di principi attivi quali flavonoidi, tannini e numerosi oligoelementi.

La Mimosa Tenuiflora può raggiungere gli 8 metri di altezza, presenta foglie bipennate e inflorescenze a grappolo rosate da non confondere con l’Acacia dealbata con caratteristici fiori gialli celebre per essere il simbolo della festa della donna, appartenente alla stessa famiglia, ma proveniente dall’Australia.







ESTRAZIONE E COMPOSIZIONE
I principi attivi si ricavano dalla corteccia degli alberi che hanno raggiunto i sei anni d’età. I procedimenti d’estrazione variano in funzione del tipo di principio attivo ricercato. In generale, avvengono per macerazione prolungata delle piante in un sistema di solventi selezionati.


La composizione chimica, dalle spiccate proprietà rigeneratrici del tessuto epidermico, contiene: Bioflavonoidi, sostanze chimiche anti-radicali liberi; tannini che aumentano l’impermeabilità e l’elasticità della pelle; oligoelementi (zinco, manganese, rame, magnesio e ferro) indispensabili nei processi biochimici delle funzioni cellulari. Da segnalare inoltre la presenza di DMT (dimetiltriptamina), sostanza psico-attiva collegata alla serotonina. 
Le particolari proprietà della pianta sono da ricondurre al sinergismo d’azione di questi composti, e vanno ben oltre quelle dimostrate da ogni singolo principio attivo.

PROPRIETA’ ED IMPIEGO
In campo farmacologico l’estratto di Tepezcohuite o Mimosa Tenuiflora è utilizzato per le notevoli capacità cicatrizzante; In cosmesi s’impegna per le proprietà lenitive, riepitelizzanti e protettive. La Mimosa Tenuiflora è un ottimo rimedio per la ricostruzione dell’epidermide danneggiata, già conosciuto dai tempi dei Maya, che utilizzavano la polvere della corteccia su lesioni cutanee, ustioni ed ulcere della pelle. Infatti, l’estratto coadiuva la regolazione della microcircolazione periferica, aumenta la resistenza degli endoteli, riduce la permeabilità capillare responsabile di edemi e rilassamneto cutaneo, contrasta il danno indotto da radicali liberi e lipoperossidi, regola l’attività enzimatica implicata nell’insorgenza dell’infiammazione.
L’estratto possiede inoltre un’azione antimicrobica simile a quella di alcuni antibiotici e protegge la cute lesionata da eventuali infezioni. Questa capacità, importantissima in caso di piaghe e ustioni, ulcere varicose e diabetiche, può essere sfruttata anche per contrastare le piaghe e ustioni, ulcere varicose e diabetiche, può essere sfruttata per contrastare le infezioni acneiche. Dati di laboratorio confermano la totale assenza di tossicità da parte della pianta.


L’unguento al Tepezcohuite è utile per trattare adeguatamente la pelle che presenta psoriasi, micosi o ulcerazioni, utile su pelli secche, ruvide e screpolate, con desquamazioni o prurito. Il Tepezcohuite, sviluppa un’azione lenitiva e rinfrescante, riparativa, rigenerativa ed eudermica sulla pelle. L’unguento non ha nessuna controindicazione.

Etichette Bio: come leggerle

scritto da Andrea Vitali 05/03/10 0 commenti




Chi ha un'alimentazione biologica sa quanto sia importante leggere le etichette!
Solitamente invece chi acquista nei grandi centri di distribuzione si affida più che all'etichetta alla marca. Già ho sottolineato l'errore che spesso si fa nell'associare marca nota a qualità del prodotto. 

Spesso è vero il contrario. Le grandi marche spendono più in marketing, business e pubblicità che nel curare gli ingredienti di un prodotto. 
Ai fini della produzione i prodotti alimentari 'di massa' hanno un costo irrisorio, tanto è scadente la qualità degli ingredienti usati. I prodotti biologici sono prodotti di qualità per cui costano anche di più. 

Leggere le etichette aiuta a scoprire moltissime cose: una marmellata di marca nota può contenere fino al 70% di zucchero ed il restante 30% di frutta OGM. Dov'è il risparmio? Sto comprando zucchero o marmellata? No perché se sto comprando zucchero è caro. Le marmellate biologiche possono anche NON contenere zucchero per nulla. Si può avere una percentuale di 80% di frutta biologica ed un 20% di succo d'agave, di mela o altro dolcificante. Di che stiamo parlando allora? Quando si dice che 'il biologico costa di più' di che stiamo parlando? Ma le leggiamo le etichette?


I TRE TIPI DI ETICHETTE BIO

Etichette Bio: Prodotto da agricoltura biologica.
Se c'è scritto 'prodotto da agricoltura biologica' vuol dire che quel prodotto è biologico per almeno il 95% degli ingredienti che contiene.

Etichette Bio: Contiene...
Se il prodotto non ha almeno il 75% di ingredienti biologici, non è possibile indicarlo come prodotto biologico sull'etichetta, ma attraverso l'uso di asterischi è possibile, anzi si deve, scrivere negli ingredienti quali provengono da agricoltura biologica.

Etichette Bio: Azienda in conversione.
Esistono poi i prodotti di tute quelle aziende che stanno 'passando' al biologico: aziende in conversione all'agricoltura biologica.

Approfondite questi tre tipi di etichette bio con gli articoli: Come leggere le etichette bio ed Etichette Bio.  (L'immagine che sotto riporto è presa da: Bio Guida Etichette Bio.)


Vi suggerisco inoltre di vedere la lista di Etichette Bio sul sito dell'Agricert. E sempre in quella pagina, nel dettaglio troverete un contributo sull' Etichettatura del Prodotti Biologici, questione discussa lo scorso dicembre dall' Agricert insieme alle altre associazioni biologiche e di certificazione in Italia.

Da Roma Biologica un'altra tabella utile per la lettura delle etichette biologiche.



Da un PDF di Roberto Pinton alla pagina da lui redatta: L'etichettatura dei Prodotti da Agricoltura  Biologica. 












Cosa leggere attentamente sulle etichette bio:

-  Ovviamente gli ingredienti e la loro composizione.

-  La sigla del paese d'origine.

-  La sigla dell'organismo di controllo.

-  Logo e ragione sociale dell'organismo di controllo.

-  Regime di controllo CE.

-  Codice del prodotto.

-  Codice del produttore.

-  Estremi dell'autorizzazione ministeriale.


ISPEZIONI PER L'ETICHETTATURA BIOLOGICA

Dal sito della Commissione Europea (sul biologico): EC.Europe.EU.

Una volta che il processo di conversione è stato completato, gli operatori continuano ad essere soggetti ad approfondite ispezioni annuali, tra cui:
  • Ispezione della documentazione riguardante gli acquisti e le vendite, registro di stalla e dei trattamenti sanitari sull'allevamento, ecc.
  • Possibilità di prelevare campioni.
  • Ispezione delle condizioni di allevamento al chiuso e all'aperto.
  • Ispezione di campi, frutteti, serre e pascoli.
Ulteriori ispezioni e visite sul luogo possono essere pianificate dagli ispettori per gli operatori che presentano maggiori rischi.
Ogni Stato membro ha stabilito un sistema di ispezione e designato un numero di autorità pubbliche e/o strutture private che hanno il compito di compiere le ispezioni e la certificazione dei prodotti biologici.



Elenco degli Organismi di Controllo in Italia su ENSE - Organismi di Controllo.






Automi Ribelli è certamente uno tra i migliori siti italiani quanto ad informazione indipendente e libera, notizie, approfondimenti e condivisione. Andrea Doria è il curatore del blog Automi Ribelli , un blog che seguo da anni e che consiglio a tutti. La notizia mi arriva da Andrea P (io sono Andrea V!), uno dei 'followers' storici del Sentiero della Natura. Ho deciso di pubblicare una parte dell'articolo/intervista rimandando ad Automi Ribelli per la lettura completa:


Intervista al Dr. William F. Bengston, PhD

(Andrea Doria:) Nella versione 3.0 del Blog ho deciso di occuparmi di “fenomeni anomali” parlandone direttamente non con i paragnosti, ma con degli scienziati internazionali con tanto di PhD. Come spesso ho sottolineato, in questo paese manca un’informazione adeguata e spesso si ritiene che a compiere certi studi siano solamente le cartomanti. In realtà, proprio dagli Stati Uniti, paese ritenuto altamente sospetto per la sua idea di “democrazia”, sta nascendo con enfasi una vera e propria rivoluzione del paradigma scientifico, attraverso degli esperimenti che nei laboratori nostrani non si sognerebbero nemmeno per un istante di tentare. E’ mio preciso intento mostrare, soprattutto ai nostri futuri scienziati, che una certa propaganda tutta italiana è volta a fargli credere che certi argomenti sono tabù in quanto sciocchezze, e questo è falso. Il Disr. William Bengston ha un’esperienza interessante da raccontarci e i suoi studi sono stati tutti pubblicati sul Journal of Scientific Exploration (vedi riferimenti sul sito di Automi Ribelli. Trovi il link alla fine di questa pagina).

Andrea Doria: Dr. Bengston, io so che lei ha una storia davvero interessante. Vuole per cortesia partire dal principio e raccontarci com’è giunto ad occuparsi di certe cose?
William Bengston: Molto tempo fa, dopo essermi laureato con un B.A.  (“baccellierato in arte” è un titolo di laurea statunitense, N.d.A) in sociologia all’Università del Niagara, incontrai un tizio che sostenne di aver scoperto soltanto di recente le sue straordinarie abilità psiciche. Al tempo (era il 1971), Bennet Mayrick faceva il domestico e in precedenza, prima di incontrarlo, aveva svolto svariati lavori con scarso rendimento, dal pavimentatore al cantante semi-professionista. Dato che di norma non sono avvezzo a credere fideisticamente a tutto ciò che di straordinario mi si pone all’attenzione, gli domandai se fosse stato interessato ad eseguire dei test per verificare quanto egli affermasse. Non solo Mayrick aderì di buon grado ma abbracciò con gratitudine la mia proposta, visto che anch’egli amava definirsi “uno scettico”. E fu così che ebbe inizio la nostra lunga collaborazione.

AD: Immagino che per uno scienziato non sia semplice adottare un metodo efficace per verificare questo tipo di affermazioni. Quale tipo di metodologia addottaste?
WB: A dire il vero iniziammo i lavori nella maniera più classica, ossia gli diedi da esaminare degli oggetti appartenuti per lungo tempo ad altre persone, incoraggiandolo a descrivermi il loro carattere, il loro background e gli eventi più significativi delle loro vite. Ammetto che fui davvero impressionato dalla dettagliata qualità delle sue letture, anche se mi sono spesso domandato se ciò non fosse che il frutto di una mia ‘auto-suggestione. Così, convinto di poterne trarre uno studio interessante, trascinai Mayrick in giro per incontrare altre persone che sostenevano di essere esperte in certi argomenti. Dapprima ci recammo a Manhattan, all’American Society for Psychical Research; successivamente ai laboratori del Maimonides Hospital a Brooklyn e ad altri istituti similari.

AD: E come andò con questa esperienza?
WB: Sinceramente la trovai abbastanza frustrante, poiché questi esperti non sembrarono proprio così competenti e in grado di supportare una rigorosa applicabilità metodologica. Così, io, un ricercatore principiante in fase di addestramento, cominciai a progettare dei test in doppio cieco che apparivano molto più rigorosi di ciò che “gli esperti” avevano preparato per noi.

AD: Quale fu il risultato di questi test?
WB: Il risultato fu che Mayrick ebbe pieno successo in tutti i test. Così mi domandai cosa avessi potuto fare da quel punto in poi. Un giorno, mentre eravamo seduti in cucina, intenti a parlare del più e del meno, avvertii sopraggiungere d’improvviso il sintomo di un dolore lombare cronico che mi trascinavo dietro da molto tempo, e per il quale dovetti rinunciare a frequentare la scuola di nuoto. Preso dalla disperazione, chiesi a Mayrick di appoggiare le sue mani sulla zona lombare dolorante e di provare a fare qualcosa per togliere via il dolore. Mayrick, che in un primo momento pensò fossi impazzito, per curiosità fece un tentativo. Dieci minuti dopo aver piazzato le sue mani sulla parte dolorante, con stupore di entrambi, il dolore svanì e decadi più tardi non si è mai più ripresentato.

AD: Accidenti. Quello che lei racconta assomiglia molto a quello che in medicina definiscono blandamente come “soppressione del sintomo isterico”.
WB: Se questo evento fosse da interpretare come una soppressione del sintomo isterico, visto il risultato sono ben felice di aver tentato questo approccio! (ridiamo tutti e due N.d.A) I fatti che vi ho narrato avvennero molto prima dell’esplosione del boom della cosiddetta “New Age”, attraverso la quale in breve tempo si diffusero su larga scala, se non addirittura accettate dalla comunità medica, molte pratiche di guarigione alternative. Vidi Mayrick imporre le sue mani sulle persone e alleviare in poco tempo molti dei loro sintomi più fastidiosi, e se non fossi stato presente ad assisterlo in ognuna di quelle sedute non avrei mai e poi mai potuto crederci.

AD: Mayrick fu in grado di guarire qualsisi malattia?
WB: Soltanto alcuni disturbi non risposero a questo tipo di trattamento. Le verrucche ad esempio. Non vi era alcun tipo di effetto positivo sulle verrucche. D’altro canto invece, le forme tumorali rispondevano quasi immediatamente, e più aggressivo risultava essere il cancro più veloce sembrava rispondere alla terapia. Gli unici fallimenti nei casi di cancro si ebbero con coloro che avevano già subito interventi invasivi. Da questo dato ebbi un’importante indizio, il quale parve suggerire che quel tipo di terapia non poteva integrarsi con successo alle terapie killer quali le radiazioni e la chemio.

AD: Dal punto di vista osservativo pare proprio che si sia trovato di fronte a un bel fenomeno.
WB: Non c’è ombra di dubbio, ma dopo aver assistito a dozzine di guarigioni, per paradosso, tornai nuovamente a sentirmi frustrato. Le guarigioni erano senz’altro esperienze stupefacenti, ma la complessità coinvolta nei diversi casi clinici appariva sin troppo confusa per la mia sensibilità. Dovevo cercare di capire se la cura veniva fornita dall’imposizione delle mani da parte di Mayrick, dalle dosi extra di Vitamina C assunte dai pazienti o dal loro tipo di personalità. Come scienziato avevo la necessità di fare chiarezza.

AD: E’ comprensibile. Perciò, quale fu il passo successivo per tentare di dissipare questa nebbia?
WB: Contattai il mio amico David Krinsley con il quale decidemmo di trasferire il fenomeno della guarigione per imposizione delle mani in laboratorio. A quel tempo David aveva la cattedra del dipartimento di geologia al Queens College della città di New York, mentre io ero un giovane istruttore al St. Joseph College, dove svolgevo la mia tesi di laurea in sociologia con specializzazione in criminologia, sociologia della religione e modelli statistici correlati. David, dal canto suo, possedeva l’autorità necessaria a sollecitare qualche favore, così domandò al capo del dipartimento di biologia di mettere insieme un modello di studio eticamente e scientificamente ermetici. Guardacaso, a quel tempo, uno dei membri del dipartimento stava compiendo degli studi su una particolare forma di adenocarcinoma mammario sui topi, il quale, purtroppo per loro, è fatale al 100% entro 27 giorni dal momento della somministrazione. Il modello in se era così ben concepito che gli studi statistici riguardo alla prospettiva di vita delle cavie venivano eseguiti di routine, anche se nessun topo è mai sopravvisuto oltre il contrassegno del 27° giorno. Il che sarebbe stata già una rilevante evidenza dell’effetto di una guarigione. Se il topo avesse vissuto sino al giorno numero 28, bene, avremmo potuto tranquillamente concorrere per il Guinness dei primati.

AD: Così decideste di utilizzare questo modello per verificare il potenziale di guarigione di Mayrick?
WB: Sì, il nostro intento originale era proprio quello di avere Mayrick ad effettuare i trattamenti, ma una circostanza avversa purtroppo lo costrinse a ritirarsi all’ultimo minuto. Così, beffa delle beffe, ci ritrovammo con un pugno di topi infettati e nessun guaritore con il quale procedere.

AD: Una bella disdetta. E quindi?... - Continua sul sito di AutomiRibelli alla pagina: Uno scettico come 'guaritore'.

Buona lettura!



Dopo decenni in cui solo pochi coraggiosi 'eretici' si azzardavano a mettere in discussione il primato (e la stessa necessità) della carne a tavola, oggi anche gli studi più avanzati e le indicazioni in campo medico 'ufficiale' concordano: il consumo abituale di carni rosse e insaccati costituisce un elevato fattore di rischio per la salute ed è co-responsabile dell'aumento costante delle patologie degenerative.


L'ultimo allarme proviene dall AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) che a Milano, nel corso di una conferenza stampa, ha presentato i risultati di un indagine svolta su un campione di 600 persone. 

Il dato che emerge, al di la delle cattive abitudini alimentari degli italiani, è la non consapevolezza per il 70% degli intervistati della relazione tra alimentazione e tumori e la ferma presunzione di non commettere errori alimentari.

I dati:
  • il 9% dichiara di mangiare insaccati o carni rosse almeno una volta al giorno;
  • il 56% li mangia almeno 3/4 volte a settimana.
  • ne deriva un buon 65% a elevato rischio (non solo di tumori ma di patologie cardiovascolari e invecchiamento precoce);
  • il 49% ritiene di non commettere errori alimentari e addirittura esclude la relazione tra alimentazione e patologia 'scaricando' la responsabilità sull'inquinamento atmosferico...
  • a completare il quadro, un dato desolante sul consumo di frutta e verdura: solo il 10% ne assume in quantità adeguata e regolarmente.
Tutti questi elementi, uniti agli altri fattori di rischio (fumo, alcol, sedentarietà), compongono un quadro poco rassicurante e impongono a chi si occupa di salute, a qualsiasi livello questo avvenga, di divulgare capillarmente queste notizie e diffondere quanto più possibile la cultura della prevenzione. 
Con la consapevolezza che la 'marea' è fortissima, che gli interessi di chi produce e commercia sono enormi, non ultimi gli interessi di chi produce i farmaci necessari a curare malattie che semplicemente non esisterebbero con una educazione adeguata in famiglia e un' informazione (anche medica) non manipolata.

                             
Tabella delle carni nere, rosse e bianche. 

Sono bianche le carni degli animali da cortile: polli, galline, capponi, anitre, tacchini, faraone, piccioni, oche, conigli. 

Le carni rosse sono quelle degli animali da macello: bovini, bufalini, ovini, equini, caprini, suini. 

La selvaggina rappresenta le carni nere: cinghiale, cervo, capriolo, fagiano, pernice, quaglia, anitra selvatica.

NB: Il vitello NON è carne bianca!















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