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Automi Ribelli è certamente uno tra i migliori siti italiani quanto ad informazione indipendente e libera, notizie, approfondimenti e condivisione. Andrea Doria è il curatore del blog Automi Ribelli , un blog che seguo da anni e che consiglio a tutti. La notizia mi arriva da Andrea P (io sono Andrea V!), uno dei 'followers' storici del Sentiero della Natura. Ho deciso di pubblicare una parte dell'articolo/intervista rimandando ad Automi Ribelli per la lettura completa:


Intervista al Dr. William F. Bengston, PhD

(Andrea Doria:) Nella versione 3.0 del Blog ho deciso di occuparmi di “fenomeni anomali” parlandone direttamente non con i paragnosti, ma con degli scienziati internazionali con tanto di PhD. Come spesso ho sottolineato, in questo paese manca un’informazione adeguata e spesso si ritiene che a compiere certi studi siano solamente le cartomanti. In realtà, proprio dagli Stati Uniti, paese ritenuto altamente sospetto per la sua idea di “democrazia”, sta nascendo con enfasi una vera e propria rivoluzione del paradigma scientifico, attraverso degli esperimenti che nei laboratori nostrani non si sognerebbero nemmeno per un istante di tentare. E’ mio preciso intento mostrare, soprattutto ai nostri futuri scienziati, che una certa propaganda tutta italiana è volta a fargli credere che certi argomenti sono tabù in quanto sciocchezze, e questo è falso. Il Disr. William Bengston ha un’esperienza interessante da raccontarci e i suoi studi sono stati tutti pubblicati sul Journal of Scientific Exploration (vedi riferimenti sul sito di Automi Ribelli. Trovi il link alla fine di questa pagina).

Andrea Doria: Dr. Bengston, io so che lei ha una storia davvero interessante. Vuole per cortesia partire dal principio e raccontarci com’è giunto ad occuparsi di certe cose?
William Bengston: Molto tempo fa, dopo essermi laureato con un B.A.  (“baccellierato in arte” è un titolo di laurea statunitense, N.d.A) in sociologia all’Università del Niagara, incontrai un tizio che sostenne di aver scoperto soltanto di recente le sue straordinarie abilità psiciche. Al tempo (era il 1971), Bennet Mayrick faceva il domestico e in precedenza, prima di incontrarlo, aveva svolto svariati lavori con scarso rendimento, dal pavimentatore al cantante semi-professionista. Dato che di norma non sono avvezzo a credere fideisticamente a tutto ciò che di straordinario mi si pone all’attenzione, gli domandai se fosse stato interessato ad eseguire dei test per verificare quanto egli affermasse. Non solo Mayrick aderì di buon grado ma abbracciò con gratitudine la mia proposta, visto che anch’egli amava definirsi “uno scettico”. E fu così che ebbe inizio la nostra lunga collaborazione.

AD: Immagino che per uno scienziato non sia semplice adottare un metodo efficace per verificare questo tipo di affermazioni. Quale tipo di metodologia addottaste?
WB: A dire il vero iniziammo i lavori nella maniera più classica, ossia gli diedi da esaminare degli oggetti appartenuti per lungo tempo ad altre persone, incoraggiandolo a descrivermi il loro carattere, il loro background e gli eventi più significativi delle loro vite. Ammetto che fui davvero impressionato dalla dettagliata qualità delle sue letture, anche se mi sono spesso domandato se ciò non fosse che il frutto di una mia ‘auto-suggestione. Così, convinto di poterne trarre uno studio interessante, trascinai Mayrick in giro per incontrare altre persone che sostenevano di essere esperte in certi argomenti. Dapprima ci recammo a Manhattan, all’American Society for Psychical Research; successivamente ai laboratori del Maimonides Hospital a Brooklyn e ad altri istituti similari.

AD: E come andò con questa esperienza?
WB: Sinceramente la trovai abbastanza frustrante, poiché questi esperti non sembrarono proprio così competenti e in grado di supportare una rigorosa applicabilità metodologica. Così, io, un ricercatore principiante in fase di addestramento, cominciai a progettare dei test in doppio cieco che apparivano molto più rigorosi di ciò che “gli esperti” avevano preparato per noi.

AD: Quale fu il risultato di questi test?
WB: Il risultato fu che Mayrick ebbe pieno successo in tutti i test. Così mi domandai cosa avessi potuto fare da quel punto in poi. Un giorno, mentre eravamo seduti in cucina, intenti a parlare del più e del meno, avvertii sopraggiungere d’improvviso il sintomo di un dolore lombare cronico che mi trascinavo dietro da molto tempo, e per il quale dovetti rinunciare a frequentare la scuola di nuoto. Preso dalla disperazione, chiesi a Mayrick di appoggiare le sue mani sulla zona lombare dolorante e di provare a fare qualcosa per togliere via il dolore. Mayrick, che in un primo momento pensò fossi impazzito, per curiosità fece un tentativo. Dieci minuti dopo aver piazzato le sue mani sulla parte dolorante, con stupore di entrambi, il dolore svanì e decadi più tardi non si è mai più ripresentato.

AD: Accidenti. Quello che lei racconta assomiglia molto a quello che in medicina definiscono blandamente come “soppressione del sintomo isterico”.
WB: Se questo evento fosse da interpretare come una soppressione del sintomo isterico, visto il risultato sono ben felice di aver tentato questo approccio! (ridiamo tutti e due N.d.A) I fatti che vi ho narrato avvennero molto prima dell’esplosione del boom della cosiddetta “New Age”, attraverso la quale in breve tempo si diffusero su larga scala, se non addirittura accettate dalla comunità medica, molte pratiche di guarigione alternative. Vidi Mayrick imporre le sue mani sulle persone e alleviare in poco tempo molti dei loro sintomi più fastidiosi, e se non fossi stato presente ad assisterlo in ognuna di quelle sedute non avrei mai e poi mai potuto crederci.

AD: Mayrick fu in grado di guarire qualsisi malattia?
WB: Soltanto alcuni disturbi non risposero a questo tipo di trattamento. Le verrucche ad esempio. Non vi era alcun tipo di effetto positivo sulle verrucche. D’altro canto invece, le forme tumorali rispondevano quasi immediatamente, e più aggressivo risultava essere il cancro più veloce sembrava rispondere alla terapia. Gli unici fallimenti nei casi di cancro si ebbero con coloro che avevano già subito interventi invasivi. Da questo dato ebbi un’importante indizio, il quale parve suggerire che quel tipo di terapia non poteva integrarsi con successo alle terapie killer quali le radiazioni e la chemio.

AD: Dal punto di vista osservativo pare proprio che si sia trovato di fronte a un bel fenomeno.
WB: Non c’è ombra di dubbio, ma dopo aver assistito a dozzine di guarigioni, per paradosso, tornai nuovamente a sentirmi frustrato. Le guarigioni erano senz’altro esperienze stupefacenti, ma la complessità coinvolta nei diversi casi clinici appariva sin troppo confusa per la mia sensibilità. Dovevo cercare di capire se la cura veniva fornita dall’imposizione delle mani da parte di Mayrick, dalle dosi extra di Vitamina C assunte dai pazienti o dal loro tipo di personalità. Come scienziato avevo la necessità di fare chiarezza.

AD: E’ comprensibile. Perciò, quale fu il passo successivo per tentare di dissipare questa nebbia?
WB: Contattai il mio amico David Krinsley con il quale decidemmo di trasferire il fenomeno della guarigione per imposizione delle mani in laboratorio. A quel tempo David aveva la cattedra del dipartimento di geologia al Queens College della città di New York, mentre io ero un giovane istruttore al St. Joseph College, dove svolgevo la mia tesi di laurea in sociologia con specializzazione in criminologia, sociologia della religione e modelli statistici correlati. David, dal canto suo, possedeva l’autorità necessaria a sollecitare qualche favore, così domandò al capo del dipartimento di biologia di mettere insieme un modello di studio eticamente e scientificamente ermetici. Guardacaso, a quel tempo, uno dei membri del dipartimento stava compiendo degli studi su una particolare forma di adenocarcinoma mammario sui topi, il quale, purtroppo per loro, è fatale al 100% entro 27 giorni dal momento della somministrazione. Il modello in se era così ben concepito che gli studi statistici riguardo alla prospettiva di vita delle cavie venivano eseguiti di routine, anche se nessun topo è mai sopravvisuto oltre il contrassegno del 27° giorno. Il che sarebbe stata già una rilevante evidenza dell’effetto di una guarigione. Se il topo avesse vissuto sino al giorno numero 28, bene, avremmo potuto tranquillamente concorrere per il Guinness dei primati.

AD: Così decideste di utilizzare questo modello per verificare il potenziale di guarigione di Mayrick?
WB: Sì, il nostro intento originale era proprio quello di avere Mayrick ad effettuare i trattamenti, ma una circostanza avversa purtroppo lo costrinse a ritirarsi all’ultimo minuto. Così, beffa delle beffe, ci ritrovammo con un pugno di topi infettati e nessun guaritore con il quale procedere.

AD: Una bella disdetta. E quindi?... - Continua sul sito di AutomiRibelli alla pagina: Uno scettico come 'guaritore'.

Buona lettura!




1 Responses to Uno scettico come 'guaritore': intervista di Andrea Doria

  1. Anonimo scrive:
  2. Ciao amici del Sentiero! Io sono la cricetina del bolg di "Vita da stringa". Beh, per noi criceti i porcellini d' india (sopra nella foto) sono i nostri cuginetti :)))
    Se volete venite a visitare il mio blog squittoso!

    Stringa :)
    www.vitadastringa.blogspot.com

     

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